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giovedì 9 dicembre 2010

"Comune” è la parola che più ha riecheggiato durante la Manifestazione regionale per l’acqua pubblica di sabato 4 dicembre a Venezia. “Comune” come l’acqua, un bene primario e prezioso a cui i manifestanti chiedono garantito l’accesso. “Comune” anche nel senso di amministrazione veneziana, presente alla manifestazione con l’Assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, che ha letto la delibera del Consiglio Comunale con cui si approvano i principi orientati al concetto dell’acqua quale “bene comune dell’umanità” e il conseguente recepimento nello Statuto Comunale.

I comitati, le associazioni, i singoli e i gruppi che hanno partecipato alla manifestazione lanciata dal Forum dei movimenti per l’acqua in tutta Italia, per prima cosa si son fatti forti del milione e quattrocentomila firme raccolte per arrivare al Referendum per la ri-pubblicizzazione della gestione del sistema idrico e per chiedere la moratoria dei processi di privatizzazione. Da tutta la regione si sono dati appuntamento nella città capoluogo i comitati di quelle “terre venete per lo più anfibie”, come le ha definite Valter Bonan, esponente del forum del Veneto: hanno attraversato le calli al grido di “fuori l’acqua dal mercato” o anche “liscia, gassata, ma non privatizzata”.

Ad aprire il corteo il Comitato acqua bene comune di Belluno, pronto a farsi rumorosamente e allegramente notare, con palloncini e volti dipinti di blu e lo striscione “Water is everyone’s right”. Dalle Dolomiti bellunesi si sono mobilitati in molti per difendere gli ecosistemi fluviali e salvare il territorio dalla realizzazione di nuove centrali idroelettriche. Sul ponte di Rialto è stato appeso un lungo striscione con la scritta “Referendum”. Erano presenti anche la Fiom e la Cgil, il RIvolta e l’Assemblea permanente contro il pericolo chimico di Marghera, l’Assemblea No Mose di Venezia e di Chioggia, i No Dal Molin, i centri sociali veneziani Laboratorio Morion e SaLE Docks che assieme all’Associazione Spiazzi di Castello hanno garantito le imbarcazioni per il corteo acqueo.

Striscione e presenza anche per i Cobas scuola e gli studenti medi e universitari, in questi giorni in agitazione per la difesa del loro “bene comune”, il diritto all’istruzione, e pronti a partire per Roma il 14 dicembre, “uniti contro la crisi”. Non mancava il mondo cattolico, con Don Gianni Fazzini a rappresentare la Pastorale degli stili di vita, incaricato dal Patriarca Scola di diffondere buone pratiche e, perché no, difendere i doni della terra. Durante la manifestazione infatti oltre che di acqua si è parlato molto di territorio da tutelare, considerate le inondazioni che hanno coinvolto la regione poco più di un mese fa. A parlare di Gaia, la madre terra, è stato anche Bettin nel suo intervento dal palco in Erbaria, ricordando il rapporto speciale di Venezia con l’acqua che la circonda e, sempre più spesso, la inonda.

“Acqua e Terra sono governate non certo solo da noi abitanti ma anche dalla luna: un rapporto con gli elementi di cui far tesoro, per imparare a conoscerne l’equilibrio e regolare la nostra vita di conseguenza”. Bettin ha ricordato anche che “la forza dei movimenti sta anche nell’essere “originali”, cioè nel saper tornare alle origini”. Hanno poi suonato gruppi musicali tra cui il cantautore Luca Bassanese ed è stata trasmessa in diretta dal palco una telefonata con Vilma Mazza dell’associazione Ya Basta da Cancun, in Messico, dove in contemporanea si stava svolgendo la mobilitazione dei movimenti sociali in occasione del vertice dell’Onu sui cambiamenti climatici, Cop 16. Lo slogan? “Cambiare il sistema, non il clima”.

fonte

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1 commenti:

vitariello ha detto...

Bene COMUNE,perchè l'acqua e di tutti e di nussuno.Tutti devono pagare una tassa,perchè prima del rubinetto c'è un servizio che i comuni devono garantire affinchè questo bene arrivi sicura,purtroppo ci sono comuni,spece al sud che ritengono l'acqua proprietà privata e la fanno pagare cara,e viene gestita in molti casi,nostro malgrato,da ditte di malaffare,oppure in molti paesi,i comuni si gestiscono con le poche risorse che hanno, e l'acqua la fanno diventare,appunto,proprietà privata.E IO PAGO

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