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giovedì 29 marzo 2012


Emilio Fede
Mediaset: "Logica di rinnovamento editoriale. Ma la trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non è approdata a buon fine". Dopo la vicenda del presunto rifiuto del suo denaro in Svizzera, il giornalista aveva detto: "C'è chi trama perché lasci il posto"


Licenziato, quasi cacciato. Dopo 19 anni Emilio Fede non è più il direttore del Tg4. La notizia è stata comunicata da Mediaset in una nota dal contenuto inequivocabile: ”In una logica di rinnovamento editoriale della testata, cambia la direzione del Tg4” hanno fatto sapere dalBiscione. Poi la spiegazione della svolta e la comunicazione del suo successore: “Dopo una trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine, Emilio Fede lascia l’azienda. Mediaset ringrazia per il lavoro svolto in tanti anni di collaborazione e per il contributo assicurato alla nascita dell’informazione del gruppo”. Un comunicato che contiene una contraddizione in termini: se la “risoluzione consensuale” non è “andata a buon fine”, Fede non ha “lasciato Mediaset”: è stato costretto a lasciare, è stato messo alla porta. In una parola: licenziato. Questioni terminologiche a parte, da domani il Tg4 avrà una nuova guida: a prendere il posto dell’amico (ex?) del Cavaliere sarà Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto (il tg di Italia1 di cui manterrà la responsabilità) e una carriera interamente vissuta nell’azienda dei Berlusconi, gruppo nel quale Fede era entrato nel 1989 dopo i 25 anni in Rai, dove è stato anche alla guida del Tg1.




Da tempo, Fede aveva annunciato l’intenzione di lasciare Mediaset a giugno (in vista delle 81 primavere), o comunque entro il 2012, ipotizzando anche la possibilità di scendere in politica, naturalmente nel Pdl che non ha mai fatto mistero di sostenere. Aveva però a più riprese smentito di aver raggiunto un accordo con l’azienda, mentre circolavano indiscrezioni mai confermate su una buonuscita milionaria, con cifre oscillanti tra i 5 e i 10 milioni. Nella trattativa di questi mesi si è discusso di soluzioni consensuali, come la possibilità per Fede di continuare a condurre un programma di prima o seconda serata, di restare in azienda come consulente, di diventare – come ha spiegato lui stesso – direttore editoriale dell’informazione. Poi lo strappo del Biscione: Fede va via, e avrà dunque quello che gli spetta in base al contratto. A poco, evidentemente, sarebbe valsa, nello showdown finale, quella fedele devozione al Cavaliere che ha rivendicato fino all’ultimo minuto.


Gli storici "fuori onda" di Fede

L’avvicendamento ‘coatto’, tuttavia, è arrivato dopo giorni in cui il suo nome è comparso spesso sulle pagine dei giornali. Solo ieri, ad esempio, l’ormai ex direttore del Tg4 aveva parlato di “un preciso disegno” per screditarlo dopo che alcuni giornali avevano raccontato di una denuncia contro Fede: il giornalista avrebbe cercato di versare sul conto di Lugano denaro in contanti (si parla di due milionie  mezzo di euro) che non sarebbe stato accettato dall’istituto di credito per “carenza di idonea documentazione”. In pratica, la provenienza dei soldi non era chiara.

Fede ha comunque respinto ogni accusa, minacciando querele: “Se io avessi davvero fatto una cosa del genere sarei uno sprovveduto, uno stupido – ha dichiarato – In un momento in cui sono già indagato, e quindi sotto la lente di ingrandimento, non trovo di meglio da far che recarmi inSvizzera con una cifra considerevole di soldi. Se proprio volevo andare a depositare denaro all’estero facevo prima a recarmi a Montecarlo senza attraversare i controlli. Invece che faccio? Vado in Svizzera dove sono indagato”. Poi la conclusione del suo j’accuse e l’ipotesi di una manovra interna ai suoi danni: “Qualcuno ha agito contro di me – ha spiegato il giornalista – si torna alla carica per mettermi in difficoltà e convincermi a lasciare la direzione del Tg4. E’ un falso che per me ha nome e cognome”. Nome e cognome che (per ora) non sono noti. L’unica certezza è che Emilio Fede dopo 19 anni non è più il direttore del telegiornale più berlusconiano d’Italia.



fonte: "Il Fatto Quotidiano"



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