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giovedì 30 dicembre 2010

Quella di Nichi Vendola non è stata una buona notte. E’ iniziata con gli schiamazzi e gli insulti ed è finita con un capitombolo dalle scale che lo farà zoppicare per questa porzione finale del 2010, e forse per qualche giorno in più.

Giusto il tempo di infilarsi sotto le coperte nella sua casa di Terlizzi (Bari) e i disturbatori sono arrivati. Dallo stesso Vendola sappiamo che erano giovani e che erano simpatizzantii del Pdl. Sempre da Vendola sappiamo che hanno iniziato a bussare alla porta e a lanciare insulti.
Dai carabinieri che li hanno identificati sappiamo invece che erano quattro, ventenni, universitari e incensurati. Prima hanno tappezzato la città di A4 di protesta contro i tagli alla sanità (lecito), poi hanno scelto di bussare al diretto interessato (non lecito). Quattro, cinque o venti, però, la sostanza è la stessa: qualcuno ha pensato che fosse una forma di protesta opportuna e legittima quella di andare ad insultare un personaggio pubblico nel cuore della notte.
Il leader di Sel, incauto, ha deciso di scendere di corsa, troppo di corsa: è ruzzolato per le scale e si è fatto male ad una gamba. La domanda che sorge spontanea è cosa sarebbe successo se Vendola, invece che scivolare, fosse arrivato a contatto coi contestatori. Di certo non una rissa, non sembra un comportamento appartenente al codice politico e culturale del leader di Sinistra e Libertà. Probabilmente un confronto animato e quindi “sedato” dalle forze dell’ordine.
Un dubbio rimane: se invece di Vendola ci fosse stato qualcun altro ora agenzie e giornali sarebbero grondanti di dichiarazioni sul “clima d’odio”. Per ora, invece, al di là della solidarietà del Pd e della denuncia più sobria del “clima di tensione” succede abbastanza poco. Saranno le feste di Natale.
Vendola, la mattina dopo, l’episodio lo ha raccontato così: “Non ho trascorso una bella nottata perché giovani del Pdl hanno pensato bene di venire a molestare il Presidente della Regione a casa sua immaginando che un’abitazione privata possa essere una specie di protesi della lotta politica”, ha detto Vendola. “E’ stata una nottata antipatica e alcuni giovani sono stati identificati dalle forze dell’ordine. Ognuno ha il diritto al sonno e nello spavento notturno sono anche caduto per le scale e per questo mi vedete così claudicante. Ho scelto di vivere nel centro storico del mio paese di fronte al mercato, e non in una villa residenziale separata dla popolo – ha concluso il leader di Sel – e penso che continuerò così. Spero che i giovani del Pdl abbiano motivo di imparare le regole della lotta politica”.

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