lunedì 13 ottobre 2014

Chiarimenti sui vaccini: Montanari risponde

Vedi anche questa importante intervista al dr. Montanari sui vaccini: IL LATO OSCURO DELLE VACCINAZIONI OBBLIGATORIE 
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Roberta Doricchi intervista ancora una volta il dott. Montanari sui vaccini
Roberta Doricchi – Pensavo di avere esaurito l’argomento e, invece, direi quasi a furor di popolo, ci risiamo con i vaccini. Pare proprio che su questo tema non si trovi pace.
Stefano Montanari – Sì, parrebbe proprio.
RD – E in aggiunta pare che con lei ce l’abbia mezzo mondo.
SM – Più di mezzo, direi. Evidentemente io ho il dono di scontentare tutti.
RD – Come mai?
SM – In fondo la cosa è semplice: contrariamente ai tuttologi imperversanti, io parlo solo di ciò che conosco di prima mano e, non avendo interessi di quattrini o di potere da difendere, posso permettermi di parlare senza altro vincolo che non sia l’oggettività. L’ho sempre fatto, mi è sempre costato caro perché mantenere la posizione verticale e usare la lingua per parlare e basta crea problemi, ma non ho la minima intenzione di cambiare atteggiamento. Un’altra cosa che ha sempre infastidito ben più di mezzo mondo è che io sono disponibile a confrontarmi con chiunque perché su quello che affermo e che, come ho detto, è strettamente legato a ciò che conosco in prima persona, dispongo di prove certe e oggettive e non di chiacchiere. Insomma, benvenuto qualunque confronto secondo le regole della scientificità. Le pochissime volte che qualcuno, ormai in un passato remoto, ha accettato il confronto ne è uscito male. Ma ora, da anni, mi si controbatte solo cercando di attaccarmi non a suon di prove scientifiche ma personalmente, inventando le accuse più stravaganti e, comunque, del tutto fuori tema. L’essere obiettivo scontenta tutti perché oggi la gente si schiera a favore o contro qualunque cosa con l’intelligenza dei tifosi del calcio e, come accade per i tifosi del calcio, non è che la ragione stia in mezzo: non sta da nessuna parte perché, in un modo o nell’altro, hanno torto tutti.
RD – E per quanto riguarda i vaccini?
SM – Io sono sempre stato chiaro: non c’è chiarezza. Non c’è chiarezza dalla parte di chi i vaccini li fabbrica e li commercia, non c’è chiarezza da parte di chi pratica le vaccinazioni, non c’è chiarezza da parte dei media e, dall’altra parte, non c’è chiarezza da parte di chi i vaccini li combatte. Il solo dire questa ovvietà riscontrabile da chiunque mi ha messo nella posizione in cui mi trovo, un po’ bizzarra e un po’, lo ammetto, divertente, di essere inviso a chi sta di qua e a chi sta di là. Ancora una volta, chi più, chi meno, hanno torto tutti e, di conseguenza, non ha pienamente ragione nessuno.

RD – In che cosa non c’è chiarezza?
SM – Vediamo di riassumere al massimo le due posizioni opposte di chi mi accusa, partendo da chi, per comodità, chiameremo “vaccinatori”. La loro tesi è che, grazie ai vaccini, si sono debellate parecchie malattie infettive e che la pratica è priva di rischi o, almeno, che i rischi sono infinitamente inferiori ai vantaggi. Sulle malattie debellate io non sarei così sicuro. L’evoluzione delle patologie infettive è ben nota a chi si occupa di storia della Medicina: queste corrono su alti e bassi o, addirittura, scoppiano improvvisamente per poi scomparire o quasi, e riscoppiare e ritornare in stato di latenza, in un’alternanza continua che si perpetua nel tempo. Virus e batteri si evolvono senza sosta e lo fanno pure rapidamente. E sono le forme nuove con maggiore diversità rispetto a quelle di generazioni precedenti ad essere potenzialmente più patogene. Il motivo è semplice: il virus e il batterio non hanno alcun interesse a provocare la malattia o, peggio, la morte dell’ospite presso cui abitano perché questo significherebbe automaticamente perdere vitto e alloggio. Noi conviviamo pacificamente con un’infinità di virus e batteri che, nemmeno tanto di rado, si danno pure da fare per rendersi utili in cambio dell’ospitalità o della non belligeranza. Insomma, per essere aggressivo bisogna che il patogeno abbia la sfortuna di diventare tale non riuscendo a trovare un reciproco adattamento tra lui e l’ospite. Inoltre deve avere la possibilità di viaggiare e di trasmettersi da ospite ad ospite. È così che le malattie infettive hanno andamenti altalenanti e chi ha voglia di andarsi a vedere, giusto a titolo d’esempio, che cosa è accaduto nei secoli con la peste (che ha avuto di volta in volta batteri in evoluzione come responsabili) avrà di che meditare.
