venerdì 17 ottobre 2014

Cilento come Chernobyl, il cancro viene dai rifiuti

Come nella Terra dei Fuochi, questa volta in provincia di Salerno. Fusti interrati, malformazioni nei bambini, morti di cancro. Nel Cilento si muore per l’inquinamento, come nel casertano, ma nel silenzio generale.

di Angela Cimino - popoffquotidiano.it


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La Terra dei Fuochi non è solo quella zona delimitata tra le province di Napoli e Caserta. L’orrore ambientale tutto italiano più sconcertante dell’ultimo decennio, per tanti diversi aspetti, si estende, in realtà, fin nelle province di Salerno, Benevento e Foggia. E nella provincia di Salerno, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in quello che è il secondo geoparco più grande d’Italia, troviamo la signora Luigia Martello con la sua storia. Anche lei vittima, come tante altre, dell’altra Terra dei Fuochi, quella a sud di Salerno, la seconda delle quattro direttrici lungo le quali è avvenuto lo smaltimento illegale dei rifiuti. Lei, però, a differenza di altri è fortunata. Lei la sua storia ce la può raccontare. «La prima volta che sono stata all’ospedale Santa Chiara di Pisa risale al 1994. Ci portai mia madre per un carcinoma alla tiroide. Quello che mi colpì nello studio del professore che curava mia madre, posta dietro la sua scrivania appeso al muro, fu una grande cartina dell’Italia. In grassetto nero erano segnate tutte le regioni, le province e le città. L’unica area, esattamente solo il Vallo di Diano, era segnato in rosso!». Alla sua domanda «perché?» il professore spiegò che quella era una mappa dove si localizzava il focolaio del carcinoma alla tiroide. Il Vallo di Diano, per l’appunto.
Da tempo si conosceva la verità, da anni si parlava di fusti interrati, di terreni maleodoranti, di strane malformazioni. Ci si interrogava sul perché di tante malattie. Poi nel 2007 la svolta. La Procura di Santa Maria di Capua Vetere dà il via alle indagini che portano alla luce la gestione illecita dello smaltimento dei rifiuti provenienti dall’Italia e dall’estero. Quello raccontato nelle novantatré pagine dell’atto di accusa è un sistema criminale radicato e ramificato, sul quale si sono costruite fortune giocando sulla salute della gente. Accuse circostanziate, fondate sul contenuto di centomila intercettazioni telefoniche riscontrate da filmati, sequestri e fotografie. Trentotto le persone coinvolte nel giro di corruzione, tra gestori degli impianti di compostaggio, imprenditori, titolari di laboratori di analisi, autotrasportatori e agricoltori, per i quali c’è un processo in atto che rischia la prescrizione.


