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giovedì 4 ottobre 2012

Le organizzazioni aderenti al comitato sardo Stop Opg scrivono una lettera aperta al Presidente della Regione Cappellacci e all’Assessore regionale alla Salute Simona De Francisci e lanciano “Il Mese dei Diritti Umani” in Sardegna.

La lettera aperta:

“Stop Opg” chiede al Presidente della Regione Ugo Cappellacci e all’Assessore regionale alla Salute Simona De Francisci di sostenere la campagna per l'abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari. Una campagna per restituire cittadinanza e diritti alle 33 cittadine e cittadini, ancora rinchiusi negli Opg della penisola, luoghi in cui si continua a soffrire e a morire. Le risorse finanziarie utilizzate per segregare e danneggiare queste persone possono essere utilizzate per offrire ad ognuno di loro un percorso di accoglienza, cura, assistenza e inclusione sociale nel proprio territorio. Ritardi, assenze del Governo e della nostra Regione, tagli che colpiscono i servizi ASL e i comuni, omissioni anche da parte degli operatori, rendono ancora incerto il processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, e sempre più rischiosi gli esiti della recente Legge 9 del 2012. Chiudere gli OPG significa fare buona assistenza nel territorio per la salute mentale, come dice la legge 180, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Consiglio d’Europa, e come dimostrato nei luoghi in cui le norme sono state correttamente applicate. Non possono essere più tollerati le strutture residenziali segreganti, farmaci come unica risposta al bisogno di cura o, peggio, pratiche di contenzione meccanica e farmacologica e perfino l’elettroshock.

Le condizioni inaccettabili cui sono costretti a vivere 33 cittadine/i sardi preoccupano le nostre organizzazioni e reclamano interventi forti da parte delle istituzioni. Le risorse finanziarie utilizzate per segregare e danneggiare queste persone potrebbero essere utilizzate per offrire ad ognuno di loro un percorso di accoglienza, cura, assistenza e inclusione sociale nel proprio territorio. Ritardi, assenze del Governo e della nostra Regione, tagli che colpiscono i servizi ASL e i comuni, omissioni anche da parte degli operatori, rendono ancora incerto il processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, e sempre più rischiosi gli esiti della recente Legge 9 del 2012.

Gli attuali OPG dovrebbero chiudere entro marzo 2013, ma l’attenzione sembra solo concentrata sull’apertura delle strutture residenziali sanitarie "speciali”, molto simili agli ospedali psichiatrici (mini OPG): rischiamo di ritrovarci con numerosi piccoli manicomi disseminati nelle diverse regioni, compresa la Sardegna.

Evitare l’OPG è possibile, giusto e vantaggioso economicamente sia per dimettere le persone internate che per fermare nuovi internamenti:

• se la presa in carico dei servizi di salute mentale è precoce e globale

• se c'e' un progetto terapeutico-riabilitativo individuale che coinvolge la comunità locale

• se esiste un coordinamento con la magistratura

• se si applicano le sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e 2004.

Chiudere gli OPG significa fare buona assistenza nel territorio per la salute mentale, come dice la legge 180, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Consiglio d’Europa, e come dimostrato nei luoghi in cui le norme sono state correttamente applicate. Non possono essere più tollerati le strutture residenziali segreganti, farmaci come unica risposta al bisogno di cura o, peggio, pratiche di contenzione meccanica e farmacologica e perfino l’elettroshock.

Chiediamo al Presidente Cappellacci e all’Assessore De Francisci di sostenere le istanze del Comitato Stop Opg, per:

• restituire cittadinanza e diritti alle 1.500 persone, compresi i 33 cittadine/i sardi, ancora rinchiusi negli OPG, dove si continua a soffrire e a morire.

• abolire gli istituti giuridici che fondano l’ospedale psichiatrico giudiziario, negando diritti e cittadinanza alla persona malata di mente.

• affermare il valore della “legge Basaglia”, fondamentale per la democrazia e le libertà nel nostro Paese, contro ogni tentativo di riportarci agli anni bui dei manicomi e della psichiatria come strumento di repressione e controllo sociale.

• sostenere la "presa in carico” delle persone, insieme ai familiari, con centri di salute mentale accoglienti, aperti sulle 24 ore, per la salute mentale di comunità, a domicilio, in residenze abilitative piccole, nell'inclusione lavorativa, abitativa e sociale.



Cagliari, Sabato 29 Settembre 2012


Il “Mese dei diritti umani”.

L'articolo 5 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo recita che “nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti”. Nessun governo può utilizzare l'emergenza pubblica, la sicurezza e l'ordine pubblico per giustificare la tortura delle persone e negare i loro diritti. Il comitato sardo “Stop Opg” in occasione della giornata mondiale dei Diritti Umani che si celebra in tutto il mondo, organizzerà un mese di eventi di cultura e approfondimento per sensibilizzare le cittadine e i cittadini sardi alla tutela dei diritti umani. Le tematiche che verranno trattate vanno dall'abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari, ai diritti nel mondo della salute mentale e al riconoscimento dei diritti civili delle persone private della libertà personale. L'iniziativa di Stop Opg è denominata “Il Mese dei Diritti Umani” e sarà organizzata dal 10 novembre al 10 dicembre 2012. La data del 10 dicembre è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948. Le organizzazioni sensibili e interessate potranno organizzare un evento in ogni comune della Sardegna all’interno di questo periodo e dovranno comunicare giorno, luogo e titolo dell’evento, al Comitato Stop Opg, entro il 15 ottobre.


Il Portavoce del Comitato sardo “Stop Opg”

Roberto Loddo

contatti:
stopopgsardegna@gmail.com
http://stopopgsardegna.com/


fonte: osservatoriorepressione.org

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