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mercoledì 25 agosto 2010


Ricorderete certamente lo scandalo della “clinica degli orrori”, alias Santa Rita di Milano: nel Giugno 2008, grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, emerse che pur di “ingrassare” i rimborsi della Regione - e conseguentemente il loro stipendio - alcuni medici erano disposti praticamente a tutto: dal falsificare cartelle cliniche, ad utilizzare protesi non sterili, <<da impiantare a qualche novantenne>>, fino a portare sotto i ferri pazienti anziani o in condizioni di salute precaria, per i quali la sala operatoria – che in molti casi non era neppure necessaria – costituisce seri rischi di lasciarci la pelle: <<Tutti muoiono. Ma a chi è anziano, tocca prima. E per questo, ci si può fare meno scrupoli>> queste, le testuali parole, intercettate, pronunciate da un medico. La regola era semplice: operare il più possibile, a qualsiasi costo, al punto di asportare a pazienti completamente sani “pezzi” di polmone. Stando alle indagini, che hanno portato all'arresto di 14 persone coinvolte a vario titolo nella vicenda, sono almeno 20 i casi di morti sospette, e ben 86 quelli di lesioni gravi o gravissime: numeri da mal di testa, se confermati, anche perché riteniamo lecito pensare, vista la delicatezza della questione, che potenzialmente potrebbe essere emersa solo una parte delle “bravate”.

Anche dal punto di vista processuale, la vicenda appare molto spinosa: raccogliere prove tangibili potrebbe essere difficoltoso, considerando, per esempio, che non è possibile, a posteriori, stabilire se la “porzione” di polmone asportata a un paziente fosse effettivamente “malata” o meno. Nel corso delle indagini, vennero a galla numerose testimonianze di persone alla quale i medici della Santa Rita avevano diagnosticato la necessità di operare, salvo poi verificare, facendo accertamenti in altre strutture, che si trattava di un “errore”. Quanti pazienti si saranno rivolti ad altre strutture per verificare la diagnosi ricevuta dalla Clinica Santa Rita? Noi riteniamo verosimile che lo abbia fatto un'esigua minoranza. Resta da capire, inoltre la rilevanza legale delle inquietanti conversazioni intercettate: ricordiamo il Dott. Pier Paolo Brega Massone, che guidava l'equipe di chirurgia toracica, che parlando con un collega, vantava di <<pescare polmoni anche dall'oltrepo pavese>>.

Dopo il grande clamore mediatico iniziale, questa ignobile vicenda è ben presto finita nel dimenticatoio: non abbiamo sentito dire più niente, nessuno ci aggiorna, nessuno ne parla, e conoscere gli sviluppi delle vicende processuali, (che sarebbe decisamente più interessante del flirt del vip di turno) per noi cittadini risulta difficile, se non impossibile. [Quello che non comprendiamo, (si fa per dire) è come mai di altri casi se ne parli fin troppo, sconfinando ben oltre la questione processuale: quando al centro delle vicende ci sono comuni cittadini, come “i casi” di Cogne, Garlasco, Novi Ligure, Erba, etc, i media allestiscono “teatri permanenti”, mentre un caso allucinante come il presente, viene “archiviato” così in fretta.

Noi a questa domanda non sappiamo rispondere, e la rivolgiamo a voi... qualcuno potrebbe pensare che dietro agli ospedali privati ci siano interessi e poteri forti?? Non sappiamo come sia evoluta la questione fino ad oggi, cercheremo di raccogliere informazioni, se possibile, ma prima di chiudere, vi diamo una “chicca”: la carriera di “dottore” (chiamarli così sembra un'offesa alla categoria) dei signori di cui sopra, che scherzavano e sprezzavano le altrui vite, mutilando polmoni sani e accettando di buon grado il rischio che un anziano muoia nella sala operatoria dove viene operato senza motivo, potrebbe non essere finita qui: e tra qualche anno, potremmo ritrovarceli nuovamente in corsia: infatti chi viene radiato dall'Ordine dei Medici, ha diritto, dopo 5 anni, di richiedere la riammissione: incredibile ma vero! Ma dopotutto, siamo in Italia, e ciò che è incredibile altrove, da noi è possibile.

Esageriamo se affermiamo che vengono trattati con maggiore severità i tre operai ribelli, “colpevoli” di aver difeso troppo animatamente il proprio posto di lavoro, che la FIAT rifiuta di reintegrare al proprio posto, nonostante la sentenza che dovrebbe imporglielo?

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PER CHI DESIDERA RINFRESCARSI LA MEMORIA SUL CASO “SANTA RITA”:


1 commenti:

Anonimo ha detto...

esiste una lista di nomi dei medici coinvolti? No così, passati i fatidici 5 anni uno ci sta tre volte più attento...

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