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martedì 8 novembre 2011

Nei primi nove mesi del 2011 in Italia si sono registrati 8.566 fallimenti, con un aumento dell'8,7% rispetto al periodo gennaio-settembre 2010, quando erano state 7.879 imprese ad aver portato i libri in tribunale, e del 35,5% rispetto allo stesso periodo 2009, quando i casi registrati erano stati 6.323.
È quanto emerge dall'Analisi dei fallimenti in Italiarealizzata da Cribis D&B, la società del gruppo Crif specializzata nella business information. Un quarto dei fallimenti in Italia riguarda imprese della Lombardia, dove del resto è concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: più precisamente sono 1.872 le procedure concorsuali da gennaio a settembre 2011 in questa regione. Seguono, con meno della metà di fallimenti, Lazio e Veneto rispettivamente con 848 e 812 casi. Più distanti Campania (762), Emilia Romagna (697), Piemonte (635), Toscana (632) e Sicilia (455).
I settori in difficoltà sono quelli dell'edilizia e del commercio dove si concentrano maggiormente i fallimenti nei primi 9 mesi dell'anno in corso. Il più colpito è il comparto della “costruzione di edifici” (1003), seguito da commercio all'ingrosso di beni durevoli (668), installatori (653), servizi commerciali (534), commercio all'ingrosso di beni non durevoli (496). Un numero elevato di fallimenti riguarda anche il settore immobiliare (355), l'industria manufatti in metalli (347), i trasporti e i servizi merci su gomma (339), i ristoranti e i bar (323).
“Il quadro che emerge dall'osservazione di questi dati - spiega Marco Preti, amministratore delegato di Cribis D&B - conferma il perdurare dello stato di sofferenza in cui versano le imprese, specie quelle più fragili e quelle appartenenti a settori che, più di altri, stanno risentendo della congiuntura economica negativa. Alla luce di questo è plausibile prevedere un futuro sempre più caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento dei mercati di riferimento”. “Per questo - secondo l'esperto - diventa oltremodo fondamentale che le imprese adottino efficaci politiche e procedure di risk management che, attraverso strumenti adeguati, consentano di conoscere in maniera approfondita i partner commerciali, sia italiani sia esteri, con i quali instaurano rapporti commerciali”. Più precisamente “ogni impresa dovrebbe integrare le proprie informazioni interne con business information e indicatori di rischio che consentano di cogliere i cambiamenti e le criticità prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio, in procedure in corso. Molti problemi - conclude Preti - potrebbero essere gestiti per tempo e in modo preventivo”.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Sembra proprio che la televisione non reputi importante informare la gente che le nostre aziende non ce la fanno più...BASTA CON le stupidaggini!
L'Oriente ormai ci ha surclassati, l'unica possibilità è puntare sulla ricerca e l'altissima qualità.

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