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domenica 17 aprile 2011

Vorreste evitare un disastro ambientale? Un sottile pensiero egoista vi attraversa l’animo e vi fa domandare se esiste su questa terra un luogo in cui sentirsi davvero sicuri? L’Estonia è la risposta.
L’11 marzo un terremoto seguito da uno tsunami ha devastato il Giappone, qualche giorno fa in Birmania un forte sisma ha causato circa un centinaio di morti. A febbraio il vulcano Palusan nelle Filippine ha minacciato la gente del luogo mentre solo l’anno scorso un’ alluvione ha provocato milioni di sfollati in Pakistan. Solo nell’aprile del 2009 un terremoto di magnitudo 5.9 distruggeva L’Aquila.
La lista delle catastrofi naturali che ogni anno cambiano la geografia del pianeta provocando, di conseguenza, il disagio di centinaia di milioni di persone è lunghissima. Viene dunque da domandarsi se esistano dei luoghi in cui sentirsi sicuri.

Ha tentato di fornire una risposta il giornalista Jeremy Singer – Vine della rivista Slate andando ad interrogare direttamente il database in cui sono registrati tutti gli 11 mila eventi di natura distruttiva degli ultimi cento anni. Si chiama International Disaster Database ed è gestito dal Centro per la ricerca sull’Epidemiologia dei Disastri che ha sede in Belgio. Ebbene, sembra che la lista dei Paesi che hanno subito meno alluvioni, uragani, terremoti ecc… sia l’Estonia, seguita da Quatar, Barhein, Emirati Arabi Uniti e Andorra.
A monito di coloro che sarebbero disposti a trasferirsi in Estonia o Quatar anche domani, sta il fatto che i dati riportati all’interno del Database presentano alcuni gap informativi, specie relativi agli ultimi anni. E’ possibile dunque ipotizzare che anche in queste Nazioni si siano verificati disastri non registrati.
Ma qual è il criterio con cui viene stipulata la lista? La catalogazione avviene a partire dal numero di vittime umane causate. Un parametro macabro che, in alcuni casi non si rivela essere il più corretto, ma è sicuramente l’unico che permette agli scienziati di comparare eventi di natura molto diversa tra di loro come i terremoti con gli uragani o con le carestie. Il motivo della imparzialità sta nel fatto che molto spesso il numero di vittime dipende dalla densità abitativa di un luogo o al contrario dalla sua efficienza costruttiva ed evoluzione tecnologica. Non a caso risultano al primo posto tra le Nazioni più colpite Etiopia e Bangladesh.
In base a quanto sopra, le catastrofi che hanno maggiormente segnato l’Italia sono state il terremoto di Messina che all’epoca provoca 75 mila vittime e quello della Marsica, nel 1915, che ne causò trenta mila.




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