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martedì 25 ottobre 2011
Sinistra e Libertà complice della privatizzazione.
Nonostante l’esito referendario e la netta vittoria dei SI (95%) alla gestione pubblica dell’acqua e contro i profitti sul bene comune più prezioso; nonostante la forte partecipazione alle urne da parte dei cittadini di Salerno (66%), ieri pomeriggio nella seconda città campana, in consulta è stata votata la cessione del servizio idrico integrato ad una società privata.
É proprio una giunta PD ad essere la prima d’Italia a privatizzare l’acqua dopo i referendum e quindi a non rispettare la voce dei 27 milioni di italiani che si sono chiaramente espressi a giugno scorso.
Già nel febbraio del 1998, era stato il sindaco De Luca appena rieletto a trasformare formalmente l’allora municipalizzata in Società per azioni. Dal 2006, è di nuovo Vincenzo De Luca ad essere primo cittadino salernitano, e 13 anni dopo la trasformazione in Spa, ha fatto il passo successivo, la Salerno Sistemi Spa è stata ceduta dal Comune di Salerno alla Salerno Energia Spa, di diritto privato, essa stessa appartenente ad una holding con partecipazione privata del 40%.
Non solo si sta privatizzando formalmente il servizio idrico integrato, ma lo si fa includendo il servizio idrico in una multiutility. L’acqua salernitana ha definitivamente smesso di essere considerato un diritto; è una merce a tutti gli effetti, uno dei mercati di questa holding.
L’atto di De Luca ci ricorda le scelte fatte da Rutelli che nel 1997, da sindaco di Roma, trasformava l’Acea in spa per cederne poi il 49% delle quote a Suez, Caltagirone e alla borsa di Milano. L’Acea era un’azienda speciale che forniva un buon servizio, oggi è una multinazionale presente in tanti mercati. É una multinazionale che pochi anni fa decise di investire nella telefonia mobile in Spagna insieme alla FIAT, senza condividere la decisione con il Comune di Roma, perse soldi pubblici perché l’investimento non andò a buon fine, e poi scelse di aumentare le tariffe dell’acqua per recuperare denaro perso.
Quello che Rutelli ha fatto in due anni e con la stessa giunta, De Luca lo ha fatto in 13 anni con giunte diverse.
Un altro dato da prendere in considerazione é che anche il consigliere di Sinistra e Libertà, Emiliano Torre, é complice di tutto ciò. Ha votato anche lui a favore della privatizzazione.
Non è la prima volta che il partito di Nichi Vendola è incoerente sulla questione dell’acqua.
Certo Sel ha aderito alla campagna referendaria sin dalla raccolta firma; ma in regione Puglia, la legge regionale votata non é quella che si era concordata con i comitati. Non si capisce bene in che tipo di azienda sarà trasformata “L’Acquedotto Pugliese Spa”, le società partecipate dovrebbero restare in mano ai privati, e la nomina del presidente del cda sarà cura del solo presidente della regione, cosa che potrebbe portare a giochi di potere e clientelismo. Come se tutto ciò non bastasse, Vendola rifiuta di rinunciare alla remunerazione del capitale investito non più previsto dalla legge.
Anche in regione Campania, l’anno scorso i comitati in difesa dell’acqua pubblica e promotori dei referendum sono stati traditi da Sel che sceglieva di far entrare il suo segretario provinciale Peppe De Cristofaro nel cda dell’Arin Spa.
In tutt’Italia, a livello locale, i processi di privatizzazione sono spesso avvenuti da giunte del PD, e anche dopo i referendum, la linea non è cambiata.
Preoccupante accorgerci che perfino chi pensavamo dalla nostra parte fa la stessa politica neo-liberista.
Ci tocca continuare la mobilitazione per difendere i beni comuni, per difendere il diritto all’acqua contro i profitti di investitori privati. Nello svolgere questa battaglia abbiamo contro di noi amministrazioni di centro destra e di centro sinistra.
