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giovedì 11 novembre 2010


Il divario ricchi-poveri in aumento nell’America “senza classi”

Il 10% della popolazione controlla il 96% della ricchezza

Nell’America priva di classi, parlare del cosiddetto “gap” (dislivello, ndt) in crescita tra ricchi e poveri è un eufemismo, poiché esiste una lotta di classe accelerata contro i lavoratori americani e i poveri per mano di una minoranza che detiene o ha accesso a molto potere e ricchezza.

Il “Census Bureau” (Ufficio dei Censimenti americano, ndt) ha riferito il 24 settembre che il differenziale tra reddito di americani ricchi e poveri nel 2009 è stato il più grande mai raggiunto da quando i dati sono disponibili.

Un successivo rapporto del Census Bureau di due settimane prima rivelò che il maggiore aumento “year-to-year” (da un anno all’altro, ndt) della povertà in America avvenne nel 2009, sebbene 43,6 milioni di persone povere siano da considerarsi una grave sottostima, fondata su criteri di misura obsoleti. Giovani impiegati e bambini stanno cadendo rapidamente ai piedi del cumulo. L’anno scorso, il maggior balzo di povertà fu fatto dagli adulti “meno qualificati” tra i 18 e i 24 anni di età; il 20% dei nostri bambini vive nella povertà.

Il 28 settembre, l’Associated Press riportò che “Il 20% degli americani che guadagna di più – coloro le cui entrate superano i 100000$ annui – ha ricevuto il 49,4% del reddito totale prodotto negli Stati Uniti, rispetto al 3,4% percepito da quelli sotto il limite della povertà, secondo i dati più recenti del Census Bureau. Questo rapporto di 14,5 a 1 è in aumento rispetto al 13,6 del 2008 e quasi il doppio rispetto al minimo di 7,69 nel 1968.”

“Un’altra misura, l’indice internazionale di Gini, mostrò la disuguaglianza di reddito americana (sempre nel 2009, ndt) al suo massimo livello da quando il Census Bureau cominciò a seguire il reddito domestico nel 1967. Inoltre, gli Stati Uniti possiedono la maggiore disparità fra le nazioni industrializzate dell’occidente membri dell’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ndt).”

Qui di seguito alcune statistiche e dichiarazioni recenti che mostrano quanto sia profondo l’abisso tra la classe superiore e il resto della società americana, dal più povero dei poveri alla classe operaia e classe media.

(Da notare nei prossimi paragrafi, la differenza tra “reddito”, ossia quello che si guadagna in un anno, e “ricchezza”, ossia reddito più patrimonio – dove per patrimonio s’intende tutto quello che si possiede, dalla casa, l’automobile e l’arredamento agli immobili, i risparmi, le azioni e obbligazioni, le barche di lusso, i gioielli…)

Secondo il Wall Street Journal, uno studio del 2008 sulla ricchezza negli Stati Uniti mostra che lo 0,01% più ricco della popolazione (un centesimo di un percento, ossia 14000 famiglie americane) possiede il 22,2% della ricchezza del paese. Il 90% più povero, ovvero oltre 133 milioni di famiglie, ne controlla appena il 4%. Il 9,99% restante dei ricchi vive con il 73,8% di ricchezza residuo.

David DeGraw ha scritto che “uno studio recente fatto dalla Capgemini e Merrill Lynch Wealth Management mostra che un mero 1% degli americani sta accumulando 13 trilioni di dollari in “ricchezza investibile” [...] e ciò senza nemmeno tener conto di tutto il denaro che hanno nascosto in conti offshore.”

Un rapporto recente di Ray B. Williams indica che “Il Census Bureau americano e il ‘World Wealth Report 2010′ (Rapporto sulla Ricchezza Mondiale 2010, sempre della Capgemini e Merrill Lynch Wealth Management, ndt) evidenziano entrambi degli aumenti per il 5% delle famiglie più ricche, persino durante la recessione attuale. Su base dei dati dello ‘Internal Revenue Service’ (Agenzia delle Entrate o Fisco Americano, ndt), l’1% più ricco ha triplicato la sua parte nella torta dei redditi americana in una sola generazione. Nel 1980, questo stesso 1% prendeva 1 dollaro di reddito ogni 15 dollari, mentre ora ne prende 3. [...] L’ineguaglianza dei redditi non ha smesso di accrescersi dalla fine degli anni 1970 e svetta ormai a un livello mai visto dalla ‘Gilded Age’ (1870-1900) (Belle Époque americana, ndt), periodo storico americano caratterizzato dal contrasto tra gli eccessi dei super ricchi e lo squallore dei poveri.”

Secondo Paul Buchheit della DePaul University “Nel 1965, lo stipendio medio di un ‘CEO’ (direttore generale, ndt) di una grande azienda americana era 25 volte quello di un lavoratore medio. Oggi, lo stipendio medio di un CEO è di oltre 250 volte quello di un lavoratore medio.” Il New York Times del 31 marzo 2010 segnalò che “I dirigenti di ‘hedge funds’ (fondi d’investimento a rischio elevato, ndt) più pagati diressero la corsa sfrenata del mercato azionario verso guadagni da record: secondo il sondaggio, i 25 direttori in cima alla classifica intascarono complessivamente 25,3 miliardi, superando di un buon margine il record del 2007.” Il PIL annuo di quasi 90 paesi membri dell’ONU è inferiore a quello che queste persone hanno guadagnato l’anno scorso. Il manager più pagato sulla lista era David Tepper dell’Appaloosa Management, che l’anno scorso intascò 4 miliardi di dollari.

