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sabato 4 dicembre 2010
Nelle regioni del nord, e in particolare in Veneto, cresce il numero dei lavoratori con la tessera della CGIL in tasca che votano Lega Nord:  per capirne i motivi, la Flai-Cgil (l’organizzazione dei lavoratori dell’agroindustria) ha realizzato con l’università Ca’ Foscari un' inchiesta dal titolo «Veneto Agro - Operai e sindacato alla prova del leghismo (1980-2010)». L’indagine è stata fatta attraverso questionari e interviste realizzate tra i dirigenti e i delegati sindacali iscritti alla Cgil in Veneto che non mostrano alcun imbarazzo nell’avere in tasca la tessera del sindacato più di sinistra e votare per la Lega Nord. In alcune interviste emergono chiaramente i motivi che spingono i lavoratori e i delegati sindacali a praticare questa "doppia identità", che non viene percepita come un controsenso. La Cgil, secondo un lavoratore che vota Lega, «è il sindacato che lotta, ha nome, ha dei valori». La Cgil in fabbrica dà risposte, ed è vissuta, alla pari della Lega, come un modo, uno stile, una scelta di vita quasi antropologica. Nella Cgil ci sono dentro uomini e donne che «tengono botta», che non si sottomettono davanti alle prepotenze e alle ingiustizie. La Lega è vista come un partito di destra che vuole soprattutto limitare l’immigrazione (49% delle risposte), ma che svolge anche azioni positive come la capacità di essere presente nella vita delle comunità, di offrire un’appartenenza, di garantire sicurezza e di difendere gli interessi degli operai. La maggioranza dei lavoratori percepisce "lontana" la politica, e la giudicano negativamente: «i partiti sono tutti uguali, pensano solo alle poltrone»(68%),

e la Cgil per il 45% degli intervistati «fa troppa politica». Il 49,6% dei delegati sindacali, non fanno politica, e la ritengono motivo di divisione tra sindacati: questi i motivi, indicati dal 71,7% del campione, per cui le organizzazioni sindacali  «non hanno presa sui lavoratori» (71,7%).

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