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venerdì 3 dicembre 2010

Niente soldi per le aziende che ascoltano gli indagati a nome dello stato. Stanno tutte fallendo, e scrivono a Di Pietro.
Le aziende del comparto intercettazioni non possono accettare nuovi incarichi dalle Procure della Repubblica a causa dello stato di crisi dovuto ai crediti scaduti da diversi anni, vantati nei confronti del Ministero della Giustizia che, al 31 dicembre 2010, sfioreranno i 500 milioni di euro”: ricordate la polemica del governo contro le intercettazioni telefoniche ed ambientali? “Tutte le volte che allungo la mano sul telefono non mi sento di vivere in un paese civile in cui è garantita l’inviolabilità delle conversazioni”, diceva Silvio Berlusconi ospite ad Atreju, la festa dei giovani del PdL: solo una delle tante uscite affini sul tema. Era anche previsto un ddl che disciplinasse in maniera molto restrittiva la materia, definito dai critici la “legge bavaglio”: poi, per l’opposizione principalmente di Gianfranco Fini, saltò tutto. E allora, a quanto pare, per trovare un’altro modo di impedire la proliferazione dello strumento investigativo, il governo sarebbe passato alle vie di fatto: molto semplicemente, avrebbe smesso di pagare le imprese che, per conto dello Stato, esercitano questo servizio.

FALLIMENTI A CASCATA
Questa situazione provochera’ un evidente pregiudizio dell’attivita’ investigativa futura e non potra’ assicurare anche il regolare espletamento degli incarichi in corso con grave danno per le indagini gia’ in atto”, scrive l’Ilia, ovvero Italian Lawful Interception & Intelligence Association, l’organizzazione che riunisce le imprese che si occupano di questa attività. “La gran parte degli operatori del settore” aggiunge il comunicato dell’associazione riportata dalla Radiocor “fanno appello alle massime cariche dello Stato perché  possa essere varato un emendamento urgente al Ddl Stabilita’ in grado di programmare, gia’ per il 2011, uno stanziamento idoneo a colmare il peso del debito contratto dal Ministero della Giustizia”. Niente soldi per gli ascolti ambientali di giustizia, dunque, e qualcosa bisognerà pure farci, dicono gli operatori del settore: “Il sistema di aziende che lavora silenziosamente a fianco dello Stato nelle fasi d’intelligence investigativa e monitoraggio del territorio nella lotta al crimine rischia il fallimento”. Senza un’intervento rapido ed efficace, infatti, non potrà causarsi altro che “la chiusura di numerosi operatori con notevole impatto sui livelli occupazionali e rendera’ ardua la lotta alla criminalità”.

LA LETTERA
La situazione è critica, dunque. E nel cercare un referente politico, le associazioni delle intercettazioni lo trovano in Antonio di Pietro, il leader dell’Italia dei Valori che ha oggi ricevuto una lettera molto eloquente. “Stamattina mi è stata recapitata una busta, e come me la hanno ricevuta altri esponenti dell’Italia dei valori e anche alcuni giornalisti. Dentro c’era una cornetta di telefono staccata e un cartoncino, come quelli di auguri che si mandano a Natale, con su scritto “Il silenzio è d’oro”. Però non era un biglietto d’auguri: era una richiesta d’aiuto e una denuncia gravissima, firmata dalla ItalianLawfulInterception& Intelligence Association”, scrive il leader IdV sul suo blog: “Berlusconi e il suo obbediente portaordini ministro Alfano non sono riusciti a fare passare in Parlamento la legge sulle intercettazioni che avrebbe reso impossibile una quantità di indagini importantissime. Così si sono inventati un espediente per aggirare l’ostacolo e ignorare le decisioni del Parlamento, esattamente come provano a fare ogni volta che il Parlamento non vota come vogliono loro. Visto che non si potevano vietare le intercettazioni, hanno smesso di pagare quelli che dovevano farle per conto dello Stato. Così, in un modo o nell’altro, finiranno per raggiungere comunque il loro obiettivo: rendere impossibili le indagini. Io credo che questo inganno ai danni dei cittadini e del Parlamento, questo generoso favore fatto a ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra, debba essere contrastato in ogni modo. Per questo tutta l’Italia dei Valori chiede che il governo spieghi pubblicamente il suo comportamento e che sia accolta subito la richiesta di queste aziende”.

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