giovedì 23 ottobre 2014

Monte di Procida, uccisa dai veleni a 37 anni. Il fratello: "Qui si muore ancora"




Giuseppe ci mostra la Cava Lubrano, una ex cava di pozzolana che si trova a poca distanza dalla costa nella frazione di Baia del comune di Bacoli. La magistratura portò alla luce un traffico di rifiuti speciali provenienti dal nord Italia

Di Ada Palma - ildesk.it

BACOLI - Il silenzio mediatico è calato sul “biocidio”, ma nel territorio campano si continua a morire. Giuseppe Looz, che abita ai confini tra Monte di Procida e Bacoli, racconta la storia di sua sorella, Felicia detta Lina, morta a 37 anni nel maggio del 2013, esattamente il giorno del suo compleanno.

A Felicia era stato diagnosticato in un primo momento un Leiomiosarcoma all'utero e poi addominale. Ha subito tre cicli di chemio. Dopo la seconda operazione, Felicia aveva la parete addominale senza più pelle, erano addirittura visibili gli organi interni, aveva delle spugne che avrebbe dovuto servire da sostegno. Una domenica pomeriggio, mentre erano a casa, il fratello l’ha sentita urlare, e si è reso conto che lo stomaco di Felicia era completamente esploso, il siero fuoriusciva ovunque. Giuseppe racconta il suo rammarico nell’aver cercato di fare di tutto pur di salvare e rendere felice la sorella: capito che non c’era più nulla da fare, ha taciuto alla famiglia la verità pur di rendere sereno l’ ultimo Natale della sorella.


In Campania si continua a morire, a Monte di Procida, a Bacoli come a Chiaiano e a Giugliano e in tutte quelle terre una volta fertili ora divenute vere e proprie discariche. Giuseppe ci mostra la Cava di Lubrano, una ex cava di pozzolana che si trova a poca distanza dalla costa nella frazione di Baia del comune di Bacoli. In quella cava la magistratura portò alla luce un traffico di rifiuti speciali provenienti dal nord Italia, che venivano mescolati alla pozzolana e riutilizzati in edilizia. Una cava dei veleni che non ha mai ricevuto una bonifica completa con la caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda. 
Ora in cava Lubrano, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dato il via libera per un progetto con fondi privati per la realizzazione di un resort ed un attracco barche, senza imporre la bonifica dei suoli. Di tutto questo se ne sta occupando l’associazione “FreeBacoli”, che da anni si muove sul territorio per tutelarlo. Giuseppe è anche un attivista contro il biocidio, ha partecipato lo scorso anno a tutte le manifestazioni mostrando la foto di sua sorella, e ora non è disposto a fermarsi. A volte ci si sente impotenti davanti a tutto questo dissesto, ma lui non vuole fermarsi: lo vuole fare per i bambini, per le nuove generazioni che non possono pagare per le colpe degli altri.


Fonte: ildesk.it



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