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giovedì 18 novembre 2010
Quella di Stefano Cucchi e' una storia di diritti negati che si e' consumata in una settimana. Stefano e' morto perche' chi avrebbe dovuto garantire l'assistenza sanitaria, evidentemente non l'ha fatto'. Lo ha dichiarato il presidente della Camera Gianfranco Fini, presentando oggi nella sala del Mappamondo a Montecitorio il libro 'Vorrei dirti che non eri solo', di Ilaria Cucchi con Giovanni Bianconi, Luigi Manconi ed Ezio Mauro.
'Nessuno ha provveduto ad avvisare il suo avvocato, come pure egli aveva richiesto - ha aggiunto Fini -, ne' ad avvisare i suoi genitori che si scontravano contro il muro di gomma di risposte negative, dilatorie, evasive'.
Per il presidente della Camera il 'dubbio terribile che agita le nostre coscienze e' che talvolta chi rappresenta lo Stato non mette in atto nei confronti dei detenuti quei sistemi di garanzia che costituiscono un elemento fondamentale di ogni democrazia'. 'Perche' dobbiamo ricordare - ha sottolineato il presidente della Camera - che il detenuto e' per prima cosa un uomo'. Nella sua introduzione, Fini ha osservato che 'e' difficile parlare del caso di Stefano Cucchi senza rischiare di ferire ancora una volta la sua memoria, la sua famiglia e la fiducia dei cittadini verso le strutture dello stato.
Quello di Cucchi e' un caso che nel suo svilupparsi passa da una dimensione privata ad una dimensione pubblica, sociale.
La sua storia ha messo in luce l'irrisolta questione del sovraffollamento del sistema carcerario italiano e delle drammatiche condizioni in cui troppo spesso vivono i detenuti argomento sul quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e' intervenuto con forza'.
'Non si puo' sottacere - ha aggiunto Fini - che quello relativo ai diritti dei detenuti continua da essere un problema che riguarda non solo l'Italia, che peraltro sconta una pesante penuria di organico impegnato nelle carceri'.
'Le foto diffuse dalla famiglia - ha concluso il presidente della Camera - ci devono indurre a una dolorosa riflessione: Stefano era tossico, ma non e' morto per questo.
Il processo in corso stabilira' come sono andati i fatti e accertera' le responsabilita' e anche in questo caso dobbiamo confidare nella magistratura per stabilire la giustizia e per evitare che vi possano essere delle ombre che infanghino i leali servitori dello Stato, la stragrande maggioranza, ai quali deve andare tutta la nostra gratitudine per il quotidiano impegno nella lotta alla criminalita', nella tutela dell'ordine pubblico e anche per la tutela, la custodia e l'assistenza ai detenuti'.





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