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mercoledì 26 settembre 2012

L'imprenditore di origine ebraica Sheldon Adelson punta ad avvicinare l'America a Israele. E, se vincerà il candidato repubblicano, risparmierà 2 miliardi di dollari grazie a nuove riforme fiscali, oltre a liberarsi dalle accuse di corruzione e riciclaggio di denaro


Di Francesco Tamburini
Il passaggio chiave nella carriera di Sheldon Adelson è del 1988, quando ha comprato il Sands Hotel&Casino di Las Vegas, dove Frank Sinatras’incontrava con il discusso gruppo di amici Rat Pack, fondando l’impero dei casinò Las Vegas Sands. Proprio la ricchezza accumulata nel mondo del gioco d’azzardo gli ha permesso quest’anno di donare oltre 70 milioni di dollari ai candidati repubblicani, entrando pochi giorni fa nella storia come il maggior donatore di sempre. Nel 2012 il totale, a beneficio soprattutto di Mitt Romney, ha battuto ogni record, superando di tre volte la somma regalata dall’hedge fund manager democratico George Soros, che nel 2004 ha speso oltre 24 milioni di dollari per cercare di sconfiggere George W. Bush.

Andelson per cacciare Obama si è detto pronto a spendere fino a 100 milioni. Una generosità già dimostrata in passato, sempre grazie al patrimonio accumulato con la catena di casinò, che gli ha permesso di sostenere decine di candidati e gruppi elettorali repubblicani, a partire dal primo assegno da 100.000 dollari staccato dopo la convention repubblicana del 1992. Adelson attacca il presidente Obama soprattutto per le posizioni che ritiene non abbastanza favorevoli a Israele. L’imprenditore, nato a Boston da una famiglia ebrea, ha sempre mantenuto rapporti stretti con lo Stato ebraico. La sua famiglia ha lanciato un giornale israeliano conservatore che è, come Romney, molto legato al premier d’Israele Benjamin Netanyahu. Altro punto in comune tra Adelson e Mitt Romney è l’opposizione ai sindacati, contro cui l’imprenditore ha condotto numerose battaglie. Lo dimostra il fatto che Las Vegas Sands è l’unico gruppo di casinò tra i big di Las Vegas in cui non è presente il sindacato.
Adelson, 79 anni, è presidente e amministratore delegato dell suo impero dei casinò con cui ha messo da parte un patrimonio di oltre 20 miliardi di dollari, diventando il terzo uomo più ricco degli Stati Uniti. Figlio di un tassista e una sarta, ha cominciato la carriera da imprenditore a 12 anni, pagando 200 dollari per poter vendere in esclusiva i giornali all’ingresso di un grande magazzino di Boston. Da allora ha cambiato oltre 50 lavori, da venditore di bagel a giornalista, passando per broker e consulente finanziario, fino a entrare nel business dei casinò. La sua storia imprenditoriale è ricca di successi, ma al prezzo di qualche problema con la giustizia. Las Vegas Sands è finita sotto i riflettori degli investigatori federali per riciclaggio di denaro nella città del Nevada e corruzione a Macau, nella mecca cinese del gioco d’azzardo, dove sta aprendo ora un complesso di casinò da 3 miliardi di dollari tramite la controllata Sands China. Accuse che, secondo osservatori, crolleranno nel caso in cui Obama lascerà la Casa Bianca, grazie alle riforme promesse da Romney. Adelson, tuttavia, non accetta le critiche e contrattacca sostenendo che democratici e organi di controllo lo hanno messo nel mirino per mettere in cattiva luce il partito avversario. Ma il ritorno principale che giustifica le maxi donazioni di Adelson ai repubblicani è soprattutto economico.
Adelson, se il candidato repubblicano Mitt Romney vincerà le elezioni, risparmierà ben 2 miliardi di dollari, grazie a regolamenti fiscali meno severi. I tagli fiscali proposti da Romney, secondo un report dell’organizzazione indipendente Center for American Progress Action Fund, gli permetterebbero di aumentare lo stipendio netto di circa 1,5 milioni di dollari all’anno. E il mantenimento dei bassi tassi sui dividendi gli garantirebbero un risparmio di altri 120 milioni all’anno, che va sommato a quello ottenuto con la bassa tassazione dei “capital gain”, ovvero i guadagni in conto capitale. Occorre considerare poi il risparmio dovuto alla minore tassazione sulla sua società e dei profitti generati in Asia. L’eliminazione della tassa di successione sugli immobili, infine, chiuderebbe il cerchio rivelandosi una vera manna dal cielo per gli eredi di Adelson, che risparmierebbero 8,9 miliardi di dollari.


fonte: Il Fatto Quotidiano


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