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domenica 14 novembre 2010


Verrà impiccata con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto. Accade in Pakistan, dove Asia Bibi (nella foto), una cristiana di 37 anni, domenica scorsa è stata condannata alla pena capitale dopo la sentenza del tribunale di Sheikupura, nella regione di Lahore. I legali di Asia, madre di cinque figli, hanno presentato ricorso contro la sentenza di condanna ma il destino della donna sembra segnato.
Secondo quanto ha pubblicato oggi il Daily Telegraph e diversi siti nella blogosfera, la donna era stata arrestata nel giugno del 2009, al termine di una discussione sulle differenze tra Gesù e Maometto. Incerta la ricostruzione del “delitto”: secondo alcune testimonianze, infatti, Bibi aveva portato dell’acqua ad alcune donne che lavoravano nella stessa fattoria, in località Itanwali, quando queste si sarebbero rifiutate di berla perché toccata da mani cristiane e quindi “impura“. Secondo l’accusa la donna avrebbe risposto paragonando i meriti di Gesù a quelli di Maometto, provocando così la reazione prima delle donne e poi di una folla ostile. Afferrata da alcuni uomini, Asia sarebbe stata poi rinchiusa in una stanza con la minaccia di venir sfigurata e messa alla berlina davanti all’intero villaggio. Solo l’intervento della polizia, allertata dalla comunità cristiana locale, l’avrebbe salvata dal linciaggio. Secondo la difesa, invece, Bibi non ha mai pronunciato alcuna offesa contro il Profeta ma sarebbe stata la polizia, su insistenza di un gruppo di religiosi musulmani, a presentare una falsa denuncia. Quattro giorni fa la condanna a morte.
Sotto processo per blasfemia, sempre a Lahore, c’è un’altra donna cristiana, Martha Bibi (non è parente di Asia) e potrebbe rischiare di subire la stessa condanna.
Secondo i dati della Commissione di Giustizia e Pace nella Chiesa Cattolica (Ncjp), riportati ieri dal quotidiano Avvenire, dal 1986 all’agosto del 2009, almeno 964 persone sono state incriminate per aver profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto. Fra questi, 119 erano cristiani. Per questo “reato”, inoltre, in almeno 33 casi i “colpevoli” (anche di altre religioni) sono stati linciati e uccisi da folle inferocite. E mentre l’opinione pubblica internazionale da mesi si attiva per salvare la vita all’iraniana Sakineh, nel resto del mondo altrettante donne rischiano di morire, nel silenzio di media e opinione pubblica che si scatenano solo quando si parla di pedofilia.

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5 commenti:

Anonimo ha detto...

che mentalità chiusa, sono dei mostri.

Anonimo ha detto...

Mi meraviglio che proprio delle donne siano state ad alimentare questa ingiusta accusa, contro una donna,dove che le donne dovrebbero stare + unite, dato che le donne proprio nella regione nessun valore anno!!vengono solo usate, e poi buttate via.

Anonimo ha detto...

Non ti meravigliare nei seguenti paesi è così, l'insegnamento che danno fin da piccoli è spesso "chi non la pensa come te è sbagliato e va condannato" by S

gino naldi ha detto...

e noi a questa gente gli si vuole lasciar fare i propri luoghi di culto nelle nostre cittaa?? quando da loro solo se parli in modo nn consono a loro ti condannano a morte !! maahhhh

orazio ha detto...

Qui li accogliamo e gli facciamo costruire le moscheee. in Pakistan e nei paesi musulmani neanche il diritto a manifestare la propria fede hanno . Quello che mi dispiace è che queste cose passano inosservate e non sono prese in considerazione dalla maggior parte delle persone . Che ipocriti che siamo, denunciamo se ucccidono un cane ma non muoviamo un dito se ammazzano una persona!

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