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mercoledì 15 dicembre 2010

Un italiano su dieci al nord e unosu cinque al Sud vivono
Nel 2009 – secondo i dati Istat – l’incidenza della povertà relativa e’ pari al 10,8%, mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%.
In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 657 mila e rappresentano il 10,8% delle famiglie residenti; si tratta di 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell’intera popolazione. Nel 2009, il Mezzogiorno conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa, 7,7% per l’assoluta) e mostra un aumento del valore dell’intensità’ della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%), dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere e’ rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate.
L’incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia, (dal 5,9% al 6,9%), mentre l’incidenza di povertà relativa, per tali famiglie, aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all’11,3%).

L’incidenza diminuisce, invece, a livello nazionale, tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall’11,2% all’8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3,0% per l’assoluta), piu’ concentrate al Nord rispetto al 2008.
Nel 2009, la linea di povertà relativa e’ risultata pari a 983,01 euro ed e’ di circa 17 euro inferiore a quella del 2008. Nel 2009, infatti, la spesa per consumi ha mostrato una flessione in termini reali, particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. La condizione delle famiglie con i consumi piu’ contenuti non risulta peggiorata rispetto a quella delle altre famiglie. Il motivo per il quale la povertà non e’ cresciuta nell’anno della crisi va ricercato nella lettura fornita dal Rapporto Annuale dell’Istat sul mercato del lavoro e la deprivazione nel 2009; in tale periodo, infatti, l’80% del calo dell’occupazione ha colpito i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine, mentre due ammortizzatori sociali fondamentali hanno mitigato gli effetti della crisi sulle famiglie: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l’occupazione e la cassa integrazione guadagni, che ha protetto i genitori dalla perdita del lavoro (essendo i genitori maggioritari tra i cassaintegrati).

fonte

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3 commenti:

vitariello ha detto...

Vedete,questo è solo l'inizio,andrà sempre peggio,turtroppo con questo governo che vede solo bello,siamo destinati alla povertà.Non sono un pessimista,ma non vedo la luce.Io sono di Solofra(AV),un paese con industrie specializzate nella lavorazione della pelle,fino a 2 anni fà le fabbriche attive erano più di 300 e davano lavoro anche a gente di paesi vicini,attualmente attive ne sono meno della metà,e vanno avanti con enormi sacrifici,e dove lavoravo io ha chiuso ad aprile 2010 per fallimento.Questo paese era definito la piccola svizzera,quest'anno il sindaco non ha nemmeno addobbato il paese con luminarie natalizie,perchè si respira un'aria di tristezza generale.Quindi lo stato non deve prenderci in giro,perchè è lo stesso che sta contribuendo con la sua politica al degrato di questa Nazione.MANDIAMOLI A CASA.

Anonimo ha detto...

vitariello ma perchè credi che se mandi a casa loro quelli che vengono dopo sono meglio???

Anonimo ha detto...

Quando io ero giovane e pensavo a studiare e fare esperienza, una marea di gente veniva da me a dirmi che dovevo fregarmene, che dovevo vivere la vita al momento, che sbagliavo ecc. Quando facevo capire loro lo sbaglio, anche chi a malapena sapeva formulare un pensiero sensato, mi rispondeva "Carpe Diem".

Ora quella gente non ha un lavoro o se lo ha, piglia una miseria al mese. "Carpe Diem?"

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