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Servono 1.000.000 di firme per mettere renzi e soci con le spalle al muro, con una legge di iniziativa popolare. Il comitato promotore ha raccolto 850.000 firme, tra web e dal vivo, i media non ne parlano e non ne parleranno, per evitare imbarazzi a Renzi, che sarebbe in difficoltà a dire NO alla cancellazione del vitalizio a corrotti, mafiosi e affini... vogliamo continuare a dire "tanto non cambia niente" - "tanto non serve a niente" o ci iniziamo a muovere per ottenere ciò che esigiamo? Una semplice firma conta più di quanto sembra. Grazie ai referendum non ci hanno imposto il nucleare, anche se c'è da dire che quello sull'acqua è stato disatteso... e più ne disattenderanno, più la gente aprirà gli occhi... calano i consensi e convincere la gente è sempre più difficile per loro... FIRMATE!!!
domenica 12 dicembre 2010
Una risoluzione all'esame della commissione Difesa del Senato impegna il governo a non diminuire le spese di riarmo e a promuovere la propaganda militare

La commissione Difesa del Senato discuterà (e forse approverà) lunedì 13 dicembre una risoluzione sul 'Potenziamento delle capacità dell'Unione europea nel settore della sicurezza e della difesa', che impegna il governo italiano, crisi o non crisi, a non diminuire le spese militari per il riarmo e a rafforzare la propaganda militare nella società civile.

Lo schema di risoluzione presentato dal senatore del Pdl Giuseppe Esposito, impegna l'esecutivo ''a reperire le necessarie risorse affinché i programmi di ammodernamento dello strumento militare non subiscano un rallentamento o, quelli in corso, non siano annullati, così da garantirne il rinnovamento e l'adeguamento tecnologico e per consentire, attraverso un adeguato impegno finanziario, che non ci siano nuovi ulteriori ostacoli sulla via dell'integrazione e della cooperazione''.

L'altro impegno al quale questa risoluzione vincola il governo è quello di ''promuovere una maggiore cultura popolare di sostegno ed appoggio alle Forze armate, di pubblica sicurezza e di protezione civile, anche attraverso una maggiore consapevolezza delle attività, dei rischi e dell'efficacia degli stessi''.

''Questa risoluzione - dichiara a PeaceReporter Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) - tutela da una parte gli interessi economici di Finmeccanica, che si vede così garantite le sue commesse, e dall'altra i progetti militaristi del ministro La Russa, dalla 'mini naja' alla propaganda nelle scuole. In entrambi i casi stiamo parlando di impegni politici e finanziari che nulla hanno a che vedere con i reali bisogni delle nostre forze armate, che continuano invece a rimanere ignorati''.

Il senatore Giuseppe Esposito, interpellato da PeaceReporter, non è d'accordo.
''Questa risoluzione non mira a tutelare gli interessi di un'azienda, bensì quelli del sistema-paese, che in assenza di adeguati investimenti nel settore militare rischia di rimanere tagliato fuori dalla Difesa europea. Per capirci: se l'Eda, l'Agenzia europea per la difesa, stabilisce uno standard tecnologico per certi armamenti comuni, e quelli di fabbricazione italiana non li soddisfano, siamo poi costretti a rifornirci in altri paesi. Si tratta semplicemente di stare al passo con un'importante sfida tecnologica''.

E sulla propaganda, il senatore campano ammette: ''Forse quel passaggio è stato scritto male'', e precisa che ''si tratta semplicemente di cambiare l'immagine pubblica dei militari, che non devono più essere visti come strumento di guerra, ma come operatori di protezione civile e sicurezza. Insomma, l'intenzione è quella di dissociare i militari dal concetto di 'morte', per associarli a quello di 'aiuto', in linea con le funzioni della difesa comune europea delineate dall'Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell'Unione europea Catherine Ashton''.

''Mentre si spendono miliardi di euro - ribatte Comellini - per gli F-35 e altri armamenti inutili a unico vantaggio di certe lobby industriali o si pagano 7 milioni di euro solo per riparare i blindati Lince danneggiati sul fronte di guerra afgano, si tagliano gli stipendi del personale militare e i fondi per l'ordinaria amministrazione. Ma non è solo una questione di soldi'', precisa Comellini. ''La propaganda efficentista e ottimista sulle forze armate, nasconde una realtà lavorativa militare fatta di rinunce, sofferenze, frustrazioni e umiliazioni. Una realtà invisibile, censurata, a cui bisogna dare voce: noi del Pdm proveremo a farlo in un libro che si intitolerà 'Cittadini in divisa'.

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