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giovedì 18 novembre 2010


E' dei giorni scorsi la pubblicazione del rapporto 2010 sulla liberta' di stampa nel mondo. Curato da “Reporters sans frontières”, almeno a livello europeo, e' un punto di riferimento per calibrare come questo fondamentale livello di civilta' viene applicato nei vari Paesi.

Il nostro Paese non ha mai avuto una posizione brillante in questa classifica. Anche quest'anno ce lo conferma con il suo 49mo posto, piu' in alto -tra i Paesi Ue- solo a Romania (52mo), Grecia e Bulgaria (entrambe al 70mo) (1). Ma fa specie che l'Italia abbia il 49mo posto come il Burkina-Faso, e prima di lei ci siano, per esempio, Paesi come Tanzania, Suriname, Mali, Ghana, Namibia, Paesi che abitualmente non sono considerati punto di riferimento in materia di liberta'... ma evidentemente qualcosa non funziona nel nostro Stivale. Per capire la situazione, i primi sette posti, Finlandia in testa, sono nostri partner della Comunita' Europea.

In “compenso” l'Italia non e' considerata tra i nemici di Internet. Un Internet, pero', che e' poco usato, costoso e lento... e forse per questo che le grinfie del potere lo lasciano ancora “sciolto”, tant'e' che non lo degnano neanche di leggi specifiche. Assenza di leggi che, per non farsi chiudere i siti web e affermare liberta' d'espressione e di opinione si puo' fruire solo dellla costosissima via giurisprudenziale. 
La situazione inquietante, come commentano a “Reporters sans frontières”, e' che in questa classifica diversi Paesi Ue continuino a perdere posizioni o a non migliorare.
La pubblicazione di una classifica del genere sarebbe stata occasione per avviare quantomeno una riflessione e un confronto sul 49mo posto del nostro Paese. Abbiamo aspettato, ma prendiamo atto che silenzio e, probabilmente, imbarazzo hanno avuto il sopravvento. 
Perche'? Semplice. Si puo' considerare regime di liberta' di stampa quello in cui praticamente tutti i giornali hanno finanziamenti da parte dello Stato, anche grazie a finti organi di partito di altrettanti finti partiti creati dal parlamentare compiacente per avere il proprio media di riferimento? No! Da considerare, inoltre, anche i soldi che amministrazioni locali e regionali devolvono ai media locali. Fino al “problema” per eccellenza: il capo del Governo, da cui dipende la radio e la tv di Stato, che e' proprietario dei tre principali canali tv “non di Stato”, di una pletora di radio e, grazie anche a leggi specifiche, si sta muovendo nello stesso modo nel digitale terrestre. A parte poche tv e radio regionali e locali che sono indipendenti, a livello nazionale l'unica tv che apparentemente non rientra in questo giro e' La7 di Telecom Italia... una Telecom Italia prona ai giochi di potere per non mollare la propria rete telefonica regalatagli quando era ufficialmente in regime di monopolio, e che per questo -bloccando il tutto- sta costringendo l'Italia ad essere agli ultimi posti nel mondo nella fornitura di banda larga.
Perche', quindi, ci dovrebbe essere un confronto? Visti gli attori e visto il metodo di spartizione che tutti accontenta, essenzialmente a discapito di qualita' ed economicita' per consumatori e utenti, il silenzio e' dovuto.

Aspettiamo il rapporto 2011?



(1) Nel 2009 era al sempre al 49mo posto, nel 2008 al 44mo, nel 2007 al 35mo.

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