mercoledì 25 giugno 2014

Allam: "Il calcio è diventato un'attività finanziaria speculativa globalizzata"


A cura di Alessandro Raffa per nocensura.com

Questo il commento di Magdi Cristiano Allam circa l'eliminazione della nazionale italiana dal mondiale in Brasile:

"È LA SCONFITTA DI UN MONDO CHE HA TRASFORMATO UNO SPORT IN UN'ATTIVITÀ FINANZIARIA SPECULATIVA GLOBALIZZATA - Vi confesso che non ho visto la partita di calcio Italia-Uruguay. Ho giocato a calcio in collegio dai Salesiani al Cairo. Ma sono tantissimi anni che non seguo il calcio. Per due ragioni principali. Innanzitutto il calcio ha cessato di essere uno sport ed è diventato un'attività finanziaria speculativa globalizzata. Le squadre di calcio non rappresentano più la comunità locale ma sono aziende quotate in borsa, così come i giocatori si trasformano in azionisti che più che rincorrere il pallone rincorrono i miliardi. In secondo luogo gli stadi hanno cessato di essere un luogo di divertimento e si sono trasformati nell'arena dove esplode la violenza più sconvolgente sul piano dell'ordine pubblico. Nella storia le arene sono state utilizzate come lo sfogatoio della frustrazione del popolo. Ma oggi gli stadi sono diventati delle bombe che esplodono devastando la società circostante. Voglio essere estremamente franco: da cittadino orgogliosamente italiano così come in politica non mi sento rappresentato da Giorgio Napolitano, nel calcio non mi sento rappresentato da giocatori come Mario Balotelli"

[Vedi anche: Incredibile discorso di Magdi Allam: "In Italia la mafia è lo stato!"]
- - - - -
Come darti torto, Magdi?
Anch'io ho smesso di seguire il calcio per gli stessi motivi. Uno sport che da ragazzino ho praticato per anni, e che comunque mi piace tutt'oggi, ma non riesco più a fare il tifo per una squadra (salvo la nazionale, quando gioca ai mondiali) in quanto ormai tutto ruota intorno al denaro:

I giocatori sono pronti a cambiare casacca, e magari a trasferirsi in una società considerata "storica rivale", per un pugno di euro in più: come se guadagnare 2,3,4,5 milioni di euro non gli bastassero... schifoso a dire poco lo scandalo delle partite truccate, con vari calciatori che vendevano le partite o pilotavano i risultati per scommetterci sopra qualche migliaio di euro: cifre risibili rispetto ai cospicui ingaggi... alla faccia dei tifosi che pagano fior di quattrini per vedere le partite e magari per seguire la squadra in trasferta...

Le società sono aziende private, che ambiscono solo a realizzare profitti; le grandi squadre hanno degli introiti di svariate decine di milioni di euro per i diritti TV, sponsor, merchandising, ma investono sempre meno, specie nel settore giovanile. Ultimamente le società hanno iniziato a speculare anche nei club minori all'estero, ultima frontiera del business calcistico. Non paghi di aver rovinato il calcio italiano, vogliono lucrare e rovinarlo anche all'estero.

La federazione ha agevolato e favorito il business, a danno del gioco - che ormai 'gioco' non è - eliminando tutti i vincoli di nazionalità. Quando le società potevano tesserare o schierare in campo un massimo di 3 calciatori stranieri, le società curavano molto di più la "primavera", investivano sui giovani, come continuano a fare le società spagnole, Real Madrid e Barcellona in primis, che infatti hanno sfornato e continuano a formare numerosi campioni.

Io credo che il calcio dovrebbe tornare indietro; il numero dei calciatori stranieri dovrebbe essere frenato, costringendo le società ad investire nei giovani, nel territorio. In passato, come ha evidenziato Magdi Cristiano, le squadre rappresentavano le comunità. I giocatori delle varie squadre erano una "rappresentativa" del territorio, e anche tifare aveva sicuramente un senso, che oggi non ha più.

In Spagna le società di calcio sono concepite in modo diverso; almeno in teoria, non sono società a scopo di lucro, ed i Presidenti vengono eletti a suffragio universale:

Sulla scheda Wikipedia dedicata al Futbol club Barcelona, leggiamo:
Dal 1978 il presidente è eletto per suffragio universale. Le elezioni si svolgono ogni quattro anni e vi possono votare ed essere votati tutti i soci e socie del club che hanno compiuto 18 anni, con alle spalle almeno un anno di adesione al club.

