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giovedì 16 dicembre 2010

SCILIPOTI E CALEARO: DUE CASI TOTALMENTE DIVERSI
Se la decisione di Scilipoti di votare la fiducia al governo, ha suscitato comprensibilmente sorpresa e indignazione tra i sostenitori del centrosinistra, non ci sono i presupposti per dire altrettanto di Calearo. Apparentemente, la loro "situazione politica" è simile: dopotutto, provengono entrambi dagli scranni dell'opposizione, eletti rispettivamente nelle file dell'Idv e del Pd: tuttavia le differenze ci sono, e sono notevoli: Scilipoti ha alle spalle 12 anni di militanza nell'Idv, il suo "cambio di rotta" era sicuramente imprevedibile: vediamo invece chi è Calearo.


CALEARO STORY
Massimo Calearo, vicentino, 55 anni, laureato in Economia, cattolicissimo, nasce da una famiglia di imprenditori: aveva due anni, quando i genitori dettero vita all'azienda, che Massimo ha contribuito a sviluppare, fino a divenire l'attuale "Gruppo Calearo", che impiega circa 300 dipendenti, di cui l'onorevole è Presidente. Stimato nel mondo degli industriali, quale imprenditore sicuramente concreto e capace, nel 2001 Calearo diviene Vice-Presidente dell'Associazione Industriali di Vicenza, diventandone Presidente nel 2003: nel 2004 diventa anche Presidente di Federmeccanica, mantenendo entrambi gli incarichi fino al 2008: l'anno della sua entrata in politica.

IL FALCO DI FEDERMECCANICA
Nel periodo di presidenza di Federmeccanica, viene soprannominato "il falco dei metalmeccanici" o "il falco di federmeccanica": nell'ambito della trattativa per il rinnovo del CCNL di categoria, Calearo si pone come "uomo forte", e per una richiesta di una manciata di Euro in più, costringe i lavoratori metalmeccanici a scioperare ad oltranza, senza arretrare di un millimetro: niente di strano, dopotutto, visto che il suo ruolo era espressamente quello di fare gli interessi degli industriali.
Quale miglior candidato per il PD, che dice di voler rappresentare i lavoratori?

LA CANDIDATURA NEL PD
Viene candidato - addirittura capolista - nella circoscrizione Veneto1, un seggio sicuro. La sua candidatura, è un evidente tentativo del PD di aggraziarsi il mondo dell'imprenditoria, in una regione delle più industrializzate e produttive dello stivale, dove il centrosinistra arranca, terzo partito dopo Lega e Pdl. La sua candidatura, doveva essere una sorta di garanzia per gli imprenditori, al quale il PD (e le sigle che lo hanno preceduto) ha sempre strizzato l'occhio (e poi si domandano come mai gli operai veneti votano Lega...)

E LA FUORIUSCITA...
Nel Novembre 2009, dopo la vittoria di Bersani alle primarie, Calearo lascia il PD, dichiarando, tra l'altro di "non essere mai stato di sinistra" ed è tra i promotori di Alleanza Per l'Italia.

Conoscendo il suo curriculum, vi sembra strano che abbia sostenuto il governo? C'è da meravigliarsi se il presidente di un grande gruppo industriale, legato alle associazioni di categoria, ha votato la fiducia al suo collega (nel senso imprenditoriale del termine) Berlusconi?

Il PD dovrebbe battere il "mea culpa", "mea grandissima culpa", tra l'altro questa scelta, non ha portato alcun risultato, a giudicare dagli esiti elettoriali del Veneto. La strategia politica del PD, non è degna nemmeno di una lista civica di un paese di periferia.

UN PARTITO SENZA ARTE NE PARTE
Nel PD c'è una nutrita schiera di post-comunisti, che non hanno niente in comune con i cattolici che vorrebbero rappresentare, che a loro volta sono il perfetto opposto dei radicali, (inglobati nel PD), laicissimi per natura, pro-eutanasia, antiproibizionisti...
Dicono di voler rappresentare i lavoratori, ma strizzano l'occhio ai grandi gruppi industriali: e quando hanno governato, ricordiamocelo, hanno pensato più a loro che ai lavoratori... Prodi aumentò l'IRPEF alle buste paga, e altre tasse (come i ticket) che penalizzano i cittadini più deboli.
Parlavano di "abolire le caste"... uno si aspetta un colpo di forbice ai notai: mentre invece se la presero con i tassisti. gente che lavora 12 ore al giorno nel traffico, certamente una categoria fortunata rispetto ad altre, ma le "vacche grasse" sono finite da tempo anche per loro...

Chi vuole rappresentare tutti, alla fine non rappresenta nessuno: non ispira fiducia ne all'uno ne all'altro... il Partito Democratico non esiste, non ha un programma, non ha un leader, non ha credibilità, e molte, troppe volte, ce lo ritroviamo, zitto zitto, ad appoggiare tacitamente il governo che critica tanto: come è accaduto più volte, per citare un caso recente, sulle scuole private.

Redazione nocensura.com


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