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giovedì 16 dicembre 2010

Panorami Abusi, confusione urbanistica, devastazioni ambientali.

Vi fanno schifo gli ammassi ammorbanti di case abusive di Triscina e Marinella che assediano Selinunte? Niente paura. Un paio di ritocchi col computer e potete far tornare la costa vergine e bella come ai tempi in cui veniva adorata Tanit, la dea dell' abbondanza. L' ha già fatto, tempo fa, la Regione Sicilia in una campagna pubblicitaria che, per rendere più attraente Taormina agli occhi dei turisti del pianeta, rimosse elettronicamente tutta la spazzatura urbanistica del lido di Naxos per farlo tornare meraviglioso come dovette apparire a Teocle il giorno in cui Nettuno, furente col nostromo che gli aveva offerto del fegato cotto male, lo aveva fatto naufragare a Capo Schilisi.

L' incubo d' una Italia sdoppiata, quella che vogliamo ancora immaginarci e quella che sta diventando nella realtà, ti assale pagina dopo pagina leggendo l' ultimo libro di Salvatore Settis, archeologo, direttore fino a un mese fa della Scuola Normale di Pisa, già a capo del Getty Center di Los Angeles e presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (dal quale si dimise in polemica con Sandro Bondi) e oggi, fra le tante altre cose, docente al Prado e presidente del comitato scientifico del Louvre. Si intitola Paesaggio, Costituzione, Cemento, è edito da Einaudi e gela il sangue a chiunque ami questo nostro Paese. Non c' è giorno in cui qualche politico, operatore turistico o albergatore non tiri fuori la storia che siamo «il Paese più ricco del mondo di bellezze naturali e di beni culturali censiti» e c' è chi dice che ne abbiamo un quarto di tutto il pianeta, chi un terzo fino a Silvio Berlusconi che, primo in tutto, si è avventurato a dire che «possediamo il 72% del catalogo delle opere d' arte e di cultura d' Europa, il 50% di quelle mondiali, abbiamo 100.000 tra chiese e case storiche». Oltre ad essere «il Paese del sorriso e della gioia di vivere».

E, si capisce, delle belle ragazze. Calcio e ragazze a parte, Settis fa a pezzi questi consolanti luoghi comuni per sbatterci in faccia la realtà dei fatti: abbiamo «il più basso tasso di crescita demografica d' Europa, e uno dei più bassi del mondo» e insieme «il più alto tasso di consumo di territorio». Qualche numero? «Negli undici anni dal 1991 al 2001 l' Istat registra un incremento delle superfici urbanizzate del 15%, ben 37,5 volte maggiore del modesto incremento demografico degli stessi anni (0,4%), mentre nei sette anni successivi l' incremento delle superfici edificate è stato del 7,8%». Ancora: «Tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata (Sau) in Italia si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari, un' area più vasta della somma di Lazio e Abruzzo: abbiamo così convertito, cementificato o degradato in quindici anni, senza alcuna pianificazione, il 17,06% del nostro suolo agricolo». E l' assalto continua. Basti dire che ogni giorno, da Vipiteno a Capo Passero vengono cementificati 161 ettari di terreno. Pari, per capirci, a 251 campi da calcio. Una enormità, per un Paese che non ha gli spazi immensi e desertici dell' Australia o del Nevada. «In alcune regioni (specialmente al Sud, ma non solo) si è andato radicando un diffuso abusivismo, che offende il paesaggio e la storia ignorando le norme ed eludendo i controlli. In altre regioni (specialmente al Nord, ma non solo), i delitti contro il paesaggio si consumano non ignorando le regole, ma modificandole o "interpretandole" con mille artifizi, perché siano al servizio non del pubblico bene, ma del "partito del cemento", invadente e trasversale».

Un delitto contro la nostra storia, la nostra cultura, i nostri stessi interessi: «Costruiamo devastando il paesaggio in nome del progresso e della modernità; ma queste alluvioni di cemento, che forse sono il residuo (rovesciato) di un' arcaica fiducia contadina nella terra come unica fonte di ricchezza, non creano sviluppo, lo bloccano». Se la nostra ricchezza non è il petrolio, non sono i diamanti, non sono le «terre rare» come lo scandio, l' ittrio o i lantanoidi ma Segesta e il lago di Garda, Pompei e San Gimignano, i faraglioni di Capri e i trulli del Salento, che senso c' è a stuprare questo territorio fragile? Perché un turista dovrebbe venire a far le vacanze sulla «stupenda costa calabrese» decantata nei depliant se «uno studio reso pubblico dalla Regione Calabria (giugno 2009) ha registrato 5.210 abusi edilizi nei 700 chilometri delle coste calabresi, mediamente uno ogni 135 metri, di cui "54 all' interno di Aree Marine Protette, 421 in Siti d' interesse comunitario e 130 nelle Zone a protezione speciale", incluse le aree archeologiche»? Caos urbanistico, caos legislativo. «L' intrico normativo e la labirintica segmentazione delle competenze fra Stato, Regioni, Province e Comuni contribuiscono in modo determinante alla mancata tutela del paesaggio», denuncia Settis.

Aggravato da scelte scellerate: i comuni, asfissiati dalla mancanza d' ossigeno finanziario, sono spinti per fare cassa a «ricorrere in modo ancor più massiccio agli oneri di urbanizzazione, cioè alle nuove costruzioni» questo «ha ulteriormente accelerato la devastazione del territorio». Con un' impressionante crescita dei conflitti d' interesse: «Vedremo insediarsi fra Mantova e Verona Motor City, quattro milioni e mezzo di metri quadrati con un gigantesco autodromo, enormi centri commerciali, un parco di divertimenti doppio di Gardaland, sale espositive di case automobilistiche, e così via; un investimento da un miliardo di euro, a cui partecipano gli stessi enti (come la Regione Veneto) che devono rilasciare le autorizzazioni e promuovere le valutazioni d' impatto ambientale». Un delitto. Tanto più che la Costituzione «consacrò la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio al più alto grado, ponendola fra i principî fondamentali dello Stato». Anzi, come ricorda Carlo Azeglio Ciampi, quello è «l' articolo più originale della nostra Costituzione». E ci ricorda che «sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio, formano un tutto inscindibile».

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