Il fiume Peglio per un determinato periodo si è colorato di rosa-viola.IL FIUME PEGLIO PER UN DETERMINATO PERIODO SI È COLORATO DI ROSA-VIOLA.
Nello stesso reparto d’ospedale dove è stata ricoverata la madre della signora Martello, si potevano riconoscere gli accenti dialettali della sua regione, del suo paese e dei paesi vicini al suo. Tante le persone provenienti dal Sud ricoverate lì per la stessa tipologia tumorale.
Qualche anno dopo, Luigia Martello è tornata in quello studio, ma non più da accompagnatrice, bensì da paziente. La stessa diagnosi: un carcinoma alla tiroide.
Il Vallo di Diano.IL VALLO DI DIANO.
«Ritornando a controllo nello studio del professore, non ho trovato più quella mappa», ricorda Martello, e alla medesima domanda di allora «perché?», questa volta il professore le ha risposto che non ha alcun senso delimitare una zona in pericolo se gli stessi abitanti non si sentono tali. «Questo è vero, noi non ci sentiamo in pericolo perché noi», afferma la signora Luigia, «noi non siamo ribelli, non sappiamo difendere i nostri figli. Ci fanno ancora credere che viviamo in quel pezzo di terra dove si respira aria buona e siamo ancora convinti che le verdure e la frutta hanno il sapore ancora di verdure e di frutta. Ma io non ci credo più e sono sempre più consapevole che i tumori sono ereditari sì, ma non da madre in figlio, ma da zolla a zolla».
In Italia, il tumore della tiroide è il quarto per prevalenza preceduto dai tumori della mammella, del colon-retto e dell’utero. Tra i fattori di rischio, è noto e accertato quello rappresentato dall’esposizione a radiazioni, sia nelle persone sottoposte a radiazioni terapeutiche sia esposte a materiale radioattivo, come nel caso del disastro di Chernobyl. E per la portata delle conseguenze sull’ambiente e sulla salute delle persone la Terra dei Fuochi è paragonabile solo a Chernobyl, la città ucraina tristemente nota per il disastro ecologico provocato dallo scoppio del reattore nucleare.
Nella zona del salernitano, negli ultimi vent’anni, le malattie oncologiche sono aumentate in maniera esponenziale. Non ci sono ancora dati certi al riguardo e le mappature rese note al pubblico non corrisponderebbero alla realtà. Ma la correlazione tra inquinamento ambientale da rifiuti, patologie tumorali e mortalità ha ragione di esistere in questa terra. Luigina ce lo dice «il professore presso il quale mi sono curata aveva mandato una delegazione di esperti per studiare il nostro territorio e il motivo di tanti casi di tumori alla tiroide concentrati soprattutto tra Sassano, Padula e Sala Consilina. Quella delegazione non fece in tempo a studiarne le cause, perché le loro domande ai cittadini diventarono scomode per alcuni politici del posto, che non esitarono molto a rispedirla indietro».
Un vero e proprio attentato alla salute pubblica quello che si è consumato a partire dagli anni Novanta in questi territori a sud di Salerno. Dietro a quelli che un tempo erano paradisi di natura incontaminata, gli stessi dove ha avuto origine e si è sviluppata la dieta mediterranea, oggi si nasconde solo un cimitero di rifiuti. Da anni si sapeva, si raccontava di terre inquinate, maleodoranti, pericolose. Episodi come quelli di qualche ignaro malcapitato, che, incautamente, ha raccolto delle verdure in uno dei terreni contaminati ritrovandosi con ustioni ai piedi e alle mani, si sono fatti passare quasi come leggende, storie fantascientifiche, magari come quelle raccontate ai bambini per vietare loro di andare a giocare in quei posti. Già da tempo si era al corrente della presenza di rifiuti tossici, ma tutti hanno taciuto o sono stati messi a tacere, compreso l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dal 1996, all’epoca ministro dell’Interno, era venuto a conoscenza della Terra dei Fuochi pensando bene, però, di secretare tutte le informazioni. Anche tra gli abitanti si vociferava di strani sversamenti di concimi nel cuore della notte, di pesci morti nei fiumi, di strade dove i bambini nascevano con le stesse malformazioni e quando nel 2007 è partita l’indagine da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere, quei bisbiglìi di fantomatici pericoli si sono trasformati in una agghiacciante e tangibile realtà.
Il corteo per l'ambiente e la salute tenutosi il primo maggio 2014 a Salerno. Presente una delegazione del Codacons Vallo di Diano.IL CORTEO PER L’AMBIENTE E LA SALUTE TENUTOSI IL PRIMO MAGGIO 2014 A SALERNO. PRESENTE UNA DELEGAZIONE DEL CODACONS VALLO DI DIANO.
Le accuse del sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie sono gravissime: associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti ambientali, traffico illecito di rifiuti speciali, disastro ambientale doloso che determina «palesi, evidenti, gravissime conseguenze negative e pericolose per la salute dei cittadini», gestione illecita di rifiuti inquinanti dispersi nell’ambiente, danneggiamento aggravato, falso e truffa aggravata ai danni di enti pubblici. Tutte attività commesse in associazione, attraverso una conduzione e una gestione illecita, da cinque aziende: la Naturambiente di Castel Volturno (Caserta), la Sorieco di Castelnuovo di Conza (Salerno), la Frama di Ceppaloni (Benevento), l’Ecologia Agizza di Napoli e la Espeko di Quarto (Napoli).
Grazie alle intercettazioni di centomila conversazioni telefoniche, decine di ore filmate dai carabinieri del Noe, pedinamenti e blitz si è potuta svelare la catena criminale che stava dietro allo smaltimento in Campania dei rifiuti provenienti sia dall’Italia che dall’estero. Si tratta di tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici che dovevano essere smaltiti negli impianti di compostaggio di proprietà delle cinque ditte coinvolte. Invece di produrre il cosiddetto compost, si legge nel decreto del Gip, «si procedeva alla famelica ricerca di terreni agricoli sui quali scaricare i rifiuti speciali che agricoltori compiacenti accettavano di infossare nei propri terreni in cambio di circa seicento euro a viaggio». Ovviamente corrotti anche i laboratori di analisi che falsificavano i certificati Fir, quelli che servono per identificare i rifiuti, «attestando l’avvenuto e corretto smaltimento di rifiuti provenienti dagli impianti di depurazione e compostaggio», leggiamo ancora nel decreto. Il tutto per un giro di affari stimabile, soltanto nel periodo dell’attività illecita monitorata, dal gennaio 2006 al luglio 2007, in cinquanta milioni di euro.
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Nel decreto del sostituto procuratore Ceglie c’è anche la lista dettagliata dei rifiuti interrati e dispersi nell’ambiente. Si tratta di scarti di tessuti vegetali, urine e letame di animali, fanghi derivanti da trattamenti di lavaggio, sbucciatura, centrifugazione, distillazione di bevande alcoliche, ceneri di carbone, imballaggi di carta e cartone, miscugli di cemento e ceramica, scarti dall’eliminazione di sabbie, rifiuti di mercati e mense, reflui di acque urbane e industriali. E poi, soprattutto fanghi da fosse settiche di ospedali, abitazioni civili e persino di navi approdate al porto di Napoli. Ifanghi tossici provenienti dal ciclo di lavorazione dei quattro impianti di depurazione campani, ovvero quelli di Napoli Ovest (Cuma), Napoli Nord (Orta di Atella), Area casertana di (Marcianise) e Mercato San Severino (Salerno).
Eppure, come se tutto ciò non fosse già abbastanza raccapricciante, si corre anche il rischio che il processo cada in prescrizione. Cominciato nel 2007 a Santa Maria Capua Vetere, poi trasferito a Salerno, il processo Chernobyl rischia, per effetto della legge Cirielli, di non riuscire a portare dietro le sbarre i colpevoli. Il reato più grave di disastro ambientale contestato ai trentotto imputati tra imprenditori, autotrasportatori e agricoltori, si prescriverà, presumibilmente, entro maggio 2019. La prescrizione è già avvenuta per alcuni reati minori. Le parole del giudice Dolores Zarone nel corso di un’udienza dello scorso dicembre nel tribunale di Salerno sono eloquenti: «Questo processo è morente».
«Voglio un risarcimento da tutti i sindaci, amministratori, onorevoli, assessori che hanno detto sì per un voto; da chi si è arricchito, vendendo un pezzo di terra per trasformarlo in deserto, da tutti, i vicini e lontani valdianesi, che non hanno saputo apprezzare, proteggere la mia e la loro terra». Parola di Luigia Martello.

Interviste all’imprenditore agricolo Mario Codanti e all’avvocato Matteo Marchetti, dell’ufficio legale della sede regionale Codacons.



Fonte: popoffquotidiano.it

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