venerdì 28 giugno 2013

Quale verità si nasconde dietro il business dell'acqua in bottiglia

Bottiglie di plasticaL'altra sera mi sono fermato al distributore di benzina, e nell'attesa ho approfittato per comprare una bottiglietta d'acqua dall'autogrill. In esposizione c'era una mezza dozzina di marchi, con almeno altrettante variazioni delle suddette marche, andando a costituire un buon terzo delle bevande disponibili.
E di tutte le acque in bottiglia che ho assaggiato nella mia vita, ben poche mi sono sembrate diverse dall’acqua di rubinetto. La differenza in fondo sta nel sapore (che deriva da trascurabili quantità di minerali/elementi chimici). L’acqua—le due parti di idrogeno e quella parte di ossigeno di cui abbiamo bisogno—non cambia mai, fintanto che rimane acqua. A meno che gli americani non inizino a bere quella Gran Lago Salato [il lago salato appena fuori Salt Lake City, appunto], gran parte degli elementi non cambiano molto nell’economia di quanto questa ci fa bene o male.
Non importa se la trovate nel caffè, se è quella di una sorgente in alta montagna, o se arriva da quella che molto probabilmente è la migliore riserva della vostra città, con un po' di fluoruro e cloruro; in qualsiasi forma la assumiate, il vostro corpo la userà. Infatti, una larga percentuale dell’acqua che ci serve è coperta dal cibo. È addirittura possibile che nel vostro organismo ci sia un surplus di liquidi, anche quando conducete una dieta discutibile come quella a base di Fonzies e carne essiccata.
L’acqua della Coca-cola o della più fresca delle sorgenti montane ha lo stesso identico effetto fisiologico. La differenza, come risaputo, la fa il marketing. E la cosa vale per molti altri prodotti di consumo, ma nel mercato dell’acqua l’assurdità raggiunge picchi inauditi. Innanzitutto c'è la differenza di prezzo—che in America si stabilizza sul 280.000 percento tra acquetta pettinata e quella del rubinetto.

