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venerdì 31 dicembre 2010

Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante considerare le sue idee sulle streghe.
Le streghe non esistono. Nei primi secoli cristiani e per tutto l’Alto Medioevo vi era molta cautela nel riconoscere l’influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si accettava l’idea di esseri umani dotati di poteri straordinari. Secondo il Canon Episcopi ( IX-X secolo), poi confluito nel Corpus Iuris canonici, Satana può «tentare donne depravate», cui fa credere di avere poteri straordinari, come «cavalcare la notte certune bestie». Ma si tratta di inganni «che accadono solo nello spirito» e solo sciocchi, ottusi e stupide donnicciuole possono credere che «avvengono anche nel corpo». Della stessa idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean de Salisbury.

Sì, le streghe esistono. Sennonché, solo cinquant’anni dopo,  Gregorio IX  afferma nella bollaVox in Rama (1233), che c’erano “assemblee di reprobi”, adoratori di Satana, in cui comparivano “una specie di rana” o “rospo”, grande come “la bocca di un forno”, che veniva baciata sull’ano, e “un uomo il cui corpo dai fianchi in su è brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e peloso come quello di un gatto”. La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari testi, dove compaiono anche le streghe che «ballavano et el diabolo sonava. Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una».
Nel XIII secolo, intanto, Tommaso d’Aquino spiegava nella Somma teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) come il diavolo possa accoppiarsi con donne e generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe di unioni carnali col demonio). Cominciarono nel XIII secolo anche i processi alle streghe e furono accesi i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d’Adige.
Nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava quanti «stringono un’alleanza con la morte e stipulano un patto con l’inferno: fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano… chiedono responsi, li ricevono». Era semmai il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato a dubitare dei poteri delle streghe cui afferma di credere solo perché la Chiesa ne affermava l’esistenza.
Dalla fine del XV secolo, poi, la credenza della Chiesa cattolica nelle streghe e la caccia alle stesse furono ribadite con la bolla Summi desiderantes affectibus di Innocenzo VIII del 1484 dove si afferma esserci «in alcune regioni della Germania… parecchie persone di ambo i sessi” che “non temono di darsi carnalmente ai diavoli… di far deperire e morire la progenie delle donne e degli animali, le messi della terra […]; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli, biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; […] di impedire agli uomini di generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie di compiere il loro coniugale dovere [...]».
Il papa incaricò di perseguitare le streghe i due inquisitori domenicani, Enrico Insistoris e Giacomo Sprenger, che scrissero il Malleus maleficarum (Martello delle streghe), testo-base nei processi alla streghe, più diffuso della Bibbia, di cui l’università di Colonia certificò nel 1487 la «conformità dottrinaria alla verità cattolica». Tesi centrale del libro è “l’esistenza degli stregoni”, tanto che pensare il contrario è “eretico”. Gli stregoni, secondo i due misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono soprattutto streghe, che esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto attiene alla sfera sessuale. «Il trasferimento da un luogo all’altro è una delle loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali […]. Vi sono certe [streghe] che sono solite divorare e mangiare i bambini della propria specie […]; esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procurano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo».
Tre secoli di bolle e stragi. Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento si consumò una strage di cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò anche dopo: ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, in Val Sesia, perché ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la “stria Gatina”. Stragi e persecuzioni furono costantemente accompagnate da bolle papali – dallaCum acceperimus (1501) di Alessandro VI alla Dudum(1523) di Adriano VI; dalla Coeli et terrae (1585) di Sisto V alla Inscrutabilis (1631) di Urbano VIII – in cui si confermava la credenza cattolica in “sortilegi” e “malie” che “distruggono uomini, bestie e campi”; in streghe e stregoni che, avendo “eletto il diavolo a loro signore”, danneggiano “le bestie e i frutti della terra” o prevedono “casi futuri”; nel dovere per gli inquisitori “a procedere liberamente, reprimere e punire” condannando a morte i responsabili di malefici mortali (Gregorio XV, Omnipotentis dei, 1623).
Ma insomma le streghe esistono o no? In conclusione, per almeno tre secoli, le più risibili e inverosimili credenze furono coltivate e insegnate da quel papato che, secondo Leone XIII, «deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no… altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all’uomo nell’agire». (Sapientiae Christianae). Oggi sembra di poter dire che la Chiesa cattolica non crede più alle streghe. Anche se non dice espressamente di essersi sbagliata a propagandare tale credenza e ad aver fatto ammazzare decine o centinaia di migliaia di donne come “streghe”, ossia di non essere stata, in questa come in molte altre materie, per secoli, né guida sicura per l’uomo né interprete sicura di Dio.

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