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mercoledì 22 dicembre 2010

Il Wall Street Journal a tutta forza contro Bersani e compagni: “Non c’è un’alternativa”.

Lo dice il Wall Street Journal in un editoriale di questa mattina, firmato da un teorico della comunicazione politica: il problema dell’Italia non è che Silvio Berlusconi ha vinto ancora. E’ che, probabilmente, vincerà di nuovo nel prossimo futuro se l’opposizione non si attrezzerà in fretta per offrire un’alternativa che sia credibile. E se lo afferma il più patinato quotidiano della finanza internazionale, anche se non fosse vero, sarebbe comunque una opinione da tenere nella più alta considerazione.

SILVIO ANCORA IN SELLA
La sentenza del WSJ è senza appello, e ha toni da Cassazione per quanto riguarda il comportamento e la qualità dell’opposizione del centrosinistra italiano: parolaia, inconcludente, priva di prospettive.


Vincendo il voto di fiducia della scorsa settimana per soli tre voti, Silvio Berlusconi ha provato che in politica non bisogna essere perfetti, basta essere migliori degli altri. E in Italia, ora come ora, non ci vuole moltissimo. Per tutte le opposizioni che non fanno altro che lamentarsi degli interessi d’affari di Berlusconi, delle dimissioni dei ministri, ricchezza autoprodotta, note di colore, e gli italiani costretti a stringere la cinghia con le nuove misure di austerity per meglio riflettere il mondo in cui tutti noi viviamo nel dopo-crisi, lui ha ancora una popolarità che si aggira intorno al 30% dei consensi – che è ancora in grado di battere quella di qualsiasi rivale sulla piazza. Berlusconi è ancora perfettamente in grado di vincere le elezioni politiche, subito e con le mani legate dietro la schiena. Come è possibile? Come possono gli italiani non essere minimamente attratti dalla visione dell’opposizione per il loro paese? Probabilmente è perchè quella visione non va molto oltre il “Buttiamo tutti insieme fuori Silvio”, e variazioni sul tema.

E’ rischioso, spiega il WSJ, chiamare continuamente il voto di sfiducia ai danni di Silvio: perchè Berlusconi ha dimostrato di saperne vincere, di voti anche con stretto margine; ed ogni test per il Cavaliere è anche un contro-test per l’opposizione, che se non riesce a sfiduciare il governo si ritrova indebolita.

Berlusconi è stato eletto solo due anni fa, ma già affronta in maniera abituale – e vince – voti di fiducia a intervalli di mesi. Questi voti servono non solo come test di fiducia per Berlusconi, ma anche per test di sfiducia per l’opposizione.


OPPOSIZIONE ALLO SBANDO
E visto che tali voti sono stati proposti su argomenti sostanziali, come la politica economica o la necessità dei tagli per rientrare dai buchi di bilancio, la loro valenza politica diventa ancora maggiore. L’opposizione, però, in tutto questo è assente. Non si ha notizia di barricate parlamentari; non si ha notizia di impegno serio per contrastare l’esecutivo: tutto questo, spiegano da New York, fa scattare la seria impressione di una reale connivenza con il governo del quale, in teoria, si è all’opposizione.

L’ultimo voto di fiducia è stato celebrato nell’approvazione finale del bilancio in Parlamento – riguardo il quale nessuno, tranne le consuete folle in rivolta in mezzo alle strade, si sta lamentando. Gli oppositori di Berlusconi in Parlamento, limitandosi a buttare qualche bomba verbale, hanno riconosciuto che mentre i tagli al bilancio sono una necessaria realtà che deve essere sopportata se l’Italia non vuole incamminarsi sulla via della Grecia, sarebbe comunque carino se Berlusconi si dimettesse subito dopo.

DEBOLEZZA O COMPLICITA’?
Una linea d’opposizione “gentile” e per questo molto poco efficace, spiega il WSJ. E che ha delle conseguenze ben precise: tutto questo porta, lo abbiamo visto, ad una sostanziale convergenza con le linee del governo. Senza opposizione vera, nota il quotidiano finanziario, non resta che una quasi-alleanza o una non-sfiducia.

Se le varie opposizioni non saranno in grado di trovare un vero tema o una riforma sulla quale dissentono profondamente con Berlusconi, e così possano montare una campagna su tematiche più sostanziali che sui peccatucci del primo ministro, allora stanno solamente sprecando il tempo di tutti – incluso il proprio. Le riforme di Berlusconi potranno essere sia innescessariamente dure, o stupidamente tiepide – dipende a chi lo si chieda. Potrà sembrare abietto, e la sua vita privata una distrazione. Ma poi, una distrazione da cosa? Non è che l’Italia sia così consumata, oltre che da Berlusconi stesso, da intensi dibattiti di grande serietà riguardo la sostenibilità del welfare state o su come riuscire a far crescere economicamente il paese nel futuro.

Che altro si pretende, scrivono da Wall Street, se non si fa altro che parlare delle abitudini private del premier, senza avere una seria e sostanziale piattaforma politica di opposizione che possa fungere da alternativa? Chiude caustico, il WSJ.

In effetti l’unica cosa in Italia che in questo momento è peggio di Silvio Berlusconi sono tutti gli altri. (…) In altre parole, la vera storia della politica italiana contemporanea non è l’impressionante permanenza al potere di Silvio Berlusconi, ma la flaccidità delle alternative

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