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domenica 12 dicembre 2010
Una risoluzione all'esame della commissione Difesa del Senato impegna il governo a non diminuire le spese di riarmo e a promuovere la propaganda militare

La commissione Difesa del Senato discuterà (e forse approverà) lunedì 13 dicembre una risoluzione sul 'Potenziamento delle capacità dell'Unione europea nel settore della sicurezza e della difesa', che impegna il governo italiano, crisi o non crisi, a non diminuire le spese militari per il riarmo e a rafforzare la propaganda militare nella società civile.

Lo schema di risoluzione presentato dal senatore del Pdl Giuseppe Esposito, impegna l'esecutivo ''a reperire le necessarie risorse affinché i programmi di ammodernamento dello strumento militare non subiscano un rallentamento o, quelli in corso, non siano annullati, così da garantirne il rinnovamento e l'adeguamento tecnologico e per consentire, attraverso un adeguato impegno finanziario, che non ci siano nuovi ulteriori ostacoli sulla via dell'integrazione e della cooperazione''.

L'altro impegno al quale questa risoluzione vincola il governo è quello di ''promuovere una maggiore cultura popolare di sostegno ed appoggio alle Forze armate, di pubblica sicurezza e di protezione civile, anche attraverso una maggiore consapevolezza delle attività, dei rischi e dell'efficacia degli stessi''.

''Questa risoluzione - dichiara a PeaceReporter Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) - tutela da una parte gli interessi economici di Finmeccanica, che si vede così garantite le sue commesse, e dall'altra i progetti militaristi del ministro La Russa, dalla 'mini naja' alla propaganda nelle scuole. In entrambi i casi stiamo parlando di impegni politici e finanziari che nulla hanno a che vedere con i reali bisogni delle nostre forze armate, che continuano invece a rimanere ignorati''.

Il senatore Giuseppe Esposito, interpellato da PeaceReporter, non è d'accordo.
''Questa risoluzione non mira a tutelare gli interessi di un'azienda, bensì quelli del sistema-paese, che in assenza di adeguati investimenti nel settore militare rischia di rimanere tagliato fuori dalla Difesa europea. Per capirci: se l'Eda, l'Agenzia europea per la difesa, stabilisce uno standard tecnologico per certi armamenti comuni, e quelli di fabbricazione italiana non li soddisfano, siamo poi costretti a rifornirci in altri paesi. Si tratta semplicemente di stare al passo con un'importante sfida tecnologica''.

E sulla propaganda, il senatore campano ammette: ''Forse quel passaggio è stato scritto male'', e precisa che ''si tratta semplicemente di cambiare l'immagine pubblica dei militari, che non devono più essere visti come strumento di guerra, ma come operatori di protezione civile e sicurezza. Insomma, l'intenzione è quella di dissociare i militari dal concetto di 'morte', per associarli a quello di 'aiuto', in linea con le funzioni della difesa comune europea delineate dall'Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell'Unione europea Catherine Ashton''.

''Mentre si spendono miliardi di euro - ribatte Comellini - per gli F-35 e altri armamenti inutili a unico vantaggio di certe lobby industriali o si pagano 7 milioni di euro solo per riparare i blindati Lince danneggiati sul fronte di guerra afgano, si tagliano gli stipendi del personale militare e i fondi per l'ordinaria amministrazione. Ma non è solo una questione di soldi'', precisa Comellini. ''La propaganda efficentista e ottimista sulle forze armate, nasconde una realtà lavorativa militare fatta di rinunce, sofferenze, frustrazioni e umiliazioni. Una realtà invisibile, censurata, a cui bisogna dare voce: noi del Pdm proveremo a farlo in un libro che si intitolerà 'Cittadini in divisa'.

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