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domenica 2 dicembre 2012

Clicca per ingrandireIl nostro JK Galbraith amava ricordare che la sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere l’astrologia una disciplina più rispettabile.
Ma la dinamica che sta dietro le previsioni di alcuni dei più importanti e spesso inutili organismi internazionali è molto più sottile di quello che potete immaginare.
Come ci ha ricordato John Perkins, spesso e volentieri le statistiche sono facilmente manipolabili in modo da produrre una grande varietà di conclusioni a sostegno delle preferenze dell’analista o dei suoi amici.
Non per nulla Brad Delong economista americano molto conosciuto e docente presso l’Universià della California di Berkeley ci ha recentemente ricordato che … alcuni economisti scegliono, per ragioni non economiche e non scientifiche, un orientamento politico e una serie di alleati politici, e girano e regolano le loro ipotesi fino a giungere alle conclusioni che meglio si adattano al loro orientamento e che possono compiacere gli alleati…
Ma ascoltiamo cosa ci racconta il professor Gustavo Piga professore di economia all’Università di Roma di Tor Vergata sul suo blog a proposito delle meraviglie del governo Monti…
L’OCSE è un’organizzazione dove la politica impera. A volte si intrufola la verità, ma mai in maniera chiara.

Solo 6 mesi fa, nel suo precedente Economic Outlook sull’Italia il deficit su PIL italiano per il 2013 era previsto al -0,6%, pienamente coerente con il -0,5% del Governo Monti. Se facciamo poca fatica a capire perché un Governo possa dimostrarsi incredibilmente ottimista senza avere nessuna ragione concreta per esserlo, da una organizzazione di alto livello ci aspetteremmo ben altro. Ma così va il mondo. 6 mesi dopo, solo 6 mesi dopo, l’Ocse prevede per l’Italia un deficit-PIL al -3%. Scandaloso? Chissà.
Vorrei comunque salvare l’OCSE perché nella sua incoerenza lancia comunque un messaggio che più pighiano non si può, ma ne parliamo in un post successivo. Magari domani.
Più scandalose sono le cifre di questo Governo. Vorrei farvele leggere in tutta la loro chiarezza, paragonando le cifre prodotte nel 2012 nei 2 documenti di questo Governo, alla luce delle nuove stime OCSE uscite oggi. Se qualcuno vi dice che questo Governo ha salvato i conti pubblici fategli vedere questa tabella.

Leggiamoli insieme. A parte la prima colonna sul PIL di quest’anno (su cui l’Ocse è più ottimista del Governo), per il 2013 (l’unico anno chiave per giudicare ora le stime di questo Governo), le stime Ocse odierne prevedono -1,5% di decrescita aggiuntiva rispetto alle stime governative di primavera nel Primo Documento di Economia e Finanza (DEF1). Ancora forse più grave è che la metà di questo scostamento (0,8% di recessione in più) spunta fuori negli ultimi due mesi rispetto alla correzione di stime contenute nella Relazione di aggiornamento del settembre 2012.
Le stime sul 2014 essendo numeri al lotto nemmeno li guardiamo? Beh forse per la speranza che danno dovremmo guardarli. Scopriremmo così che nel giro di soli 6 mesi il Governo ha corretto la sua stima per la disoccupazione 2014 da 8,9 a 11,3% e che nel giro di altri due mesi con l’Ocse siamo arrivati a 11,8%, 3 punti percentuali in più in 6 mesi. 3 punti percentuali. Altro che speranza. Negli Stati Uniti se un governo pubblicasse questi numeri sarebbe sconfitto 90 a 10 alle elezioni.
Ovviamente le cifre più clamorose riguardano la finanza pubblica che questo Governo ha messo al centro della sua azione su suggerimento europeo. Ebbene sempre per il 2014 questo Governo e questa Europa stimavano per il rapporto debito-PIL (deficit-PIL) un valore di 118,2% (-0,1%). Oggi le stime OCSE dicono che sarà 132,2% (-3,4%).
132,2%.
132,2%.
Guardo questo numero incredibile nella storia della Repubblica italiana e mi chiedo chi possa mai dire che questo Governo e questa Europa siano a favore della stabilità dei conti pubblici. Un disastro basato sulla contabilistica illusione che i Governi prendono atto delle dinamiche sociali ed economiche e che non sono invece l’attore predominante di queste con le appropriate politiche economiche per la crescita.
Ci sono numeri nascosti nei dati Ocse che forse devono preoccupare ancora di più: il fatto che la disoccupazione salga malgrado l’occupazione tenga significa una sola cosa, che cresce il numero di persone che cercano lavoro, spesso perché il capo famiglia ha perso l’occupazione a tempo indeterminato, e il/la consorte scende in campo a supporto. La crescita della disoccupazione si mischia dunque a crescita dell’occupazione precaria, un fenomeno che può essere più facilmente tollerato in espansione, ma non quando i numeri sono così recessivi.
Sia come sia, il messaggio finale è uno solo: l’austerità, l’aumento della tasse e la diminuzione della spesa pubblica in recessione è una follia che nessuno studente del primo anno di economia suggerirebbe, specie quando si finisce per flirtare con così grande spensieratezza con la fine dell’euro.
E pensare che proprio la reputazione internazionale di Monti avrebbe potuto credibilmente far digerire ai mercati l’unica cosa che attendevano con ansia dall’Europa: la certezza che, una volta superata la tempesta perfetta della recessione con maggiore spesa pubblica, i governi europei avrebbero credibilmente riportato la spesa al livello originario o addirittura l’avrebbero ulteriormente qualificata. (…)
Si chiude un capitolo di Agende sbagliate, profondamente sbagliate. Speriamo presto ne ripartano di nuove, capaci di generare conti pubblici.

Fonte: icebergfinanza.finanza.com - tratto da ecplanet.com

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