RD – Ma le malattie per cui ci si vaccina ora?
SM – Nemmeno loro sfuggono alla regola. I dati sono di un’evidenza lampante. Senza voler annoiare troppo chi leggerà questa intervista, diamo un’occhiata al tetano. I dati storici non lasciano dubbi: casistica e mortalità erano in calo vistoso da molti decenni prima che arrivasse la vaccinazione e, quando questa arrivò, accadde un fatto solo apparentemente paradossale: l’incidenza aumentò. Aumentò perché chi si era vaccinato, cioè diverse classi di lavoratori manuali, trascurò le precauzioni igieniche cui si era attenuto, cioè, magari semplificando un po’, non lavò più le piccole ferite derivate dal lavoro fidando sullo scudo ricavato dal vaccino. Ripristinata l’igiene, l’incidenza riprese a calare seguendo pedissequamente la curva in diminuzione che aveva assunto pre-vaccino. Di fatto, molte malattie infettive devono la loro diffusione ad un’igiene scarsa, igiene che, fortunatamente, è andata raffinandosi con il progredire della civiltà e con un progresso che è sia personale sia sociale. Se vogliamo essere oggettivi, non ci sono evidenze che le vaccinazioni abbiano alterato in modo significativo l’andamento fisiologico, se mi si perdona l’apparente ossimoro, della malattia.
RD – E i rischi?
SM – Qualunque farmacista sa e qualunque medico dovrebbe sapere che non esiste nessun farmaco privo di effetti collaterali, piccoli o grandi che questi siano. E i vaccini, ancora una volta, non fanno eccezione. Ognuno di questi deve avere una forma farmaceutica, il che sta a dire che deve presentarsi in una maniera tale da essere facilmente somministrabile, trasportabile, conservabile, ecc. Per di più, bisogna fare in modo che l’organismo reagisca in modo “vivace” alla somministrazione e, per questo, si aggiungono sostanze chiamate adiuvanti che sollecitano o, se mi si consente, stuzzicano la reazione. E stuzzicare l’organismo non è sempre qualcosa di benaccetto. Così al principio attivo – di fatto virus o batteri in forma attenuata, cioè resi più o meno inoffensivi, o frazioni di virus e batteri – viene addizionata una lunga serie di altre sostanze e a queste resta ad accompagnarsi un po’ di quanto residua più o meno volontariamente dalla lavorazione: proteine, globuli rossi, frammenti di DNA e quant’altro. Nessuna di queste sostanze può vantare un’innocuità assoluta e, in alcuni casi, per fortuna non comuni, queste possono diventare estremamente aggressive. Le reazioni allergiche sono gli incidenti più frequenti e su questo c’è anche il lato buffo: i bugiardini, cioè i foglietti che quasi nessuno legge allegati ai vaccini, ammoniscono di non praticare la somministrazione se il ricevente è allergico ad uno o più dei componenti. Il buffo sta nel fatto che i componenti non vengono elencati se non con molta superficialità e tacendone alcuni (cosa consentita dalla legge) e, dunque, è impossibile prendere precauzioni. Del resto, credo che siano ben pochi i medici o chi, comunque, pratica la vaccinazione che dedichi qualche minuto a cercare d’informarsi sulle condizioni del soggetto occasionale su cui sta intervenendo. A questo proposito occorre dire che la buona pratica medica prescrive che non si vaccini chi non è “in forma” o anche solo chi, per qualunque motivo, è già immune alla malattia. E invece si vaccinano addirittura bambini piccolissimi in preda a convulsioni. Di questa che è indubbiamente una follia ho testimonianza assolutamente certa da parte di pediatri. Insomma, i rischi ci sono da subito.
RD – E quelli a distanza?
SM – Se è vero che, quando sopravviene un problema, questo può avere conseguenze per tutta la vita del soggetto, in genere la manifestazione è visibile entro pochissimi giorni. Già il praticare vaccinazioni multiple, cosa su cui in Italia si esagera del tutto al di fuori della legalità con le vaccinazioni esavalenti praticate ai bambini in luogo delle tetravalenti, è qualcosa di quanto meno opinabile, obbligando l’organismo a reagire nei confronti di patologie ben diverse tra loro. Se, poi, questa impresa è richiesta ad un bambino di pochi mesi, siamo in un campo tutto da spiegare, Fisiologia alla mano. Bisogna anche sapere che a tre mesi un bambino ha un sistema immunitario ancora immaturo e, dunque, non sarà in grado di trarre benefici dal vaccino. Ma venendo agli effetti patologici, io mi trovo spesso a confrontarmi con genitori che mi raccontano come il loro figlio abbia sviluppato febbre alta immediatamente dopo la vaccinazione o, peggio, come abbia cambiato subito il proprio comportamento, magari reagendo poco e male agli stimoli esterni contrariamente a quanto faceva fino al giorno prima o piangendo in modo inconsolabile per lungo tempo. Mi è capitato anche d’imbattermi di persona in bambini diventati improvvisamente sordi e poi, ovviamente, sordo-muti come conseguenza. E i danni da vaccino, pur piano piano, vengono riconosciuti con frequenza crescente.
