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lunedì 15 novembre 2010
"Il Gazzettino" di Padova di ieri, riportava una notizia inquietante: è stata aperta un'inchiesta sulle eventuali responsabilità della rottura degli argini che hanno provocato allagamenti ad alcuni paesi: l'ipotesi che ha sancito l'apertura dell'inchiesta, è quella che gli argini siano stati rotti per "salvare" Padova dagli straripamenti. di seguito, l'articolo.


di Roberta Polese

PADOVA (14 novembre) - Ponte San Nicolò, Veggiano e la Bassa Padovana. Questi i “punti caldi” sui quali i carabinieri del nucleo operativo di Padova stanno indagando con l'aiuto dei colleghi delle stazioni locali. L'obiettivo è chiarire se ci siano responsabilità penali nella rottura degli argini che hanno provocato l'allagamento di interi paesi. L'informativa verrà poi recapitata alla Procura di Padova, che valuterà, carte alla mano, l'opportunità di aprire procedimenti penali.

Per il momento quindi l'indagine è puramente esplorativa. La settimana prossima, con ogni probabilità, la mappatura verrà definitivamente completata. Contemporaneamente anche il Genio civile sta lavorando per capire per quali motivi gli argini non abbiano tenuto. Punto di domanda anche sulle dueidrovore di Bovolenta: perchè non hanno funzionato? La risposta arriverà tra qualche settimana, ora è troppo presto per esiti concreti.

Veggiano il Tesina rompe l'argine la notte tra il primo e il due novembre, una falla lunga 40 metri. Ad essere investito dall'acqua è il comune di Trambacche. Vanno sotto 312 case, sfollate 800 persone. In paese gira la voce che sia stata una rottura pilotata, ma non ci sono conferme e chi ha passato la notte sulle rive del fiume ha visto l'argine sbriciolarsi davanti ai propri occhi. Nella stessa notte la paura investe anche Ponte San Nicolò. Lì il Bacchiglione esonda allagando completamente via Vittorio Veneto. Il giorno dopo, martedì 2 novembre, l'argine si rompe aprendo un varco di 70 metri, 1500 sono le persone evacuate, a rischio altre 8000. Finisce allagata anche la discarica di Roncajette e scatta l'allarme per l'acqua inquinata.

Anche Padova comincia a tremare. Gli occhi sono puntati sul ponte del Bassanello. Fortunatamente la piena si abbassa, la città è salva. Ma sotto acqua c'è la Bassa padovana, dove nella giornata di martedì si contano 5mila sfollati. Lì il Frassine rompe cento metri di argine tra Saletto e Montagnana. E poi ci sono Casalserugo e Bovolenta, letteralmente annegate nel Bacchiglione. Le indagini esplorative dei carabinieri toccheranno pian piano tutte le zone alluvionate. Il rapporto verrà consegnato alla Procura completo di tutti i rilievi, sarà il magistrato a valutare l'apertura dell'inchiesta.

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