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domenica 29 maggio 2011
L'imputato non si presenta in aula perché impegnato nella campagna elettorale. Ma ormai la sua lotta con la giustizia va verso la fine. E non è servita neppure una legge ad personam


Dove non arrivano le leggi ad personas sono i tempi biblici della giustizia a regalare la prescrizione agli imputati eccellenti. E’ il caso del deputato della Lega Nord Fabio Rainieri, allevatore parmense accusato di dichiarazione fraudolenta tramite false fatture in qualità di presidente della società cooperativa ‘Giuseppe Verdi‘.

Si tratta di uno stralcio dell’ indagine modenese sul crac da 40 milioni di euro dell’Agricola Emiliana di Pavullo, società che nel biennio 2004-2005 avrebbe finto di vendere vagoni di latte alla coop del leghista, primo acquirente per circa 4 milioni di euro di fatture, a sua volta ceduto all’azienda zootecnica Almas.

Poi il procedimento si è perso in mille rivoli: due revoche del fallimento, arresto del curatore incaricato dal tribunale in un’altra inchiesta, trasferimento del Pm a Bologna, trasmissione alla Procura di Parma degli atti relativi a Rainieri.

Nell’udienza di ieri presso la sezione distaccata del tribunale di Fidenza sono stati sentiti i testimoni della difesa, fra cui il segretario provinciale della Lega Nord Roberto Corradi. Ancora una volta non s’è presentato l’imputato, impegnato a sostenere i candidati ‘verdi’ al ballottaggio, in particolare Giovanni Carancini nella sfida di Salsomaggiore Terme. L’ avvocato Antonio Gullo ha fatto sapere che Rainieri sarà presente all’esame dibattimentale, pronto a ribadire la sua innocenza, ma con un occhio alla clessidra: la prescrizione per le false fatture scatta dopo 7 anni e 6 mesi e i fatti sono contestati fino al 2005.



Leader dei Cobas latte, l’allevatore leghista è noto per le battaglie in favore dei colleghi che sforano le quote fissate dalla Ue. La sua stalla modello, gestita assieme al fratello Beniamino a Ponte Taro sulla via Emilia tra Parma e Piacenza, in dodici anni era arrivata ad accumulare un milione e settecentomila euro di sanzioni (dato riferito al 2009).


Deputato dalle ultime politiche e membro della Commissione agricoltura, l’estate scorsa Rainieri si è segnalato per la scazzottata con Fabio Evangelisti dell’Idv sul ring parlamentare. In questi mesi ha osservato con distacco ducale gli scontri nel Carroccio dell’Emilia Romagna tra il presidente federale Angelo Alessandri, accusato per le multe con l’auto blu messe in conto al partito, e i dissidenti espulsi come il vice Marco Lusetti, fino all’arrivo del commissario straordinario Rosy Mauro. Nel caos interno l’unico leghista a non finire nelle polemiche è stato quello indagato penalmente: Rainieri. L’anno scorso, fresco di imputazione, ha anche cercato di diventare sindaco del suo paese natio, Fontevivo, venendo sconfitto da Massimiliano Grassi del centrosinistra.


La vicenda oggetto del processo di Fidenza trae origine dal default di Agricola Emiliana srl, amministrata dal veterinario bresciano Giuseppe Facchetti. Sorta nel 2001 dalle ceneri del Gruppo Parise, rastrellando una decina di caseifici coi 15 milioni di euro concessi dal Monte dei Paschi di Siena, la società di Pavullo in 4 anni ha totalizzato debiti per quasi 80 miliardi di vecchie lire nei confronti di 400 creditori (Stato, dipendenti, banche, aziende zootecniche, agricoltori).


La Guardia di Finanza di Modena considerava possibile un duplice fine, oltre alla bancarotta fraudolenta, nel meccanismo di false fatture architettato dall’imprenditore lombardo: una truffa ai danni dell’Agea (l’Ente di controllo sulle quote latte) e in alternativa una dichiarazione fraudolenta. Il caseificio di Rainieri, indagato solo per quest’ultimo reato, era nella peculiare condizione di primo acquirente, “intermediario che non decideva i successivi passaggi e pagava solo dopo aver incassato dal compratore (la zootecnica Almas)” per usare le parole pronunciate ieri in aula dalla contabile e dal legale Roberto Corradi.


Questi, oggi segretario provinciale della Lega Nord, all’epoca del fallimento inguaiò involontariamente il suo collega di partito Rainieri. Alla richiesta dei circa 4 milioni di euro di fatture non pagate all’Agricola Emiliana, Corradi scrisse una lettera per ricordare come il latte fosse sempre rimasto nella disponibilità del produttore. Il segretario ora ha correlato la missiva alla tutela degli interessi della cooperativa, “che faceva solo attività di servizio” e della cui contabilità non si occupava. Per l’accusa la lettera resta la prova regina, per la difesa l’imputato è estraneo agli addebiti. Ma a risultare decisiva, come accade sempre più spesso nei processi italiani, sarà la decorrenza dei termini.


Il tortuoso iter del procedimento ha visto per due volte la revoca del fallimento di Agricola Emiliana per un difetto di notifica, in primo grado a fine 2006 e in corte d’appello civile di Bologna due anni dopo. Il Pm titolare del fascicolo, Domenico Ambrosino, ha quindi depositato l’istanza di fallimento d’ufficio per poter contestare a Facchetti anche i reati di bancarotta documentale e per distrazione. Ma alla vigilia dell’udienza preliminare il Csm ha accolto la richiesta di trasferimento a Bologna fatta a suo tempo dal dottor Ambrosino.


Un altro stop forzato è arrivato nel giugno 2009 con l’arresto del curatore fallimentare: il commercialista Ruggiero Speranzoni è stato condannato per aver truccato un pubblico incanto (questione estranea al caso Emiliana) assieme all’avvocato Luca Ghelfi, giovanardiano candidato per il Pdl alla presidenza della Provincia. La Procura di Modena ha stralciato e trasmesso a Parma per competenza la posizione di Rainieri con ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante false fatture (reato punito da 1 anno e 6 mesi a 6 anni di reclusione).


Il dibattimento nel tribunale di Fidenza sta procedendo in una corsa contro il tempo che prevede l’escussione di testimoni come Giuseppe Facchetti (nella veste di imputato in procedimento connesso), l’esame di Rainieri, la requisitoria e l’arringa. Il deputato leghista aveva auspicato, al momento del rinvio a giudizio, di “ottenere giustizia in tempi brevi”. Invece la tagliola della prescrizione, cui nessun politico finora ha rinunciato, scatterà certamente prima dei tre gradi di giudizio.


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