RD – Diceva delle vaccinazioni esavalenti…
SM – Sì, sono praticate in modo illegale in tutta Italia senza che la Magistratura blocchi questa evidente violenza. A parte l’assurdità biologica, la legge nostrana prescrive che ai bambini di pochissimi mesi si iniettino contemporaneamente, in tre momenti successivi tra il terzo e l’undicesimo fino al tredicesimo mese di vita, quattro vaccini [difterite, tetano, epatite B e poliomielite (n.d.r.)]. Ciò che avviene sempre, senza eccezione, è che a questi quattro si aggiungono illegalmente altri due vaccini [influenza da Haemophilus B e pertosse (n.d.r.)]. Oltre a quello alla Biologia, lo spregio alla morale, alla legge e anche all’economia è evidente. La Magistratura, evidentemente distratta da eventi ben più importanti della salute dei bambini, non se ne cura.
RD- E l’autismo?
SM – l’autismo è uno dei punti in qualche modo più dolenti. È incredibile trovarsi di fronte a chi nega la possibilità di questo effetto collaterale quando sono i produttori stessi ad ammetterlo. Basta leggere alcuni bugiardini come, ad esempio, quello allegato al vaccino trivalente Tripedia contro difterite, tetano e pertosse, o, ancor di più, certi documenti riservati (che io ho e che posso produrre) compilati dai fabbricanti per trovare conferma inequivocabile che l’autismo fa parte dell’elenco tutt’altro che scarno degli effetti indesiderati gravi, molti dei quali di origine neurologica. Come spesso accade per molti farmaci, nell’elenco compare anche la morte. Se i produttori stessi ammettono l’esistenza del problema, diventa curioso negarlo. Però funziona.
RD – Perché l’autismo viene negato?
SM – Beh, chi ha un figlio autistico sa di che razza di problema si tratta: qualcosa che rovina la vita non solo a chi ne è affetto ma a tutta la famiglia. Pensi solo all’angoscia di sapere che, morti i genitori o diventati incapaci di prestare cure, sarà ben difficile trovare chi si occupi in maniera degna del figlio. Paradossalmente la possibilità di contrarre autismo da un vaccino è cosa del tutto ufficiale e la si ritrova nella letteratura dedicata scritta persino, come ho detto, dagli stessi produttori, eppure non solo la si nega a gran voce ma si accusa di ogni malefatta, arrivando a deriderlo (una tattica abituale in moltissimi frangenti) chi solleva il problema. Provi ad interrogare i vaccinatori delle ASL o la soverchiante maggioranza dei pediatri e vedrà: chi in malafede, chi per schietta ignoranza, questi diranno che tutti gli scienziati del mondo negano il fatto. Non so se ha sentito il giornalista Massimo Gramellini, il vicedirettore de La Stampa e persona del tutto incompetente sulla questione, negare la possibile connessione con la solita bugia dalle gambe cortissime davanti a milioni di telespettatori alla trasmissione Che Tempo che Fa. Purtroppo la TV trasforma in verità rivelata qualunque fesseria e in detentore della verità qualunque ciarlatano. E, ancora purtroppo, chi, per qualunque ragione, diventa un divo televisivo perde molti freni inibitori che impongono modestia e onestà.
RD – Lei mi sta dicendo che i vaccini sono non solo inefficaci ma sono pericolosi.
SM – No: io ho detto un’altra cosa. Come per tutti i farmaci, l’attività dei vaccini è riservata ad una parte dei soggetti, una parte sperabilmente maggioritaria ma certo siamo ben lontani dalla totalità. Il solo pensare che i vaccini siano sempre e comunque efficaci è sintomo chiaro di non possedere le nozioni di base della Farmacologia. C’è, inoltre, da aggiungere che l’eventuale immunità ricavata dal vaccino è tutt’altra cosa rispetto a quella conseguita naturalmente dopo aver contratto la malattia. Il solo dover ricorrere ai cosiddetti richiami lo testimonia. E altrettanto il solo constatare che i bambini nati da madre vaccinata, per esempio, contro il morbillo possono ammalarsi fin da poco dopo la nascita di quella malattia mentre quelli partoriti da madre immune perché il morbillo se l’era preso per davvero non si ammalano fino ad un’età molto più avanzata. Insomma, quell’immunità a tempo viene trasmessa solo se non ci sono stati interventi artificiali. Per quanto riguarda i pericoli, l’ho detto: gli effetti collaterali sono descritti se non del tutto almeno in parte nei bugiardini stessi. Negarli è a metà strada tra il ridicolo e il criminale. Non bisogna pensare che vaccinazione significhi automaticamente un guaio, perché spesso, per fortuna, non è così. Bisogna solo essere coscienti che il rischio esiste e bisogna valutare, come m’insegnarono alla prima lezione d’università, il bilancio tra rischio e beneficio ogni volta che ci si propone di utilizzare un farmaco.
