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giovedì 2 dicembre 2010


Favorevoli 190, contrari 305, astenuti 20: l’emendamento è bocciato. Ieri in aula è successa una cosa clamorosa, ai limiti del possibile. I rutelliani Calgaro e Tabacci avevano proposto – attraverso un emendamento parlamentare con votazione – di stornare ben venti milioni di euro dei finanziamenti ai partiti e destinarli ai precari dell’università, da giorni in sommossa per la riforma degli Atenei voluta (e prossima all’approvazione anche se oggi la votazione al Senato è saltata) dal ministro Mariastella Gelmini. Una proposta, si potrebbe dire, nobile, di sicuro impatto non tanto concreto, quanto piuttosto simbolico; un atto, quello di stornanre venti milioni all’università, che sarebbe stato molto apprezzato dagli stessi universitari, finalmente protetti dall’ala spesso spennata della politica italiana. Fatto sta che, come anticipato sul cappello, l’emendamento è stato bocciato. La cosa più grave però è la seguente: il gruppo parlamentare del Pd alla Camera si è praticamente spaccato non in due ma addirittura in tre tronconi: l’indicazione ufficiale era infatti di votare a favore ma ben venticinque onorevoli del Pd hanno invece votato contro, seguendo la dichiarazione di Ugo Sposetti, che per questo ha platealmente litigato con Franceschini (pronto al sì). Il terzo troncone, poi, ha fatto come Ponzio Pilato, lavandosi le mani e lasciando ai colleghi l’incombenza del voto (tra questi risultano i nomi eccellenti di Massimo D’Alema e Piero Fassino. Assente al voto Pierluigi Bersani; in missione Rosi Bindi). L’Italia dei Valori ha votato compattamente a favore. Defezioni invece nella pattuglia di Futuro e Libertà: hanno votato contro Barbareschi, Barbaro, Catone, Consolo, Lamorte e Moffa, sei su ventisei del Fli presenti. Ha votato contro anche Casini e con lui la maggioranza dell‘Udc. Insomma, così proprio non va. Soprattutto in un partito, quello Democratico che da sempre si ritiene vicino al popolo dei più deboli e dei precari, tra cui proprio quelli dell’università nostrana. È inutile, dunque, che Pier Luigi Bersani vada sui tetti a stringere le mani ai ricercatori e poi, tra i suoi fedeli, c’è chi vota contro a un emendamento sacrosantamente giusto. Male, molto male. E dire che poi sembra che tutto il male che c’è in Italia oggi sia causa esclusiva di Silvio Berlusconi…


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