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sabato 18 febbraio 2012

Proprio mentre si chiedono sacrifici ai lavoratori, l'ente previdenziale butta via 80 milioni di euro per la cattiva gestione del suo patrimonio immobiliare. E l'accusa viene proprio da un'indagine interna

Rinnovi dei contratti di locazione irregolari, mancati incassi per 80 milioni. Ai vertici dell'Inps è scattato l'allarme. Un'indagine interna e una lettera di Antonio Ferrara, il magistato della Corte dei conti che vigila sulla correttezza degli atti, rischia di far esplodere uno scandalo intorno all'ente previdenziale proprio mentre si chiedono sacrifici pesantissimi anche ai pensionati con i redditi più bassi.

Al centro della bufera c'è la gestione del patrimonio immobiliare ex Inpdai ereditato nel 2002 dall'Inps e fino a qualche anno fa amministrato dall'ex responsabile della direzione del patrimonio Francesco Varì, ora presidente dell'Organismo di valutazione dell'integrità e trasparenza dell'Inps (Oiv). Lo scorso marzo, il cda dell'ente ha disposto un'indagine sull'asset ad una commissione interna che ha appena consegnato la sua relazione finale. Le irregolarità riscontrate sono risultate così inquietanti da indurre il magistrato Ferrara a chiedere al dg Mauro Nori quali provvedimenti intende prendere di fronte alle anomalie denunciate e ad informare la procura regionale della Corte dei conti del Lazio.



La vicenda nasce dal contratto sottoscritto dall'Inpdai (2002) ed ereditato dall'Inps con Rti Pirelli&C, Romeo spa e Sovigest per la gestione degli immobili, la manutenzione dei palazzi sparsi in tutta Italia e la riscossione degli affitti. Il contratto prevedeva una scadenza biennale (2004) e la possibilità di rinnovi annuali per un massimo di tre anni. Rinnovi che arrivano puntualmente. Al terzo colpo, nel 2006, addirittura per un quadriennio. Il tutto, dice la commissione, anche in violazione alla normativa che vietava rinnovi dei contratti delle pubbliche amministrazioni in maniera tacita (è questo il caso) e non motivati da ragioni di convenienza (pure queste non accertate).

Altra violazione, quella relativa alle nuove disposizioni del maggio 2005 che, per i contratti già scaduti o che venivano a scadenza nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della nuova legge (10 agosto 2005), stabilivano che potevano essere prorogati per un massimo di sei mesi per il tempo necessario alla stipula dei nuovi, ma con gare ad evidenza pubblica. Alla commissione risulta invece che non è stata "bandita alcuna gara", mentre i contratti sono stati prorogati oltre i termini fissati.

Infine, il capitolo dei danni subiti dall'Inps. A leggere la relazione si ha la l'impressione di trovarsi di fronte a un vero regalo a Pirelli, Romeo e Sovigest. Soprattutto per la parte commerciale del patrimonio. Secondo gli accordi, le tre società hanno corrisposto all'Inps solo un minimo garantito, complessivamente 7 milioni 308 mila euro l'anno, a fronte di incassi ben più ricchi e che nel periodo 2003-2010 hanno portato alle tre società riscossioni di quasi 81 milioni di euro superiori ai canoni riconosciuti all'Inps. Una circostanza stigmatizzata da Ferrara anche perché, inaspettatamente e senza alcuna giustificazione, a partire dal 2003, nella delicata partita della manutenzione del patrimonio vengono trasferiti a carico dell'istituto anche i costi per contratto fino ad allora sostenuti dalle società affidatarie. "Un autentico scandalo", dice Luigi Romagnoli, coordinatore nazionale dell'Usb (Unione sindacale di base) dell'Inps: "E un regalo ai tre gestori privati: chiediamo a questo punto che vengano puniti i responsabili di questo andazzo, a cominciare da Varì, sotto la cui gestione si sono consumate le irregolarità".


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