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giovedì 16 dicembre 2010
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La Stampa pubblica il carnet dei posti liberi al governo e nei cda che potrebbero avvicinare ex Udc, Fli e Pd al PdL

Posti da ministro e sottosegretario, oppure nei consigli di amministrazione delle aziende di Stato come Eni, Enel e Terna, che scadono a fagiuolo: passare dall’opposizione alla maggioranza ha un prezzo, e, volendo, potrebbe essere anche molto remunerativo. Silvio Berlusconi e i suoi lo sanno, e per questo c’è chi oggi ha deciso di fare i conti in tasca al governo e al sottogoverno, per notare quanto potrebbe essere conveniente andare (o tornare) con la maggioranza. Francesco Grignetti sulla Stampa apre una paginata riassuntiva, e comincia delineando i termini dell’offerta:

A divenire ministri non si guadagna solo in status, un gran ruolo alle cerimonie pubbliche, un posto in evidenza nel Cerimoniale di Stato, macchine con autista, valletti in livrea che ti aprono la porta dell’ufficio, volo di Stato a ogni esigenza, gente che si scappella al passaggio, le convocazioni a Palazzo Chigi per partecipare alle riunioni del Consiglio deiministri,ma anche un piccolo gruzzolo aggiuntivo a ogni fine mese (si legge sul sito della Funzione pubblica: a un ministro viene attribuita una retribuzione mensile lorda pari a €3.746,98 per 13 mensilità; percepisce, inoltre un’indennità parlamentare a carico del Parlamento di € 11.703,64 lorde per 12 mensilità). E poi vuoi mettere il potere… La Costituzione cita per diciassette volte la parola «ministri», questo solo per dire quanto conti entrare nell’Esecutivo nell’elaborazione della politica nazionale. Articolo 92: «Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri ». Il Parlamento ti può abbattere con una mozione di sfiducia individuale, ma perfino a quel punto è questione di coscienza. E soltanto per i ministri c’è addirittura un tribunale speciale in ogni distretto di corte d’appello, detto appunto Tribunale dei ministri, composto da tre magistrati sorteggiati.

Ecco l’elenco dei posti liberi, delineato anche da un’agile tabella riassuntiva:

E poi ci sono le poltrone libere anche di alcuni viceministri, un gradino appena più leggeri nel ruolo: i posti che furono di Adolfo Urso, al ministero dello Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero; di Paolo Romani, Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni; di Giuseppe Vegas, Economia e Finanze. Infine, non disprezzabili, ci sono in palio almeno cinque poltrone da sottosegretario: quelle che furono di Nicola Cosentino (Economia), Roberto Menia (Ambiente), Antonio Buonfiglio (Agricoltura), Giuseppe Maria Reina (Infrastrutture) e Guido Bertolaso (presidenza del Consiglio, addetto alla Protezione civile). Per questi ultimi si coniò il termine di «sottogoverno». In effetti il peso di un sottosegretario è ben meno pesante di quello di un ministro. Lo si capisce già dalle dotazioni: meno persone nello staff, nessun addetto stampa, ufficio importante ma meno prestigioso, e retribuzione mensile lorda pari ad € 3.112,95 per 13 mensilità. Naturalmente da aggiungere all’indennità parlamentare di cui sopra.

Infine, bisogna ricordare che i posti ‘di governo’ non sono solo quelli dell’esecutivo:

Nomine di peso sono in vista e anch’esse concorrono alla politica nazionale. Come altro definire infatti i posti in scadenza del consiglio di amministrazione di Eni, Enel, Poste e Terna (la società che controlla la rete elettrica)? Poltrone da stipendi importanti, nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di euro, oltre a un ruolo immenso nella definizione di politiche industriali, definizione di budget, assunzioni di personale

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