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martedì 19 aprile 2011

L'accusa aveva chiesto anche la condanna dei manager degli istituti di credito. I pm lasciano l'aula senza dire una parola: per loro è una sconfitta che pesa. Ma soprattutto inattesa. Senza parole anche tutti i risparmiatori (qualcosa come 30 mila) che non avevano accettato transazioni e avevano preferito costituirsi parte civile nel processo


Assolte le banche, trentamila risparmiatori a bocca asciutta. I pubblici ministeri che lasciano l’aula a testa bassa e gli avvocati della difesa che si abbracciano ed esultano, quasi con le lacrime agli occhi. E’ l’immagine dopo la lettura della sentenza con la quale i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno assolto le quattrobanche straniere imputate per la legge 231 in relazione al reato di aggiotaggio per il crac della Parmalat, le quali erano anche responsabili civili. Assolti anche i manager degli istituti di credito. Nel corso di tutte le udienze la percezione per l’accusa era quella di andare verso una vittoria quasi scontata – confortati dai precedenti e dalla durezza con cui il giudice Gabriella Manfrin conduceva le udienze – ma alla fine il tribunale ha smentito tutti.

Sul banco degli imputati c’erano i rappresentanti  di Morgan Stanley, Citigroup, Deutsche Bank e Bofa e cinque funzionari imputati per il crac Parmalat. Nei confronti degli istituti di credito, che rispondono in base alla legge 231 sulla responsabilità penale dei soggetti giuridici, l’accusa aveva chiesto una confisca per 120 milioni di euro circa. Per i funzionari, invece, sono state avanzate richieste da un anno a un anno e quattro mesi.

Una sconfitta pesante per la Procura – i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Carlo Nocerino – hanno lasciato l’aula senza dire una parole, ma è sopratutto un colpo di grazia, per giunta inatteso, per tutti quei risparmiatori che avevano rifiutato di transare con le banche e avevano preferito costituirsi parte civile nel processo.

Bank of America “esprime la propria soddisfazione per l’assoluzione”. In una nota, l’istituto di credito americano, sottolinea che “non solo il reato non sussisteva ma Bank of America disponeva di modelli organizzativi idonei”. “Ancora una volta – si legge ancora nella nota – e’ stato confermato che “nessuno dei dipendenti di Bank of America fosse a conoscenza della frode di Parmalat e che la stessa è stata perpetrata solo da alcuni suoi esponenti con l’assistenza di alcuni revisori contabili”.

Da parte sua, Citigroup, “è lieta che il tribunale abbia pienamente riconosciuto le ragioni proprie e del proprio collaboratore. Citi ha sempre sostenuto di essere stata defraudata da Parmalat – si legge nella nota  - la sentenza conferma inequivocabilmente che Citi e i propri collaboratori non ebbero alcun ruolo nella perpetrazione della più significativa bancarotta fraudolenta nella storia italiana. Questa decisione – continua l’istituto di credito – è solo l’ultima di una serie di 20 sentenze in nostro favore (arriva dopo 19 precedenti decisioni in due diverse giurisdizioni – in Italia e negli Stati Uniti – in tribunali sia civili che fallimentari). Confortati da questa decisione, continueremo a difendere le nostre ragioni davanti a qualsiasi tribunale italiano o straniero”.

Durissima la reazioni di Codacons: “E’ una vergogna: i magistrati italiani scendono in campo contro processi brevi e prescrizioni, portando in esempio proprio casi come Parmalat, ma appena possono assolvono le banche che hanno venduto carta straccia, dando così torto ai cittadini”. E’ quanto afferma il presidente dell’associazione dei consumatori,  Carlo Rienzi.  ”I risparmiatori devono proseguire la battaglia in sede civile per far valere i propri diritti contro i potentati bancari”

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