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venerdì 17 dicembre 2010

Nel giorno dell’Immacolata circa 25 milioni di euro spesi in più rispetto al 2009. Un incremento alla pompa “sospetto”, dovuto all’oligopolio dei distributori e alla pressione fiscale.

Ci risiamo. Arrivano le feste, arrivano gli aumenti della benzina. Secondo i conti fatti dalle associazioni dei consumatori, a causa dei rincari registrati negli ultimi giorni gli automobilisti in movimento per l’Immacolata hanno speso intorno ai 25 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Presi singolarmente hanno pesato per ogni pieno intorno ai 3 euro in più (pari a 96 euro annui per costi diretti e 83 euro per quelli indiretti). Rincari che hanno spinto il Codacons a rivolgersi direttamente all’Antitrust per chiedere maggiore chiarezza. é vero che i Paesi esportatori di petrolio riuniti nell’Opec hanno deciso di ridurre l’offerta comportando un aumento del prezzo del greggio ai livelli di due anni fa.

Ma è anche vero che nel settembre 2008 il barile superava i 105 dollari, ben 15 in più di oggi, ed era in piena corsa, lanciato verso quota 150 dollari. In un mercato libero quando la domanda cresce (come nei momenti di festa) il prezzo di norma sale. Ma è vero anche che il prezzo della benzina non scende mai, neanche quando cala la domanda. Inoltre, l’euro negli ultimi mesi ha perso qualcosa nei confronti del dollaro ma questo non serve a giustificare un’impennata del genere. Ed è vero inoltre che in Italia la rete di distribuzione è troppo frammentata, le abitudini degli italiani sbagliate perché non premiano il self-service (che costa meno), ma tutto questo ancora non basta.

Cosa sta succedendo allora. Innanzitutto va chiarito che sul prezzo della benzina in Italia (che in media è superiore di dieci centesimi al resto d’Europa) si concentrano una serie di interessi che vanno dalle aziende petrolifere, passando per i distributori, fino allo Stato. Dal 1 gennaio 2010, l’Iva per la benzina è aumentata di 2 centesimi al litro e per il gasolio di 2,5 centesimo. Incrementi che portano nelle casse dell’erario 26 milioni di euro al mese e, per il gasolio, 62,5 milioni. Lo Stato percepisce così 88,5 milioni di euro ogni mese, pari a un miliardo e 62 milioni di euro annui solo di Iva. E questo spiega tanta disattenzione. Bisogna poi dire che il mercato della benzina non è propriamente libero: in tutta Italia ci sono circa 24mila distributori (siamo i primi in Europa) per lo più legati a poche grandi case petrolifere.

Un oligopolio che porta ad accordi “illegali” e una corsa continua al rialzo dei prezzi e la poca concorrenza che c’è non viene premiata. Come nel caso delle cosiddette “pompe bianche”: luoghi dove l’oro nero scivola via senza etichette ma che sono sparsi in luoghi ameni e nascosti delle nostre città. Sono distributori senza marchio controllati da imprenditori (spesso grandi catene di supermercati) che gestiscono l’impianto autonomamente. Non dovendo sostenere i costi legati alle grandi compagnie questi esercizi riescono ad offrire risparmi anche fino a 10 centesimi al litro. Intervenendo poi sul margine lordo - che per gli operatori è pari a circa 14 centesimi per litro – l’imprenditore riesce a spuntare prezzi più bassi. Pochi giorni fa uno studio dell’Istituto Bruno Leoni osservava che, quando si trovano nelle vicinanze dei distributori gestiti dalle grandi catene di supermercati, gli altri impianti tagliano i prezzi portando a risparmi complessivi per i clienti anche fino a 200 milioni l’anno.

fonte

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

articolo molto chiaro e illuminante

Stefano

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