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mercoledì 20 aprile 2011


Il vicepresidente della provincia di Teramo, Renato Rasicci (Pdl), chiama la prefettura per aiutare l'amico del figlio. Al ragazzo era stato ritirato il documento per il tasso alcolico oltre i limiti di legge. Ora indaga la procura

Una festa in piena notte. Un ragazzo che ha problemi con la polizia per una storia di documenti. Un politico importante del centrodestra che telefona alla Prefettura per chiedere un favore. Il favore che arriva e… tutti finiscono sotto inchiesta. Sembra una storia già sentita, vero? E invece no, questa è nuovissima. Ed è tutta in salsa teramana, anche se, come il “Ruby gate”ufficiale, rischia di avere ripercussioni politiche anche pesantissime. Ma andiamo al fatto. È agosto del 2010, sabato notte, ad Alba Adriatica si tira a far mattino, come in tutte le località di mare.


Davanti allo chalet “Il faro” c’è una comitiva di ragazzi, tutti più o meno ventenni, ridono e scherzano. Poi qualcuno va a prendere la macchina, ormai si sono fatte le tre e bisogna pur avviarsi sulla strada di casa. Un’ultima sgommata, qualche manovra un po’ forzata per strappare l’ultima risata alle ragazze del gruppo, il traffico che si ferma e, in un attimo, i lampeggianti della pattuglia della polizia stradale di Giulianova.
L’alcol test del ragazzo alla guida rivela un tasso esagerato, superiore al massimo del massimo consentito. Patente ritirata, subito. Il ragazzo, però, non si rassegna: tra gli amici, quella sera, allo chalet, c’è anche il figlio dell’assessore al Sociale e vicepresidente in quota Pdl alla Provincia di Teramo, Renato Rasicci, che chiama papà.


L’assessore pochi minuti dopo arriva sul posto del controllo della polizia. Sulle prime avrebbe cercato di intercedere in favore del ragazzo che aveva perduto la patente, poi però, vista l’assoluta fermezza de poliziotto, la cosa avrebbe preso un’altra piega, che è il motivo scatenante dell’inchiesta. Rasicci, sbandierando il ruolo pubblico ricoperto, avrebbe detto al poliziotto di essere certo di poter far riavere la patente al ragazzo in tempi brevissimi. Fin qui, forse, solo un attimo di nervosismo.


Invece, va proprio così: il ragazzo torna in possesso della patente due giorni dopo e il poliziotto che l’aveva multato consegna tutto alla procura della Repubblica, che apre un’inchiesta coperta dal massimo riserbo.
Scopo dei magistrati, a questo punto, è verificare come e perché la Prefettura abbia deciso di restituire la patente al ragazzo, visto che quel tasso pretenderebbe il ritiro per almeno un anno, e soprattutto se, e se sì quanto, in questa decisione abbia potuto influire l’assessore e vicepresidente, con il suo ruolo pubblico. La questione è, come si intuisce delicatissima, anche perché sul registro degli indagati sarebbero già finiti sia l’assessore sia i funzionari della Prefettura.


Di avvisi di garanzia, però, Rasicci, dice di non averne ricevuti, ma sul fatto non smentisce, anzi: “È vero, sono stato chiamato alle 3 di notte di sabato da mio figlio e sono andato a vedere cosa accadesse, ma la polizia, per privacy, non mi ha detto nulla, se non che mio figlio non c’entrava – racconta il vicepresidente della Provincia di Teramo – il lunedì successivo ho chiamato la Prefettura, ma il Prefetto non c’era, è tornato il martedì e mi ha detto di parlare con il comandante della polizia stradale di Teramo, poi mi hanno fatto compilare un modulo scaricato da Internet e il ragazzo, il mercoledì, ha riavuto la patente, ma è tutto regolare… il procedimento penale va avanti, ma intanto il ragazzo, che fa il rappresentante, può lavorare… che c’è di male?”.

da Il Fatto Quotidiano del 19 aprile 2011



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