RD – Ora è disponibile una gamma piuttosto vasta di vaccini. Lei ha detto che, in qualche modo e con certe limitazioni, l’efficacia è innegabile. Ma sono tutti utili?
SM – Qui si sconfina dalla Farmacologia e dall’Immunologia per entrare in territori parecchio diversi. Partiamo dalla constatazione che tutte le malattie, anche quelle apparentemente più leggere, comportano rischi. Dunque, limitandoci a questo, potremmo pensare di vaccinarci usando tutto quanto l’industria rende disponibile e pensare che, bene o male, una difesa ce la siamo creata. L’altro corno del dilemma, però, è costituito dal rischio che la pratica vaccinale stessa comporta. In soldoni, noi dobbiamo mettere su un piatto della bilancia la probabilità di avere conseguenze gravi da una malattia da cui, peraltro, nessun vaccino può garantirci immunità, e sull’altro i rischi connessi all’introduzione nel nostro organismo di una serie di sostanze nei confronti delle quali non sappiamo con certezza come reagiremo. Ora, sia chiaro: io non sto dicendo un no a prescindere al vaccino. Dico solo che l’informazione deve essere completa. Far passare la pertosse o il morbillo o l’influenza stagionale per pericoli terribili è disonesto e altrettanto disonesto è convincere qualcuno che non solo il vaccino è innocuo sempre e comunque ma sempre e comunque è efficace. A questo punto siamo davvero all’ABC della Farmacologia e dell’Immunologia e chi ignora o finge d’ignorare questi concetti è quanto meno degno di sospetto. Aggiungo anche un aspetto psicologico e comportamentale. Può accadere, e accade, che un soggetto vaccinato non prenda le precauzioni necessarie per difendersi da una certa patologia e che, di conseguenza, quella patologia la contragga perché il vaccino non aveva funzionato. Oppure, più rozzamente, bisogna prendere in considerazione il rischio di contrarre altre malattie per mancanza d’informazione.
RD- Mi spiega quest’ultima frase?
SM – Prenda il vaccino contro il Papilloma virus. Non voglio entrare su temi come la sua necessità, la sua efficacia e la sua innocuità perché troppo ci sarebbe da dire e non andrebbe a favore né dei produttori né di chi le prescrive. Dico solo che diverse ragazzine vaccinate, anche spinte a questo da un tipo di pubblicità a dir poco criticabile, s’illudono di poter avere incontri sessuali senza troppe discriminazioni e senza troppi rischi al di là, magari, di una gravidanza indesiderata. Di fatto non è così. Non sto dicendo che il produttore pretenda che il vaccino protegga contro, ad esempio, la sifilide perché non è questo il caso. Sono la superficialità e la disinformazione che possono causare guai e illudere laddove nessuna illusione è possibile. Sia chiaro: il produttore non c’entra. È l’informazione il problema.
RD – E’ innegabile, però, che anche malattie lievi possono provocare conseguenze gravi.
SM – Non ci sono dubbi in proposito. Ancora una volta, però, bisogna essere critici. Se si va a dare un’occhiata appena meno superficiale del solito a chi viene dichiarato morto per un’influenza o per un morbillo, si vede che costoro erano già in pessime condizioni di salute e sarebbe bastato un qualunque stimolo negativo per ucciderli. Dunque, di fatto, questi non sono morti per l’influenza o per il morbillo ma sono morti con l’influenza e con il morbillo. Non per ma con. Volendo dare un’immagine domestica, quando si dice che la goccia ha fatto traboccare il vaso si dice il vero, ma responsabile del fenomeno è molto più il liquido già arrivato all’orlo di quanto non sia la singola goccia. E poi, come ho già detto, bisogna sempre valutare il bilancio tra rischio e beneficio di ogni somministrazione di farmaci, una somministrazione che non è mai gratis per l’organismo e che deve essere sempre giustificata. Sottolineo che il bilancio va calcolato non solo su base grossolanamente statistica ma individuo per individuo, cosa che rarissimamente si fa.
RD- Ma come tutti i farmaci anche i vaccini devono per forza essere stati sperimentati.
