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sabato 17 dicembre 2011
Per il secondo giorno consecutivo continuano al Cairo, in Egitto, gli scontri tra attivisti e forze di sicurezza. I morti, secondo il bollettino del ministero della Salute, sono nove mentre oltre 340 persone sarebbero rimaste ferite. Numeri che ricordano quelli delle rivolte di fine novembre, quando invece negli scontri avvenuti a piazza Tahrir e dintorni erano morte oltre quaranta persone.
Stamattina, centinaia di manifestanti hanno invaso le strade del centro della capitale e hanno cominciato a tirare pietre contro le forze di sicurezza schierate intorno al Parlamento egiziano. Le forze dell’ordine hanno innalzato nelle strade adiacenti barricate protette da filo spinato. Al Arabiya scrive che i soldati avrebbero risposto alla sassaiola dai tetti lanciando pietre e altri oggetti e costringendo i manifestanti a cercare ripari di fortuna.
Secondo diverse testimonianze su Twitter, gli scontri si sarebbero spostati di nuovo in piazza Tahrir, dove centinaia di forze dell’ordine hanno dato fuoco alle tende della rotonda al centro dello spiazzo e stanno malmenando e arrestando diversi manifestanti. Per molti minuti la piazza è stata oscurata dal fumo delle tende in fiamme. I militari avrebbero sequestrato telecamere e fotocamere, anche ai giornalisti, e fatto irruzione nella sede del partito islamista Al Adl (in arabo “giustizia”). Nel pomeriggio gli scontri sono continuati, anche se con una intensità minore rispetto alle ore precendenti. La polizia ha continuato a picchiare con i manganelli i manifestanti, spesso inermi, ha requisito o distrutto telecamere e fotocamere, e nel pomeriggio è riuscita a sgombrare Piazza Tahrir.
Da qualche minuto su Twitter circola una foto che mostra una ragazza seminuda e selvaggiamente picchiata dalle forze di sicurezza egiziane.
Oggi, in una conferenza stampa, il nuovo primo ministro Kamal el Ganzouri ha detto chiaramente che le “proteste non sono pacifiche, i manifestanti hanno lanciato pietre e fatto terra bruciata al loro passaggio, hanno distrutto tutto, sono dei controrivoluzionari”. I Fratelli Musulmani hanno condannato la repressione e chiesto un’inchiesta sugli scontri delle ultime ore, ma hanno anche fatto presente che le elezioni devono andare avanti senza intoppi.
La nuova ondata di violenza è cominciata giovedì sera, quando i soldati egiziani hanno attaccato un sit-in dei manifestanti che protestavano fuori dal Parlamento per chiedere l’immediato passaggio di poteri dai militari alle autorità civili. Nella circostanza, le forze di sicurezza hanno catturato un attivista, Abboudi Ibrahim, lo hanno trascinato nell’edificio e lo hanno picchiato violentemente.

Ieri poi, su Twitter e Facebook, sono state pubblicate le foto di Ibrahim, che mostravano evidenti segni di violenza contro l’attivista. Le immagini hanno fatto infuriare i manifestanti che si sono scontrati duramente con le forze dell’ordine. Nei disordini è morto anche Sheik Emad Effat, un importante religioso dell’università di Al Azhar che si era schierato con gli attivisti, ucciso con un colpo di arma da fuoco al petto davanti al palazzo del Parlamento. L’esercito ha negato che le forze dell’ordine abbiano sparato sulla folla o utilizzato gas lacrimogeni. Tuttavia, due membri del consiglio consultivo recentemente istituito dal Consiglio supremo delle Forze Armate (SCAF), che di fatto governa il paese dopo la caduta di Mubarak, hanno dato le dimissioni per protesta contro la repressione delle ultime ore.
Mercoledì e giovedì si era votato in nove province su 27 in Egitto per la seconda tornata elettorale delle elezioni parlamentari. Si tratta in prevalenza di aree rurali, dove i partiti islamisti e i salafiti di Al Nour hanno teoricamente molto seguito. I risultati di queste consultazioni, parte di un meccanismo elettorale molto complesso, saranno resi noti nei prossimi giorni.

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