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lunedì 17 ottobre 2011
L'operazione rientra nella politica dei tagli attuata dal ministero. E così oltre alla chiusura e al conseguente accorpamento degli istituti a rischio ci sono anche quasi duemila posti di lavoro


Scuole in rivolta. Obiettivo: il diktat del ministro Maia Stella Gelmini di eliminare 1130 istituzioni scolastiche entro il 31 dicembre prossimo per fare cassa. Si tratta della cosiddetta operazione “dimensionamento”, ossia l’obbligo di portare ogni scuola a non meno di 1000 iscritti.

Una operazione “finalizzata al contenimento della spesa e alla stabilizzazione della finanza pubblica” che consentirebbe in pratica un risparmio per il bilancio dello Stato di 172 milioni di euro. Ma con quali conseguenze? Lo spiega il sindacalista Pippo Frisone: “Con la chiusura e l’accorpamento di 1.130 scuole, la soppressione di altrettanti posti di dirigente scolastico e direttori amministrativi, e la cancellazione di 1.765 posti di collaboratori scolastici”.

Insomma, nonostante le promesse altri pesanti tagli, e questa volta non solo dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto dal punto di vista qualitativo. Già ora, infatti ci sono migliaia di scuole senza preside affidate “in reggenza” ai presidi superstiti costretti così a dividere il proprio impegno su almeno due scuole. Con il dimensionamento previsto dal Miur le scuole assumerebbero spesso dimensioni impossibili. Un caso clamoroso a Milano: si arriverebbe a una scuola dell’obbligo di 1800 allievi.


Questa operazione era stata già contestata la scorsa estate da cinque regioni che avevano proposto un ricorso alla Corte costituzionale ottenendo un responso positivo: il Miur in questa materia deve lasciare la competenza di intervento agli enti locali. Dinanzi a questa sentenza la Gelmini non si rassegna inviando una circolare ai dirigenti scolastici regionali invitandoli a prescrivere agli enti locali delle scadenze tassative: i piani redatti dai comuni subito alle amministrazioni provinciali che a loro volta dovrebbero trasmetterli alle regioni entro il 17 ottobre, in modo da avere le delibere finali entro il 10 novembre. Scadenze che la Lombardia sperava di rispettare, ma che ora sono di fatto bloccate perché le scuole hanno attuato una rivolta quasi generalizzata. I consigli di istituto hanno infatti votato delle delibere in cui respingevano il dimensionamento.

Conseguenza: il comune di Milano per primo ha bloccato il suo piano. Spiega ancora il sindacalista Pippo frisone: “La legge prevede che spariscano definitivamente le autonomie dei circoli didattici e delle scuole medie, sostituendoli con gli istituti comprensivi. L’Istituto Comprensivo (infanzia, primaria e media) diventa così la regola, si modificano i parametri e s’innalza il numero minimo degli alunni da 500 a 1000. In Lombardia la legge interesserà 187 Circoli didattici e 89 scuole Medie (30 per cento). Nel Comune di Milano le scuole coinvolte sono un’ottantina con 34 autonomie oggetto di dimensionamento,38,6 per cento del totale, con 25mila studenti, 2mila docenti e circa 500 Ata”. Ora si chiede che contrariamente al diktat della Gelmini il dimensionamento venga almeno rinviato di un anno.



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1 commenti:

mimmo ha detto...

In tutta questa tempesta, con mare forza nove, che sta investendo la Scuola, ci sono delle caravelle che inspiegabilmente riescono a rimanere a galla: I consorzi che detengono gli appalti di pulizia al suo interno. Eppure sembra che l'eccellentissimo Ministro Gelmini voglia risparmiare!!! Ma come mai spreca in questo caso 74 milioni di euro all'anno, trascinando questo carrozzone formato da lobby affaristiche, pur di non assumere direttamente alle sue dipendenze quei lavoratori che sono alle dipendenze di questi faccendieri e sfruttatori ma che dovevano per legge essere dipendenti della Scuola e che con imbrogli da veri mafiosi hanno imbrigliato nella rete delle Cooperative??? Ve lo dico io. Perché in Italia non si rispettano le leggi (L.144/99) e le sentenze, nemmeno quella del Consiglio di Stato che all'epoca aveva riconosciuto a questi lavoratori detti Ex Lsu Ata, il diritto alla riserva del 30% dei posti vacanti totali del personale Ata messi a concorso. In definitiva, si taglia dove non si potrebbe ma non lo si fa dove si dovrebbe. Chissà perché?...A buon intenditor poche parole. Buona sera

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