C’è il caso della Nestle del Colorado, che siede sul gradino più basso del mercato dell’acqua “naturale” in bottiglia e che aiuta benissimo a illustrare l’assurdità di tutta questa faccenda. In questo caso, il marketing si basa su un fiume ininterrotto di autoarticolati che vanno avanti indietro tra una serie di pozzi e una fabbrica imbottigliatrice a Denver, a circa tre ore di viaggio. Arriva un camion, lo riempiono, e se ne va, per essere immediatamente rimpiazzato da un altro camion vuoto, e così via. Nel processo, stanno svuotando una riserva acquifera che alimenta il fiume Arkansas.
La Nestle ha acquisito i diritti su questa riserva dalla città di Aurora. L’acqua presa dalla Nestle viene sostituita dalla riserva d’acqua di Aurora e poi pompata nel fiume, non lontano dai pozzi della Nestle. Quindi, la Nestle prende l’acqua dall’Arkansas, la trasporta, la imbottiglia e poi la trasporta ancora nei negozi. Nel frattempo, la stessa quantità acqua prelevata, ma in forma meno commerciabile, viene reimmessa nel fiume.
Possedere terreni lungo le sponde dell’Arkansas non concede alla Nestle il diritto di prelevare milioni e milioni di ettolitri, anche se il territorio è pieno di riserve. Ma la compagnia può comprare milioni e milioni di ettolitri da ributtare nel fiume da Aurora, che, come gran parte dell’area di Denver, ricava le sue riserve idriche da una enorme diga sulle montagne che a sua volta raccoglie l’acqua che altrimenti andrebbe giù, nel fiume Colorado, e la porta in città attraverso l’acquedotto. E cosa alimenta il fiume Colorado? La stessa cosa che riempie l’Arkansas e le falde limitrofe e le bottiglie di Arrowhead Springs: lo scioglimento delle nevi originate da precipitazioni.
Il processo è così fatto: la neve si accumula, si scioglie, e o scende a valle lungo crepacci o fiumi, oppure trova un punto morbido e permeabile e viaggia nel terreno, fermandosi in un falda, praticamente una riserva sotterranea. L’opzione delle falde è fondamentale in una zona come il Colorado, in gran parte coperto da deserti, per poter immagazzinare acqua durante la stagione secca. Prelevare acqua da una falda è addirittura peggio che farlo con un tubo dal fiume, perché così facendo si consuma una risorsa d’acqua potenzialmente limitata e sicuramente locale.
Questo è il potere del marketing: la confortante illusione di acqua migliore, al costo di fiumi quasi drenati, deviati. Inutile dire che c’è un sacco di gente intorno alla sorgente Nestle non troppo felice della cosa.
Ma la trama si infittisce. Dopo che la città di Aurora rimpiazza l’acqua presa da Nestle (ripeto: deviando l’acqua da un altro fiume che ha praticamente le stesse risorse, solo in un punto diverso rispetto a quella presa dalla Nestle), quell'acqua continuerà a scorrere verso valle, circa 240 km attraverso il Bighorn Sheep Canyon e il Royal George. Alla fine incontra la prima parte del secondo enorme progetto di deviazione delle acque, che raccoglie e distribuisce acqua ai centri urbani più a sud del Colorado, come Colorado Springs e Pueblo, insieme con la scia di fattorie e allevamenti che occupano le praterie dell’est. Ho passato gran parte della mia infanzia a Colorado Springs, bevendo l’acqua pura della Nestle, per migliaia di centesimi a bicchiere.
In ogni caso, la reale portata del fiume, uno dei più importanti per la sopravvivenza dello stato, non dovrebbe essere colpita dal drenaggio delle falde—che Nestle insiste a chiamare sorgenti. Come fa notare Sarah Olson, produttrice del documentario Tapped, la Nestle ha spesso prelevato più acqua del dovuto. “Ogni situazione è diversa, ma molti dei punti che ci sono negli accordi tra la Nestle e le comunità sono difficili da monitorare,” ha dichiarato al Colorado Independent.
Una portavoce di Nestle, Catherine Herter, ha detto all’Independent che l’azienda gode di un ottimo rapporto di collaborazione con la comunità della contea di Chaffee. La settimana scorsa, l’azienda, che ha accettato le 44 condizioni nel suo permesso per l’acqua, ha pubblicato il suo resoconto per il 2013 che si concentra sull’efficacia dell’acqua e su “pratiche di amministrazione sostenibile dell’acqua”. “In qualità di azienda di risorse naturali, il nostro business dipende dalla gestione dell’abiente”, dice Heidi Paul, vice presidente esecutivo per le Politiche Aziendali presso Nestle.
Nel gennaio 2009, un report della contea sovvenzionato dalla Nestle in quanto parte del processo per i permessi ha provato che le dichiarazioni delle Nestle per cui il progetto non avrebbe avuto “alcun impatto nocivo” per gli animali terrestri e acquatici e per le piante non avevano alcuna base scientifica.
A luglio dello stesso anno, l’autore del resoconto, l’ecologista della Colorado State University Delia Malone, scrisse una lettera aperta all’azienda, dichiarando che, al contrario di quanto sosteneva Nestle, il prelievo di acqua durante la secca avrebbe potuto prosciugare le falde e lasciare i pozzi vicini asciutti. La compagnia veniva inoltre criticata per non aver considerato i processi di riscaldamento climatico nello studio della fauna e delle pozze sul lungo periodo. Nestle ha ignorato il resoconto perché “non basato su prove scientifiche”.
Se l’operazione Colorado della Nestle non vi sembrasse completamente assurda, smettete pure di leggere. Altrimenti, ricordate che l’AD della Nestle Paul Bulcke è quel tipo che una volta ha dichiarato che l’acqua non è un bene primario e che dovrebbe essere privatizzata. (È una dichiarazione di otto anni fa, che Bulcke e Nestle hanno fortemente rinnegato.)
Due idrogeni e un ossigeno. Gli imbottigliatori di acqua vogliono che crediate sia un composto speciale, evocato da pietre magiche, piuttosto che quel semplice, universale ciclo vitale che sposta l’acqua dal mare al cielo e poi alla terra e di nuovo al mare e da capo, con qualcosa che rimane sottoterra in falde e ghiacciai. (Vogliono anche che crediate che l’acqua che esce dal rubinetto sia schifosa, perché gratis, ma lasciamo questo argomento per un’altra occasione.)
L’acqua del rubinetto è trattata, chiaramente, con più o meno lo stesso sistema di filtraggio che usano gli imbottigliatori, mentre i batteri vengono uccisi con il cloruro. A meno che non siate un batterio, il cloruro presente nelle dosi usate per l’acqua potabile è innocuo. Ma se siete dei paranoici e credete che il Cloruro sia in combutta con la vostra riserva di acqua locale per farvi venire il cancro, allora può essere facilmente rimosso con un semplice filtro. (Lo stesso non si può dire di quei posti in cui l’acqua è contaminata, e non parlo solo dei paesi in via di sviluppo; anche se il governatore del Colorado si diverte a dimostrare che l’acqua estratta fratturando il terreno è deliziosa, non è una buona scusa perché le aziende che operano nel settore non debbano per legge dichiarare che tipo di composti buttano nel terreno.)
Il fatto che si tratti di uno degli elementi principali per la vita sulla Terra la rende un argomento valido per chiamare due idrogeni e un ossigeno un diritto umano. Ma Bulcke non deve nemmeno stare a discutere se l’acqua debba essere privatizzata o meno. In qualche modo, i consumatori lo hanno aiutato a sostenere la sua causa, semplicemente permettendo che l’acqua divenisse un fenomeno globale per una classe di consumatori assetati, posta su scaffali illuminati nei negozi di ogni angolo del mondo.
Nel frattempo le falde si stanno asciugando, e velocemente; negli Stati Uniti, i livelli di acqua sotterranea stanno calando più rapidamente che in ogni altro periodo del secolo scorso. L’inquinamento sta danneggiando le nostre riserve. Altrove, le lotte per l’acqua assumono forme anche più brutali. E per vincere la prossima guerra per l’acqua, che avverrà tra paesi, ma ancora di più, contro i profitti, sarà necessario guardare alle basi, all'idea incredibile che l’acqua sia una cosa per cui si deve pagare molto, e ben più che semplice denaro.
Autore: Michael Byrne / Fonte: vice.com
Fonte: http://www.ecplanet.com/node/3906

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