SM – Altro punto dolente. Oggi le case farmaceutiche fanno a gara per produrre vaccini contro una miriade di malattie, non poche delle quali davvero minori sia per diffusione sia per gravità. Un esempio è il vaccino contro il Papilloma virus. Gara, è ovvio, significa velocità. Da anni, ormai, i produttori godono di una sorta d’immunità dal punto di vista legale a livello planetario e le sperimentazioni sono quanto meno insufficienti. Per giudicare se un vaccino funziona o no occorrono coorti numerosissime di soggetti e, soprattutto, bisogna lasciare che la Natura risponda con i suoi tempi. Parliamo almeno di decenni e chi fa business non ha tutto quel tempo né vuole impegnarsi con troppi soggetti perché questo costa. È così che entrano in commercio vaccini che mi limito a dire tutti da spiegare e vaccini in cui i risultati della fase di sperimentazione vengono censurati se non sono funzionali al business. Non bisogna dimenticare il giro vorticoso di denaro che ruota intorno alle malattie infettive, un giro che spinge la grande industria non solo a gabellare per gravi o gravissime malattie di fatto innocue e a forzare la vaccinazione su soggetti troppo giovani o troppo vecchi per potere in qualunque modo beneficiare della pratica perché non s’immunizzerebbero mai, ma ad inventare di sana pianta pericoli di pandemie del tutto inesistenti, persino legate a forme patologiche rare e inoffensive. L’influenza suina o quella aviaria ne sono evidenze palesi che dovrebbero fare scuola e, invece, sono cadute nel dimenticatoio. Pensi ai milioni di dosi di vaccini del tutto inutili e in gran parte, per fortuna, inutilizzati che tanti governi nazionali sono stati indotti ad acquistare a fronte di spese tutt’altro che trascurabili. Chi volesse indagare su possibili casi di corruzione potrebbe forse avere molto lavoro. Lascio alla Magistratura il compito d’indagare, anche se vedo i magistrati più attenti ad altri problemi.
RD – E la ricerca?
SM- Da molto tempo la ricerca è nelle mani dell’industria, l’unico soggetto che disponga di quattrini. Se si vuole lavorare o, per meglio dire, se si vuole portare a casa la pagnotta, bisogna indossare la livrea del padrone e fargli da lacchè gettando alle ortiche la deontologia e la dignità personale fino all’ultima traccia. Pensi che esistono squadre di compilatori di articoli scientifici fasulli e quegli articoli vengono firmati da sedicenti scienziati che vengono compensati per metterci la faccia. E provi a pubblicare in una grande rivista medica un articolo in cui vengano riportati dati non proprio entusiastici sui vaccini o anche solo dubbi sulla loro efficacia e sulla loro  sicurezza. A margine, una cosa che i non addetti ai lavori ignorano, si sappia che occorrono parecchi quattrini perché la rivista accetti un lavoro e quei quattrini non sono certo facilmente a disposizione dei ricercatori se questi vogliono restare indipendenti. Molto da dire, inoltre, anche sui congressi medici. Spesso anche il solo accesso richiede l’esborso di cifre considerevoli e, anche se si trovano i soldi, non è detto che si abbia poi spazio per esprimersi se non si è del salottino buono. Non è una novità: anche ai bei tempi andati tutto questo accadeva, magari non con la frequenza e la gravità di oggi, ma la pratica è sicuramente vecchiotta.
RD – Perché ha detto “sedicenti scienziati”?
SM – Perché un requisito tanto essenziale quanto esiliato con beffe al seguito di chi pretende l’appellativo di scienziato è quello di possedere una moralità rocciosa. La Scienza ha senso solo se è al servizio dell’umanità. Il resto è altra cosa. A volte il resto è crimine. Quando leggo certi articoli spacciati per scientifici o sento certe dichiarazioni ex cathedra penso che solo una rivoluzione mondiale potrebbe tentare di salvarci. Non voglio vestirmi da populista, ma sono proprio gli strati più deboli della popolazione, i più ignoranti, i più emotivamente aggredibili ad essere le vittime abituali degli scienziati mascalzoni. E quell’ignoranza indispensabile al business viene seminata e coltivata senza trascurare nulla perché rende montagne di quattrini. A farmi arrabbiare ulteriormente c’è anche la cattiva memoria generale. Come ho già accennato, ci si dimentica subito delle pandemie fasulle o di qualche personaggio pescato con le mani nella marmellata a trafficare con virus e malattie, due evenienze non rara la prima, rarissima la seconda, perché spessissimo i delinquenti la fanno franca. Così la Storia non c’insegna niente.
RD- Già in altre interviste lei ha detto che il laboratorio che dirige ha analizzato diversi vaccini trovandoli inquinati. In breve, com’è la situazione?
