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lunedì 27 dicembre 2010
Dopo la sua liberta' su cauzione e dopo aver passato nove giorni in prigione, Julian Assange vive con la sua guardia del corpo in una villa, in piena campagna inglese, prestata da un ricco simpatizzante di WikiLeaks. In attesa che la giustizia britannica decida se sara' istradato in Svezia, dove e' accusato di violenza sessuale, e' sottoposto a stretta sorveglianza di polizia.

Malgrado i suoi vincoli, si e' dovuto rimettere al lavoro subito, poiche' la situazione finanziaria di WikiLeaks si e' brutalmente aggravata. Colpo dopo colpo, il servizio di pagamenti online PayPal, le societa' di carte di credito Visa e MasterCard, poi la Bank of America e la banca svizzera Postfinance, hanno bloccato senza preavviso le transazioni di WikiLeaks, e chiuso alcuni conti personali di Assange.
In un incontro con l'inviato del quotidiano “Le Monde”, Assange riconosce che questi provvedimenti hanno effetti devastanti: “Grazie alla mediatizzazione della nostra iniziativa, abbiamo cominciato a ricevere circa 100.000 euro al giorno di donazioni” -soprattutto piccole somme di simpatizzanti da ogni parte del mondo.
Questo non e' durato: “Le banche hanno chiuso tutto. In una settimana, abbiamo subito un mancato guadango di circa 100.000 euro al giorno, con un totale di mezzo milione di euro. Questo tesoro di guerra ci avrebbe consentito di continuare a funzionare per almeno sei mesi. Ed e' una perdita che cresce ogni giorno di piu'”.
Secondo Assange, questa cascata di interdizioni bancarie non e' una coincidenza. Lui e' persuaso che Washington, che lo vuol far fuori dopo che WikiLeaks divulga i loro documenti militari e diplomatici confidenziali, orchestra sotto banco una guerra finanziaria: “E' interessante vedere come funziona la censura in Occidente. Una censura economica extragiudiziaria, conseguenza di ingerenze politiche delle multinazionali. Una pressione che si estende alle banche svizzere, sensibili alle minacce americane di regolamentare i loro flussi finanziari”.
L'assenza di soldi si e' fatta sentire sul fronte giudiziario, perche' Wikileaks e' regolarmente trascinata davanti ai tribunali. “Il fondo di sostegno che serve ad assicurare la nostra difesa e' stato paralizzato. Alcuni avvocati generosi lavorano per noi senza parcella, ma altri hanno bisogno di essere pagati. WikiLeaks ha un debito di piu' di 200.000 euro per spese giudiziali”.
“Se si includono i costi della mia cauzione, le spese di giustizia che stiamo sostenendo sono circa 500.000 euro”. La traduzione in inglese dei documenti giudiziari inviati dalla Svezia e' costata 20.000 euro, anche se la convenzione europea dei diritti dell'uomo obbliga la giustizia svedese a fornire i documenti gia' tradotti.
Assange e' comunque ottimista: “Alla mia uscita di prigione, sono rimasto impressionata dall'ondata di sostegno che abbiamo avuto”: Assange non e' d'accordo con i cyber-attacchi fatti come rappresaglia contro le banche da alcuni hacker vicini alla sua battaglia, ma e' consapevole di avere un indice di popolarita' sul web che e' sempre in crescita.
Intanto i suoi sostenitori hanno lanciato un contro-attacco giudiziario: la societa' islandese che gestisce una parte delle transazioni di WikiLeaks ha fatto causa a Visa Europe per rottura indebita di contratto.
Wikileaks e' riuscita a conservare qualche canale di finanziamento, essenzialmente attraverso la fondazione tedesca Wau Holland (vicina all'associazione di hacker libertari Chaos Computer Club), che raccoglie e gestisce dei fondi per WikiLeaks da alcuni anni. Ma Assange nota che la insidiosa guerra contro di lui sembra proseguire: “In un sol colpo, senza ragione evidente, le autorita' cercano di rimettere in causa lo statuto di associazione caritatevole di Wau Holland”, con relativo rischio per le sue attivita' finanziarie.
Nel frattempo Assange invita i suoi sostenitori a inviargli dei soldi, trasferendoli sui conti in Islanda e Germania, o tramite le Poste ad alcuni indirizza in Gran Bretagna e in Australia.

(articolo di Yves Eudes, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 25/12/2010)

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