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domenica 9 dicembre 2012

Il pm ha corretto il capo d'imputazione: preterintenzionale anziché colposo. Il 7 maggio testimonieranno i familiari

di Checchino Antonini

Il tempo di modificare il capo d'imputazione, così come aveva indicato il gup, e il processo per l'omicidio preterintenzionale di Michele Ferrulli si apre e subisce un primo rinvio alla tarda primavera quando, il 7 maggio, saranno sentiti i testimoni dell'accusa e i familiari, la vedova, la figlia e il fratello, dell'uomo che incappò nel "solito" violentissimo controllo di polizia senza più tornare a casa. I quattro poliziotti imputati non si sono presentati all'udienza di stamattina a Milano e il collegio s'è riservato di decidere sulla richiesta di riprese televisive dato l'alto interesse pubblico di questo processo.

Il pm, una delle parti civili e uno degli accusati si sono opposti all'ingresso in aula delle telecamere ma Fabio Anselmo, legale dei Ferrulli e di altri casi del genere, ha ripetuto che «i diritti e gli interessi coinvolti in questo procedimento costituiscono fondamento dello stato democratico». Gaetano Thiene dell'Università di Padova, perito anche nei processi Aldrovandi e Cucchi - per le parti civili proprio come l'avvocato Anselmo - ha scritto che «la causa della morte è stata un violento attacco ipertensivo, verosimilmente precipitato dallo stress emotivo del contenimento, dall'eccitazione da intossicazione da alcool e dalle percosse con tempesta emotova e iperattivazione adrenergica».

Pesava 147 chili Michele Ferrulli ed era alto nemmeno 1 metro e 80. Obeso e iperteso. Il 30 giugno del 2011 stava ascoltando musica ad alto volume a Milano, in via Varsavia, davanti a un bar. Per gli uomini della volante che intervennero era troppo aggressivo e «ostile». Quindi fecero venire un altro equipaggio. Seguì una colluttazione così sopra le righe che i quattro agenti subiranno un processo ma non per eccesso colposo nell'omicidio colposo del Ferrulli - come scritto nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari - bensì per omicidio preterintenzionale perché le manganellate di quella sera e le modalità dell'intervento lo fecero fuori.

Alle 22 arrivarono sgommando le volanti. 13 minuti dopo fu avvisato il 113. Mezz'ora di manovre rianimative non servirono a nulla. Alle 22.50 verso l'ospedale si mossero ma l'uomo ci arrivò cadavere. E, il giorno appresso, secondo il pm, i quattro firmarono pure un rapporto artefatto smentiti da un telefonino di nuova generazione che li avrebbe immortalati mentre lo pestavano di brutto che lui era già a terra. L'autopsia del 5 luglio parlerà di insufficienza contrattile acuta del ventricolo sinistro con edema polmonare e cerebrale. La sbornia di quella sera, secondo i medici, non c'entrava nulla con la morte. L'hanno ucciso le botte.




Fonte: popoff.globalist.it

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