SM – Ormai la cosa è vecchia di anni anche se, di tanto in tanto, aggiungiamo un vaccino. Ora siamo a 26 esemplari tutti diversi tra loro e in tutti e 26 ci abbiamo trovato particelle d’acciaio, di piombo, di bismuto, di alluminio, di silicio, di titanio, di tungsteno, di bario e di altre sostanze che certo l’organismo non gradisce. Ma, come insisto sempre a sottolineare, deve essere chiaro: il pericolo più grave non è costituito dagli elementi chimici in quanto tali bensì dal fatto che quella roba è presente in forma solida di corpo estraneo all’organismo. Perché e come quelle particelle siano finite nei vaccini non saprei dire. Ciò che posso affermare è che le cosiddette autorità tentano in ogni modo di far sì che la cosa, di per sé quanto meno degna di grande atenzione, passi per cosuccia senza importanza. Istituto superiore di sanità, Carabinieri del NAS e Magistratura, pure al corrente, fanno compatti il nesci, come diceva Giuseppe Giusti: fanno finta di nulla. L’Istituto superiore di sanità, poi, messo alle strette da una giornalista del settimanale Il Salvagente, ha reagito alle nostre analisi in un modo che definirò appena non solo totalmente privo di scientificità e onestamente insostenibile comunque lo si guardi, ma certo non consono al ruolo di controllo che l’Istituto viene pagato per svolgere. Aggiungo che un’istituzione che non serve non è solo inutile ma è dannosa.
RD – Perché solo 26 vaccini?
SM – Domanda ovvia e risposta che lo è altrettanto: perché ogni analisi ci costa un patrimonio e i soldi non sappiamo dove andarli a pescare. I vari comitati che si occupano di vaccini, e parlo di quelli che non mi guardano male, non riescono a raccattare il necessario per coprire le spese nude e crude di un’analisi e, in aggiunta, da anni ormai siamo in condizioni di lavoro a dir poco precarie principalmente a causa della sottrazione del microscopio elettronico indispensabile per le nostre ricerche compresa, beninteso, quella sui vaccini. Credo sia ampiamente noto che chi ha sottratto il microscopio imbavagliando quella ed altre ricerche è Beppe Grillo [http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2550-il-grillo-mannaro.html (n.d.r.)].
RD – Ecco: veniamo a chi si oppone alla pratica vaccinale e che, come ha appena detto, la vede male.
SM – Apparentemente siamo alla commedia dell’assurdo, ma così è. Nessuna assurdità perché le ragioni esistono. Per motivi che non voglio indagare esistono diversi comitati di chi, per comodità, chiameremo “anti-vaccinatori” che svolgono un’azione e che la svolgono in maniera curiosa. Stante l’evidente confusione che vige sull’argomento, una confusione voluta e ottenuta con successo dall’industria, dai politici e dagli scienziati corrotti e, scendendo nella scala, da non pochi operatori sanitari, a me pare ragionevole che la prima cosa da fare sia quella di ripulire il campo dalle erbacce, cioè dalle mille e mille bugie e omissioni per ottenere un’immagine obiettiva dei fatti. Questi comitati, invece, aggiungono le loro bugie e non sempre per mera ignoranza. Prenda il caso discusso anche di recente in tribunale dei cancri contratti dai militari. Di fatto non esiste la minima prova scientificamente sostenibile che a provocare quei tumori siano stati i vaccini. È del tutto vero che i militari sono sottoposti ad un bombardamento di vaccini che, per quantità e modalità di somministrazione oltre che per l’effettiva necessità, è solo sintomo d’ignoranza o di demenza pura per non dire altro, ma questo non toglie valore a ciò che ho detto: non ci sono prove che quella pratica, per folle che sia, induca forme di cancro. Una concausa, magari, per l’abbassamento delle difese immunitarie, ma l’insorgenza del cancro va dimostrata. Chi vuole smentirmi, abbandoni le chiacchiere ed esibisca le prove. Il solo avere affermato questa ovvietà riscontrabile da chiunque si prenda la briga di controllare la letteratura medica mi ha reso inviso a chi, per motivi non sempre nobili, pretende di ricavare qualcosa da quelle disgrazie. Arriverà certo, come è arrivato, qualche soldo occasionale, ma non è aggiungendo nebbia alla nebbia che si risolve il problema. Anzi, quelle sciocchezze serviranno proprio all’industria. Facili come sono, almeno per il momento, da smontare, i soliti pseudo-scienziati si vedranno recapitare un altro pacchetto di soldi per firmare pseudo-ricerche a dimostrare l’insostenibilità dell’assunto, cosicché i vaccini otterranno un’altra aureola. Il che è gravissimo, perché, magari, i vaccini somministrati come lo sono ai militari provocano davvero il cancro. Solo che oggi non ne abbiamo prova e, a dire il vero, i comitati stessi che affermano il nesso tra causa ed effetto oncologico non fanno assolutamente nulla per dimostrare la loro tesi, circoscrivendo la loro azione a grida e a lacrime, forse trovando la strategia più redditizia almeno a breve termine. Comunque sia, oggi quei comitati con i loro medici e con i loro avvocati se la prendono con me.