Il 2009 sarà anche stato un disastro economico per un numero record di americani, ma per la casta dei miliardari della nazione – e dei milionari ovviamente – fu un’ottima annata. Secondo Forbes Magazine, 2009 “fu prosperoso per i miliardari”, con Bill Gates che ne ricavò 13 miliardi (allargando il suo patrimonio a 53 miliardi) e Warren Buffett 10 (con un patrimonio totale di 47 miliardi).

Sono 1,011 i miliardari nel mondo (di cui 40% americani), con un patrimonio netto medio di 3,6 miliardi – poco più del “patrimonio” detenuto dalla metà più povera della popolazione mondiale.

Durante tutta la loro vita, agli americani medi è insegnato a scuola, in chiesa e sui media corporativi di massa che la loro società è una società senza classi e che la nozione stessa di classi, lotta di classe o guerra di classe non è altro che propaganda di sinistra.

Le differenze di stipendio sono ammesse, ma si dice che poiché mobilità (sociale, ndt) verso l’alto e Sogno Americano sono a disposizione di chiunque lavori duramente, di fatto vi è una sola classe, malgrado diversi livelli di ricchezza. Si chiama classe media, presumibilmente con varie suddivisioni statistiche per i molto ricchi e i molto poveri. Ma il “Sogno” e la mobilità verso l’alto non solo non sono mai stati disponibili per tutti, sono stati anche sostanzialmente ridotti, durante gli ultimi trent’anni, per molte nuove generazioni di famiglie lavoratrici.

Quante volte sentiamo i politici dei due partiti al potere o il governo che amministrano riferirsi alla classe lavoratrice, classe media inferiore, classe inferiore o classe superiore e classe dirigente?

Negli Stati Uniti, praticamente tutti quelli che guadagnano tra 25000 e 250000$ all’anno sembrano essere raggruppati in questa classe media; questa è un’assurda parodia delle reali relazioni di classe. I rappresentanti di questi due estremi di stipendio hanno poco o nulla in comune, eccetto la classe che sembra essergli stata attribuita.

Milioni di persone che vivono nella povertà sono chiamati “i poveri” e sono spesso presi di mira, nella “public mind” (immaginazione pubblica, ndt), per via delle loro stesse infelici condizioni di vita (pigri, apatici, ignoranti). I super ricchi sono chiamati “1% in cima alla lista” e coloro che sono semplicemente ricchi sono denominati “10% in cima alla lista” e sono spesso ammirati e ringraziati perché creano i posti di lavoro che evitano a coloro che popolano la classe media di scivolare verso il basso, nel rango dei poveri.

Durante gli ultimi tre o quattro decenni, la classe superiore e i suoi agenti hanno accelerato una campagna contro gli stipendi e il tenore di vita della classe lavoratrice/classe media inferiore nonché, più di recente, anche contro la classe media, spingendo sempre più persone nelle classi inferiori. Un esempio di ciò è l’abbandono della correlazione tra stipendi e aumenti di produttività, come esisteva nei primi tre decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale; un altro esempio è l’erosione della tassazione progressiva.

Inoltre, l’influenza del denaro sulla Casa Bianca e il Congresso ha avuto come conseguenza il fatto che praticamente nessuna legislazione significativa in materia di servizi sociale sia uscita da Washington per 40 anni. Il presidente Obama promuove la sua legislazione sull’assistenza sanitaria come se fosse un’importante conquista progressista, ma l’apice del contributo sociale dell’amministrazione attuale si trova alla destra delle proposizioni del 1948 del presidente democratico Harry Truman e del programma del 1972 del presidente repubblicano Richard Nixon.

Il problema non è soltanto la quantità sproporzionata di denaro nelle mani di una minoranza mentre la qualità di vita della maggior parte delle famiglie americane va logorandosi, ma è quello che è fatto con tutto quel denaro. Serve a eleggere Presidenti, governatori e sindaci in quasi tutte le grandi città. Elegge membri della Camera, del Senato e delle legislature di Stato. Se avete milioni da spendere senza batter ciglio, avete potere in America, spesso potere decisivo e questo è principalmente utilizzato per favorire gli interessi di coloro che “hanno”, al contrario di coloro che “non hanno”.

Ecco cosa significa guerra di classe, guerra che al giorno d’oggi sembra essere stata dichiarata solo dal 10% in cima (la classe superiore), che controlla il 96% della ricchezza, contro il 90% (dalla classe lavoratrice a quella media e inferiore) che ne controlla solamente il 4%. A proposito, il 50% meno ricco della popolazione rappresenta solo un patetico 1% della ricchezza dell’America.

Non sarebbe forse ora che il 90% “al di sotto” si alzasse, contrattaccasse e rivendicasse la sua parte?



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