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venerdì 17 maggio 2013

Lo stato italiano non ha versato per anni i contributi pensionistici ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni e quindi li ha fatti confluire nell’Inps, ponendoli a carico di coloro che la sventura pose a lavorare nel comparto produttivo. Il presidente dell’Inps, Mastropasqua,  ha confermato che l’ente ha quasi terminato le sue disponibilità: in breve sarà illiquido e a sostegno del suo allarme, ha citato la Relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 da cui emerge chiaramente che la fusione con Inpdap ed Enpals operata all’inizio del 2012 si è rivelata una pillola avvelenata per i conti dell’Inps: “il patrimonio netto … è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi”. - scrive l'alta Corte.
Ma la Corte dei Conti non si ferma all'allarme di bilancio. Infatti, scrive: «Questo, a causa della fusione Inpdap-Inps, ovvero l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici con la previdenza privata. Una fusione voluta dalla manovra del governo Monti denominata Salva-Italia del 2011, che non ha cancellato il buco di 23 miliardi di euro, equivalente al debito che lo Stato ha nei confronti dei contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Buco che ora grava nelle casse del Superinps, con il rischio di non riuscir più a pagare le pensioni per i prossimi anni se non verranno fati interventi a carattere urgente per risanare i conti.»

Mi auguro abbiate letto con attenzione. La Corte dei Conti accusa senza mezzi termini lo Stato italiano di evasione contributiva, per la qual cosa un privato cittadino finirebbe in galera e un'azienda vedrebbe confiscato il suo patrionio. La frase il «debito che lo Stato ha nei confronti dei contributi previdenziali per i suoi dipendenti» non lascia spazio a nessun'altra interpretazione. Lo stato italiano ha violato le leggi dello Stato italiano,e questo buco da 23 miliardi di euro nei conti dell'Inps - insanabile dall'Inps - va a sommarsi  al «deficit di 91 miliardi che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti dei propri fornitori». che la Corte dei Conti stigmatizza in un'altra relazione refa pubblica due mesi fa.  Ovviamente questi 114 miliardi di euro di buco in cassa dello Stato vanno a sommarsi agli oltre 2000 miliardi di euro di debiti, dello Stato, quelli che oggi sono arrivati ad essere il 130% del Pil. Una vera follia.
Ma rimaniamo all'Inps. Mastropasqua aggiunge: «Se le amministrazioni dello Stato rallenteranno ancora i pagamenti l’Inps avrà “ulteriori problemi di liquidità”, che non potrà non ripercuotersi sul regolare pagamento corrente delle pensioni. Le entrate contributive si incrementeranno dello 0,9% (a 213,762 miliardi) nel 2013, le uscite per prestazioni istituzionali saliranno del 2,3% a 303,077 miliardi (di cui la spesa per prestazioni pensionistiche sarà di 265,877 miliardi, +1,7%).»
Quindi, quest'anno 2013 entrano oltre 213 miliardi e ne dovrebbero uscire oltre 303. Mancano all’appello più di 89 miliardi di euro per pagare le pensioni!
E dove mai li prenderà, lo Stato italiano, 89 miliardi in contanti, quando il governo Letta non è stato ancora in grado di trovarne 8 per rifondere quel ladrocinio statale chiamato Imu? Facile e orribile: ridurrà le spese pensionistiche di 89 miliardi e il gioco è fatto.
max parisi


Fonte: ilnord.it

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