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giovedì 7 ottobre 2010

il parlamento nega l'uso delle intercettazioni al processo di Cosentino


Con il voto contrario di 308 deputati, utilizzando la formula del "voto segreto" la Camera dei Deputati ha negato alla magistratura il permesso di utilizzare le intercettazioni telefoniche nell'ambito del processo Cosentino: si tratta di 46 telefonate intercorse tra il coordinatore del Pdl campano e alcuni imprenditori legati alla camorra, che i giudici non potranno utilizzare come prova a un processo che ormai appare "spuntato" degli elementi che probabilmente ne avrebbero costituito le basi fondamentali. Le intercettazioni per alcuni politici costituiscono un "problema" da eliminare alla radice, e anche se non sono riusciti, per ora, ad impedirle con una legge ad Hoc, il parlamento in questo caso è riuscito comunque a disinnescare questa "minaccia".

Cosentino, che ha ribadito di non avere intenzione di dimettersi da coordinatore del Pdl campano, adesso invoca il processo: "accuse infondate, ora voglio il processo". Viene da chiedersi come mai, visto che le accuse sarebbero infondate, la camera abbia perso l'occasione di comportarsi in modo trasparente, e abbia sentito la necessità di sottrarre alla magistratura questo importante elemento.

Essere processati senza che la magistratura possa disporre di quella che molti ritengono la prova regina sembra molto comodo. Coloro che non hanno seguito la vicenda, e ignorano il "piccolo dettaglio" delle 46 intercettazioni messe fuori gioco, potrebbero quasi ammirare la lealtà di Cosentino, che non cerca di sottrarsi al processo.

Il nostro ordinamento, prevede - o meglio, dovrebbe prevedere - la "separazione dei poteri": ma questa magistratura a quanto pare, non sembra molto indipendente, visto che lo svolgimento di un processo può essere fortemente condizionato dalle scelte del parlamento.

In un paese democratico, dovrebbero essere proprio i parlamentari i primi a volere vederci chiaro in vicende di questo tipo, mettendo la magistratura in condizione di lavorare bene: in Italia invece, alla magistratura gli mettono i bastoni tra le ruote. Dovrebbero essere i parlamentari i primi a volere accertare che in parlamento non ci siano personaggi sporchi, anche perché l'ex sottosegretario è accusato di concorso esterno in associazione camorristica, di certo non un reato minore.
Anonimo ha detto...

Voglio essere processato........ora che ti ho fregato le prove.....!

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