Il presidente sceglie i membri della Giunta Direttiva, che sono ratificati da un'assemblea di "soci rappresentanti": 300 soci maggiorenni eletti a sorte e partecipanti, per un biennio, alle assemblee annuali dei soci, con diritto di parola e di voto, in rappresentanza di tutti i soci del club. Secondo la legislazione sportiva spagnola tutti i direttivi devono presentare avalli economici pari al 15% del bilancio annuale del club. Questa norma, stabilita allo scopo di garantire la prosperità economica al club contro un'eventuale cattiva gestione direttiva, è criticata da una parte dei soci, che vedono un ostacolo economico al principio basilare della società, secondo cui qualunque socio ha diritto a candidarsi alla presidenza.


Anche se c'è chi sostiene che anche in Spagna, al di la delle apparenze, chi dirige le squadre riesca a lucrare; suscitano forti dubbi certe maxi operazioni d'acquisto, in particolare le operazioni di acquisto di alcuni calciatori famosi a prezzi esorbitanti: c'è chi sostiene che quando una società spagnola elargisce, per esempio, 100 milioni di euro per un calciatore, con una transazione di acquisto chiara e limpida, una parte di questi soldi ritornino nelle tasche - o meglio, in qualche conto svizzero - dei presidenti... ma fino ad oggi non esono emersi scandali, ed in ogni caso sicuramente le cose vanno meglio che in Italia... (anche se a giudicare dall'attuale campionato del Mondo, non si direbbe... visto che la Spagna, campione in carica, è stata eliminata...)

Tutto ruota intorno al denaro: anche il calcio dilettantesco. Le società giovanili dovrebbero essere luoghi di aggregazione e di socialità, specie nelle categorie dei bambini, i cosiddetti "pulcini", gli "esordienti"... ma anche tali categorie sono piegate sempre più al lucro. Già in tenera età l'agonismo è elevatissimo, il calcio ha perduto ogni funzione socio-ricretiva, lo "stare in gruppo", il "gioco di squadra".

Gabriele Chiurli
Interessante anche la seguente testimonianza rilasciata su Facebook da Gabriele Chiurli, consigliere della Regione Toscana per il movimento Democrazia Diretta che in questi mesi si è distinto per aver proposto un'indagine sul debito pubblico, la "separazione bancaria", e altre iniziative interessanti, tra cui un'interrogazione sulle operazioni di geoingegneria, le cosiddette "scie chimiche".

"Siccome ho un nipotino che giocava nelle giovanili di una squadra di serie A ed era uno dei migliori, una promessa a detta di tutti, ci saremmo aspettati che il ragazzo avrebbe avuto un futuro nel calcio. I genitori si sono sacrificati per mandarlo agli allenamenti, lui si è sacrificato a studiare in treno o in autostrada o comunque negli spostamenti. Non andava a giocare con gli amici, non andava a ballare perché "il ragazzo cresce bene." Poi è cresciuto e, magia, per giocare in prima squadra ci vuole i soldi. Chiaramente mio cognato, semplice e onesto operaio metalmeccanico non poteva permettersi questo, già era dura portarlo agli allenamenti. Morale della favola: il ragazzo fuori rosa per lasciare il posto a chi se lo può permettere finanziariamente. Quindi va avanti chi ha i soldi. E questo nel settore lo sanno tutti. Poi mi sento dire "che peccato l' Italia è eliminata, e l'arbitro e l'orario di gioco e l'allenatore e l'umidità le cavallette il terremoto ecc.
Probabilmente mio nipote non era all'altezza ma di storie come la sua ne ho sentite a due mani, quindi se la nostra nazionale fa le figure del cavolo il motivo è uno solo: gioca chi ha i soldi o sponsor e non chi è più bravo.
Non investiamo più nei vivai perché costano, è molto più comodo prendere i soldi dai genitori per far giocare i figli. Praticamente mettiamo il posto all'asta.
Quindi.....bene, andiamo a casa e non mi scocciate.
Il male voluto non è mai troppo.
"
- - - -

Certamente in questo paese, specie in questo momento, ci sono altre priorità: ma non sarebbe bene riformare anche il gioco del calcio? Reintrodurre limitazioni al tesseramento di stranieri, e incentivare chi investe sui giovani italiani? Noi crediamo di si...


Alessandro Raffa per nocensura.com
 

Nome

Email *

Messaggio *