Il mio nome era Carlos


Due storie ispirate dalla notizia, pubblicata in questi giorni sui giornali, del coinvolgimento della Chiesa cattolica argentina nel massacro dei desaparecidos per bocca del principale responsabile, l’ex dittatore Jorge Videla. 

di Piero Cammerinesi

Il mio nome era Carlos. Ero a casa della mia fidanzata quando i militari hanno fatto irruzione e ci hanno portati via.

La nostra colpa? Avere il nostro nome nell’agenda di un prigioniero politico. La dittatura argentina in quegli anni non andava tanto per il sottile. Siamo stati separati e brutalmente picchiati. Io sono stato torturato sino a confessare crimini che non avevo commesso. Ogni tipo di tortura possibile che la mente stessa non riesce ad afferrare, fino a pregare di poter finalmente morire.

Poi un giorno io e decine di altri sventurati come me siamo stati caricati su un aereo militare, senza sapere dove ci avrebbero portati. Il terrore più totale ci ha colto quando, nella notte più buia, i soldati, tra risate e scherni, hanno aperto gli sportelloni e ci hanno precipitato, legati tra di noi, nell’oceano gelido e oscuro. La morte pietosa ci ha accolto tra le sue braccia e presto abbiamo incontrato la Luce.


Il mio nome era Marina. Insieme al mio fidanzato sono stata gettata nelle carceri della mia città, umiliata, torturata, stuprata. Il dolore che provavo era indefinitamente amplificato dal fatto che aspettavo un bambino, una creatura che avevamo voluto intensamente con il mio fidanzato, anche lui scomparso nelle segrete delle carceri politiche. Mi hanno fatto vivere fino a che ho partorito la mia creatura, un povero esserino indifeso e prematuro. Subito dopo sono stata caricata, nella notte gelida, su un aereo militare e gettata viva e terrorizzata nell’oceano.

È passato molto tempo da allora e il nostro percorso nel Mondo spirituale ci ha tolto di dosso ogni dolore, odio o terrore. Ma non è stato né rapido né facile; venir strappati alla vita a vent’anni e non sapere perché non è qualcosa che si supera subito, anche di là della soglia.

Per molto tempo abbiamo vissuto da esseri disincarnati ma richiamati ancora al legame terreno dagli echi del dolore dei nostri cari, che per decenni non hanno saputo perché e dove piangerci. Il loro dolore non ci faceva staccare dalla vita appena conclusa, noi, gli oltre settemila giovani desaparecidos argentini, le cui vite sono state brutalmente interrotte da uomini schiavi anch’essi del terrore e dell’ingiustizia.

Ora i nostri cari hanno saputo, tutto il mondo ha saputo. Ora l’anziano dittatore di allora, Jorge Videla – in attesa di pagare il suo debito karmico verso di noi - ha rivelato al mondo come e perché tutto ciò poté accadere. Questo è bene perché è un inizio di verità che potrà rendere più comprensibile quei lontani avvenimenti.

Videla ha rivelato anche qualcosa che solo noi allora sapevamo e che più di ogni altra cosa ci fece soffrire, una volta attraversata la soglia della morte; coloro in cui noi - ancora in vita - riponevamo delle - per quanto esili - speranze, i sacerdoti, i ministri del culto cattolico furono complici e conniventi del nostro massacro.

Solo quando abbiamo finalmente incontrato la Luce del Mondo spirituale abbiamo capito che quel Cristo che loro invocano sulla terra nulla ha a che vedere con il Cristo reale, è bensì il demone che ha avvinto la Chiesa e l’ha incatenata al suo potere terreno. Parlano di Cristo ma agiscono in nome di quel demone. Che tutti sappiano e ricordino, perché solo la consapevolezza terrestre e il perdono spirituale potranno impedire che quanto noi avemmo a soffrire possa ripetersi.



fonte: Coscienzeinrete.net


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