RD- E quali sono le accuse che le arrivano da una parte e dall’altra?
SM – L’industria tace. Anzi, a dire il vero, Roberto Biasio, l’allora direttore medico della Sanofi Pasteur dichiarò – e lo si trova pubblicato su Il Salvagente che ho già citato – che le nostre analisi sono ineccepibili. L’Istituto superiore di sanità afferma, invece, che le nostre analisi sono all’incirca casuali e non ripetibili. In un certo senso è vero: noi abbiamo analizzato quei 26 vaccini in modo del tutto casuale. Resta il fatto che 26 inquinati su 26 è un bel record. Quanto alla non ripetibilità, è ancora una volta corretto almeno da un certo punto di vista: l’Istituto superiore di sanità non riesce a ripetere le nostre analisi per il motivo banale che non ne è capace o, chissà, che non ha interesse ad imparare a farlo, qualunque cosa questo interesse implichi senza voler pensare troppo male ma pensando solo all’infinita presunzione dei personaggi che prendono lo stipendio da quell’Istituto. Un’altra accusa è quella di non aver capito che le industrie lavorano in un certo modo contro loro stesse: con i vaccini si evitano malattie e senza malattie non si vendono farmaci. La conclusione è che, generose come sono nel produrre difese contro queste patologie, le industrie sacrificano i loro bilanci. La verità è ben diversa: come credo di aver illustrato, centinaia di milioni di soggetti, addirittura miliardi, vengono vaccinati per malattie di scarso rilievo con i risultati di cui ho detto, e ogni dose porta quattrini sicuri subito. Ora le racconto un episodio di cui pochissimi sono al corrente. Tempo fa andai all’Istituto Mario Negri insieme con Luigi Pelazza, il giornalista de Le Iene. L’intenzione era quella di documentare un mio incontro con Silvio Garattini, il farmacologo direttore dell’Istituto e ritenuto un’autorità nel campo della Farmacologia. Bene, Garattini, sapendo che io mi ero portato la documentazione delle nostre analisi, rifiutò persino di vedermi e mi lasciò fuori della porta. Non si trattava solo di maleducazione da parte di qualcuno che ignora le regole della Scienza e che non ha le curiosità indispensabili nello scienziato: quella era paura e basta, visto che l’Istituto Mario Negri gode di generosi sostegni da parte dell’industria farmaceutica. Quel che è certo è che nessuno ha mai smentito i nostri risultati, trovando più comodo evitare l’imbarazzo ignorandoli o, come fece goffamente l’Istituto superiore di sanità, barcamenandosi in qualche modo per tentare di sminuirne la criticità e non turbare una situazione che, evidentemente, non dispiace a qualcuno. Forse sarebbe opportuno che ci fosse chi si chiedesse il perché di tutto questo e ne pretendesse ragione da chi ragione deve dare. Poi a darmi addosso ci sono gli uomini della strada, i giornalisti e qualche raro medico che si avventura a farlo. Mai faccia a faccia, molto di rado con messaggi indirizzati personalmente, sempre a mezzo blog con la preferenza della firma sotto pseudonimo. Prescindendo da misteriosi attacchi personali, il più recente dei quali è addirittura, del tutto a sorpresa, di razzismo, cosicché mi aspetto che il prossimo gradino da scendere sia quello del cannibalismo, c’è chi afferma che io avrei detto che le nostre analisi non hanno valore perché non sono fatte su lotti interi ma su singoli campioni. Credo sia ovvio che chi spara queste sciocchezze non ha capito né ciò che ho detto io né ciò che sta dicendo lui. Come ho cercato di spiegare innumerevoli volte, la nostra è una fotografia istantanea di una situazione su cui occorre aprire occhi e cervello. Forse questi personaggi, nella loro immaginazione, pensano che io possa analizzare tutti i lotti di produzione che escono dalle fabbriche. Insomma, per non dire dell’incompetenza, qui siamo di fronte a qualcuno che ha difficoltà a produrre ragionamenti anche dei più elementari. Proseguendo, non sapendo che pesci pigliare, l’accusa abituale che mi viene rivolta è quella di avere una laurea in Farmacia, un’accusa a dir poco bizzarra senza che costoro si accorgano nemmeno che si tratta proprio della laurea necessaria per poter discutere di farmaci. Questo tralasciando il fatto, se si parla più in generale, che non si vede quale sia il problema di una laurea in Farmacia. La prendano loro, magari non in Albania, e vedano un po’. Mi lasci aggiungere appena fuor di contesto che i ragazzi che intendono occuparsi di nanopatologie, un tema che sta acquisendo enorme importanza in campo scientifico, faranno bene ad intraprendere proprio gli studi di Farmacia, i più completi per l’argomento. Certo: a laurea ottenuta dovranno rimboccarsi le maniche per imparare tanto altro, ma il primo passo poterebbe essere proprio quello. Tornando a noi, l’accusa che accomuna, invece “vaccinatori” e “antivaccinatori” è che io prenda soldi. Naturalmente i “vaccinatori” dicono che prendo soldi dagli “antivaccinatori” e viceversa. Va da sé che siamo al grottesco. Da una parte diventa davvero difficile stabilire perché l’industria dovrebbe pagarmi per rendere note cose che non le fanno certo piacere e, dall’altra parte, basterebbe constatare che gli aderenti ai comitati che si oppongono ai vaccini non sacrificano nemmeno una serata in pizzeria per coprire le spese vive di un’analisi ad un vaccino. Insomma, sono davvero tutti in difficoltà e ci rimediano tutti indistintamente una figura barbina. Comunque sia, insisto: chi ha dati propri e vuole confrontarsi con me è davvero il benvenuto. Io vivo per imparare e chi ha qualcosa da insegnarmi ha in cambio tutta la mia gratitudine. I ciarlatani, però, ho imparato da molto tempo a riconoscerli e il “lei non sa chi sono io” è uno dei tanti strumenti di riconoscimento.