Ci tocca difendere l’esito referendario con difficoltà, e difenderlo non significa difendere il diritto all’acqua, significa difendere la democrazia e la sovranità popolare. La voce dei cittadini non è vana e va rispetta
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3 commenti:
GESTIONE IDRICA A SALERNO: "UNA TEMPESTA IN UN BICCHIER D'ACQUA". Prima e dopo l’approvazione della delibera avente ad oggetto: “Cessione quote Salerno Sistemi S.p.A. alla Salerno Energia S....p.A.”, posta al punto 8 dell’o.d.g. del Consiglio comunale di Salerno tenutosi il 17 ottobre u.s., è stata sollevata – a mio avviso strumentalmente - una tempesta in un bicchier d’acqua da parte di chi, evidentemente, senza tenere in alcuna considerazione le difficoltà finanziarie della Salerno Sistemi S.p.A. e la crisi economica internazionale che stiamo attraversando, voleva lasciare “affogare” la società, mettendo in tal modo al rischio non solo il pagamento degli stipendi dei dipendenti ma il loro stesso futuro occupazionale. Entrando nel merito della delibera “incriminata” mi preme chiarire da subito alcuni aspetti utili per poter comprendere la reale portata di quanto deliberato prima dalla Giunta e poi dal Consiglio comunale di Salerno. In attuazione dell'indirizzo dell'Amministrazione con l’approvazione di detta delibera di Consiglio le quote della Salerno Sistemi S.p.A., detenute al 100% dal Comune di Salerno, sono state cedute alla Salerno Energia S.p.A. le cui quote, sono detenute anch’esse al 100% dal Comune di Salerno. Ancora, sempre nella delibera di C.C. è indicato chiaramente: “2) stabilire che la costituente holding comunale assicuri i seguenti indefettibili requisiti e condizioni: a) capitale sociale interamente di proprietà del Comune di Salerno ed incedibile;”. A questo va aggiunto che, la Giunta comunale già nel 2007 (con la delibera del 27 aprile n. 589 avente ad oggetto: “controllo analogo art.113 comma 5 D.Lgs 267/2000 – modifiche statuti società partecipate”), ha deliberato di: “disporre che le società a totale partecipazione pubblica di cui il Comune di Salerno è socio, attivino, senza indugio, le procedure per le seguenti integrazioni e modifiche statutarie: Art. – Controllo del Comune sulle società. La società è soggetta alla direzione e coordinamento del Comune di Salerno che li esercita verificando i profili gestionali, economici, patrimoniali e finanziari dell’attività svolta dalla società, nonché l’esattezza, la regolarità e l’economicità dell’amministrazione societaria.”. Il requisito del “controllo analogo” prevede, quindi, un rapporto che lega gli organi societari della società affidataria con l’ente pubblico affidante, in modo che quest’ultimo sia in grado di indirizzare “tutta” l’attività sociale attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento. Alla luce di tutto ciò, chi asserisce che il 40% del capitale della Salerno Energia S.p.A. è di proprietà privata e che la Salerno Sistemi S.p.A. è stata privatizzata, in modo strumentale e certamente per altri fini che nulla hanno a vedere con la gestione del “bene comune” dichiara il falso. Ad ogni modo, il 14 luglio u.s. la Corte di Cassazione ha approvato il risultato dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, la vittoria dei SI come maggioranza assoluta degli aventi diritto ha “abrogato” norme e definito un sistema che “tiene” ma necessita di nuove norme “positive”. (continua)
(continua 2 parte).In questa direzione una buona base di partenza può essere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua (su cui hanno raccolto tante firme anche le forze che hanno dato vita a SEL). Si tratta ora di costruire una proposta che disciplini modi e tempi per la gestione pubblica del servizio idrico, di continuare a ragionare e a definire proposte su quali strumenti di finanza pubblica vanno attivati, quali forme organizzative di transizione vanno individuate per gestire il servizio idrico, come integrare la gestione dei servizi con il governo della risorsa. In una prospettiva di nuovo parlamento e di nuovo governo è indispensabile una nuova legge di governo complessivo della risorsa idrica, da tutelare e difendere, il servizio idrico è e deve restare un servizio di interesse generale pubblico. Ogni regione e ogni comune hanno recuperato autonomia dalla vittoria dei SI e vivono situazioni specifiche, è difficile un modello unico da realizzare a breve senza tenere in considerazione le singole realtà territoriali. Per noi, in linea di massima, quello di aziende pubbliche a efficiente gestione del servizio idrico integrato, senza fine di lucro e con originali forme di partecipazione diffusa è il modello verso cui tendere. L’obiettivo è valorizzare, rafforzare o costruire una rete di aziende di diritto pubblico, organizzate ed efficienti, che garantiscano a tutti, senza distinzione di censo o di stato sociale, il servizio di accesso ad un’acqua qualitativamente buona, al prezzo più basso possibile, risparmiando quanto più acqua possibile. Insomma, servono leggi tempestive praticamente in tutte le regioni, atti di indirizzo e revisioni statutarie nei comuni e nelle province, coerenti con la forma giuridica e con la sostanza politica della vittoria referendaria, questo sarà il nostro impegno per il futuro. Concludendo, con la cessione delle quote della Salerno Sistemi S.p.A. non si e' fatto certamente un passo avanti verso la costituzione di un soggetto di diritto pubblico, ma non si e' fatto neanche un passo indietro. Per il momento, pero', si e' assicurato un futuro alla societa' e soprattutto alle circa 130 famiglie dei dipendenti. Tutto il resto evidenzia in modo inequivocabile come, le critiche fin qui mosse a chi di Sinistra Ecologia Libertà rappresenta il partito in Giunta e in Consiglio comunale a Salerno fanno acqua da tutte le parti…
Cordialmente
Gerardo Calabrese
Assessore all’Ambiente
Comune di Salerno Sinistra Ecologia Libertà
Emiliano Torre
Capogruppo SEL Salerno
Il referendum ha abrogato l'obbligatorietà ai comuni di cedere ad aziende private la gestione dei servizi pubblici. Adesso i comuni sono liberi di scegliere. Non capisco dov'è l'incoerenza.