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mercoledì 22 dicembre 2010

Il presidente della commissione Difesa: "Perché a Roma il finanziere con la pistola non ha sparato?" Un carabiniere: "Parole infelici e preoccupanti. Non serve usare le armi, ma una gestione più professionale dell'ordine pubblico"

Perché il finanziere aggredito durante gli scontri di Roma, quello fotografato con la pistola in mano, non ha sparato ai manifestanti?
E' l'inquietante domanda che il presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati, Edmondo Cirielli, ha posto in un interrogazione al ministro dell'Interno.
Una provocazione che ha destato allarme negli stessi ambienti delle forze dell'ordine.
PeaceReporter ha raccolto le inquietudini di un carabiniere in servizio, che per ovvi motivi ha chiesto di rimanere anonimo.


Quelle di Cirielli sono dichiarazioni infelici - afferma il carabiniere - tanto più perché fatte nella veste di presidente della commissione Difesa. Invocare l'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine è preoccupante perché getta benzina sul fuoco, perché affronta in maniera sbagliata il problema e, non ultimo, perché lo fa un ufficiale dei carabinieri che, finito il suo mandato parlamentare, potrebbe tornare in servizio e combinare guai seri.
Nella sua interrogazione, il presidente della commissione Difesa invita il governo a ''meglio disciplinare'' l'uso delle armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine per consentirne un uso più disinvolto. Cosa ne pensa?
La legge è chiara nello stabilire che le forze dell'ordine possono usare le armi da fuoco per legittima difesa solo in presenza di una offesa di almeno pari entità, quindi si presume che un agente tiri fuori l'arma quando si trova davanti gente armata allo stesso modo. L'uso di armi è consentito in circostanze estremamente gravi, ma qui si entra nel campo dell'interpretazione. Un'efficace gestione dell'ordine pubblico non dipende dall'uso delle armi, ma dall'adeguatezza numerica e professionale del personale.
A Roma non è stato solo il finanziere aggredito a tirare fuori la pistola: anche suoi colleghi carabinieri hanno estratto l'arma, come dimostra la foto pubblicata giovedì sulla prima pagina del Manifesto.
Quel finanziere e quei carabinieri sono stati lasciati soli. Come dicevo, se gli agenti messi in campo sono pochi e male addestrati, succede quello che non dovrebbe succedere, perché si creano facilmente situazioni in cui alcuni uomini rimangono isolati, cosa che non dovrebbe mai accadere, finendo in condizioni personali di pericolo che possono far perdere la testa. La questione non è se permettere o no un uso più disinvolto delle armi da fuoco: la questione è evitare di finire in situazioni pericolose, e ciò è possibile solo se gli uomini in campo sono in numero sufficiente, operano in maniera professionale e ben coordinata, con un buon supporto di intelligence, in maniera che la situazione sia sempre sotto controllo e nulla sia lasciato al caso.
Si profilano all'orizzonte nuove proteste contro la riforma Gelmini e, vista la situazione politica ed economica che stiamo attraversando, è facile prevedere un periodo molto 'caldo'. Pensa che la provocazione di Cirielli possa incidere negativamente su un'equilibrata gestione dell'ordine pubblico?
Confido nella tradizionale moderazione delle forze dell'ordine italiane, che solo in pochi e ben noti casi hanno perso la testa per i motivi a cui ho accennato prima. La provocatoria iniziativa del presidente della commissione Difesa non avrà ripercussioni se, come mi auguro, il ministro Maroni ignorerà le parole di Cirielli e se altrettanto faranno i mass media, soprattutto la televisione. Spero che questa interrogazione finisca dimenticata in un cassetto. Io la ricorderò con amarezza.


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