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lunedì 29 novembre 2010
Il ministero ha sprecato soldi per il doppio sito internet e i restauri a luoghi di culto, mentre il patrimonio culturale andava in pezzi.

E’ il ministro più a rischio del governo Berlusconi, e non solo per l’affaire Dragomira. Sandro Bondi è sulla graticola anche per come ha gestito il suo ministero e i fondi a sua disposizione mentre i beni culturali del paese rischiavano grosso. L’analisi viene da un articolo dell’Unità a firma Luca del Fra:

Per nascondere la situazione Bondi è stato per lo meno inesatto asserendo che l’83% dei fondi è stato destinato alla tutela e alla messa in sicurezza e non alla valorizzazione, assommando nel computo le spese del precedente commissario, Profili, che si era attenuto ai piani della soprintendenza. Ha perfino incluso le spese per ledomus recentemente aperte al pubblico, e in questo caso la messa in sicurezza riguarda il visitatore e non il bene archeologico, il turista e non la domus.

L’Unità punta il dito su Marcello Fiori, manager della Protezione Civile piazzato da Bondi a Pompei:

Come ha ricordato Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd, ben che vada Fiori ha investito solo il 28% per la messa in sicurezza, preferendo spendere i soldi della soprintendenza in operazioni di scarsa utilità come undoppio sito internet, il grottesco rifacimento del teatro – definito dagli esperti uno scempio – e spettacolini. Sulla Schola Armaturarum, Bondi insiste che la parte più bassa delle mura, quella affrescata, si sia salvata, quando le immagini che hanno fatto il giro del mondo parlano da sole. Ma è arrivato a dire che in passato la soprintendenza di Pompei aveva cospicue giacenze di cassa che spesso superavano i 50 milioni di euro l’anno: in realtà oltre l’80% di quei fondi erano stati impegnati dalla soprintendenza in lavori già deliberati, che non partivanoper i ritardi del settore amministrativo, che fa capo al city manager.

E ricorda in che modo vennero spesi molti dei fondi destinati a Pompei: per restaurare chiese e luoghi di culto senza valore artistico:

Annaspando per giustificare la scelta di affidare anche in futuro i musei e i siti archeologici ai manager, Bondi ha affermato che la «loro formazione e la loro missione, tuttavia, non è quella di gestire musei e aree archeologiche, come avviene negli altri Paesi del mondo». I soprintendenti sono per formazione storici dell’arte, archeologi, talvolta architetti. Scivolando nel ridicolo Bondi ha concluso presentando la sua ricetta per salvare Pompei: un comitato di esperti che «rilevi attraverso le moderne tecnologie l’intera città per preservarne la documentazione». Mai rilievi esistono già: sono conservati nella soprintendenza di Boscoreale aggiornati fino al 2006, quando mancarono i fondi: il ministro Rocco Buttiglione sottrasse a Pompei circa 30 milioni di euro per far restaurare una serie di chiese di modestissimo interesse.

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