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venerdì 19 novembre 2010

Non è un bel quadro, quello tracciato dall'Agenzia statunitense di rating "Standard & Poor's", per vari Stati europei. "In molti Paesi la spesa pensionistica è sottostimata", dice Marko Mrsnik, responsabile per l'Ue. "Nessun altro fattore è tanto decisivo per il futuro delle finanze statali quanto l'invecchiamento della popolazione", avverte.  Sotto il titolo "Invecchiamento globale 2010", l'agenzia Usa ha predisposto uno studio in cui sono analizzati i sistemi pensionistici di 49 Stati. Die Presse ha parlato con Mrsnik a margine della presentazione del documento a New York. Questa la sintesi: per 15 Paesi Ue si profila, entro il 2050, un indebitamento statale teorico di oltre il 300 per cento del rendimento economico se non si provvede in fretta a riformare la previdenza.
Il peso del debito pari a tre volte la produzione annuale è solo un valore ipotetico giacché per la maggior parte di questi Stati la bancarotta sarebbe inevitabile già molto prima. Mrsnik ne è consapevole. Non che preveda chissà quali conseguenze immediate, ma parla di una scadenza di cinque anni. "Dopo, sono più che probabili declassamenti causa il sistema pensionistico". 

La crescita non basta
Le previsioni più cupe concernono Grecia, Spagna, Olanda che potrebbero sforare quota 300% già nel 2040. "Per impedirlo è determinante la volontà politica". "La Grecia ha affrontato le riforme, ma dubitiamo che nel lungo periodo possano bastare". Il pronostico per il "bambino difficile" dell'Ue resta dunque negativo. Il pacchetto di aiuti comunitari scade nel 2012. "Staremo a vedere cosa succederà in seguito". 
Tra i 15 Stati con il sistema previdenziale a rischio, secondo l'Agenzia, c'è anche l'Austria. La Repubblica delle Alpi è avviata a toccare entro il 2030 un indebitamento pubblico del 136% del rendimento economico, e per il 2050 Standard & Poor's calcola un valore ipotetico del 328,7%. 
Nelle 50 pagine dello studio non ci sono suggerimenti per i singoli Stati. Tuttavia Mrsnik loda la volontà riformatrice di Portogallo e Francia. "C'è da sperare che i passi necessari possano essere realizzati", dice l'esperto riferendosi soprattutto ai problemi in Francia. Il presidente Nicolas Sarkozy vorrebbe portare l'età pensionabile da 60 a 62 anni, ma contro la proposta i sindacati organizzano continui scioperi; dai primi di settembre, migliaia di manifestanti scendono regolarmente per strada.

L'immigrazione come soluzione?
Resta da chiedersi come si possa evitare il collasso di Paesi quali l'Austria. Il modello indicato da Standard & Poor's è il Canada. Lo Stato nordamericano favorisce di proposito l'immigrazione per sanare i problemi dovuti all'invecchiamento. In questo modo i canadesi hanno la pensione garantita e l'indebitamento statale rimarrà sotto il 60% del rendimento economico anche fra trent'anni. "Le altre soluzioni sono presto dette: età pensionabile più alta; imposte decisamente più alte oppure pensioni più basse", conclude Mrsnik.

(articolo di Stefan Riecher, tradotto dal quotidiano Die Presse del 08/10/2010)


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