RD – Che consiglio darebbe a chi è in dubbio sull’opportunità di vaccinare i propri figli?
SM – Nessuno se non quello d’informarsi compiutamente, chiedendo ragione di qualunque affermazione senza fare atti di fede.
RD- Il futuro?
SM – il futuro si pronostica osservando le sue radici, cioè il passato. Ad oggi mi dispiace dire che io non ne ho sbagliata una, dai danni da inceneritori alla follia dei filtri anti-particolato per le automobili, tralasciando molto altro e passando per i danni da polveri sottili e ultrasottili a proposito di quelle che oggi sono universalmente chiamate con il nome che mia moglie attribuì loro oltre dieci anni fa: nanopatologie. Mi dispiace averci azzeccato sempre perché i miei erano pronostici di un futuro non certo auspicabile e io sono il primo a desiderare di sbagliarmi. Oggi nessuno si ricorda più delle nostre non certo geniali ma del tutto ovvie previsioni e, piano piano, c’è chi annuncia come proprie le scoperte che noi facemmo tanto tempo fa. Una per tutte un’università milanese la quale, ben finanziata, scopre che le polveri causano la formazione di trombi, esattamente come noi scoprimmo circa quindici anni fa con tanto di fotografia pubblicata nel dépliant del progetto di ricerca europeo Nanopathology di cui mia moglie fu ideatrice e direttrice. Il dépliant risalente al 2002 è naturalmente a disposizione di chi vuole vederlo. Guardi a ciò che affermava pochi anni fa il famoso professor Veronesi: le polveri sono innocue. Guardi a ciò che affermava un gruppo di sedicenti scienziati convocati dal nostro Ministero della Difesa: abbiamo fatto delle ricerche di laboratorio e non è risultato nulla a carico delle particelle. Poi c’è l’avanspettacolo: una signora di Rimini sulla scorta della sua laurea in Lingue affermò di aver fatto le pulci al progetto europeo di ricerca DIPNA ideato e diretto da mia moglie e di aver concluso che le polveri che entrano nelle cellule sono innocue. Calci dove non batte il sole per tutti, si potrebbe pensare. Invece, niente. Sarà così anche per i vaccini. Un giorno qualcuno deciderà che è ora di fare chiarezza e nessuno dei ciarlatani che infestano il mondo oggi pagherà per quanto sarà accaduto nel frattempo, compresi i soldi sprecati per difendersi da un nemico inesistente o combattuto con armi non proprio efficaci. Questo senza menzionare i guai provocati. Un velo pietoso, poi, sugli sputasentenze dei blog. Al di là delle sciocchezze e dell’ignoranza a braccetto con la presunzione, la cosa più mortificante è la loro convinzione che tutto ciò che si fa sia per denaro, come se il denaro fosse qualcosa per il quale si può sacrificare persino la propria dignità. Una pochezza morale, culturale e intellettuale simile prelude solo al futuro di una società piuttosto triste. In conclusione, è evidente che allo sprofondare di cultura e onestà fa da contraltare la crescita inarrestabile della presunzione e della grettezza. Dunque, un domani non certo brillante.
RD – Come sempre intervistare lei fa tornare a casa di cattivo umore.
SM – Se non si è preparati a ricevere risposte, è saggio non porre domande.
RD -Grazie comunque. Non sono certa, però, che le cose finiscano qui.
SM – Nemmeno io, temo.
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Vedi anche questa importante intervista al dr. Montanari sui vaccini: IL LATO OSCURO DELLE VACCINAZIONI OBBLIGATORIE 

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