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sabato 1 dicembre 2012
Gli USA continuano la linea dura nei confronti degli autori di siti web "pirata". Dopo il blitz dei mesi scorsi, con la quale l'FBI ha "assicurato alla giustizia" ed estradato coattamente il creatore di "Megavideo" nei giorni scorsi hanno richiesto l'estradizione di un cittadino inglese, fortunatamente negata. Gli USA vogliono arrogarsi il diritto di punire con la massima severità i gestori di siti web anche se questi sono nati e vivono in altre nazioni del mondo. Chi danneggia gli interessi delle lobby trattato come un terrorista...

Staff nocensura.com
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Richard O’Dwyer aveva fondato TVShack, sito che ritrasmetteva gratuitamente le televisioni di mezzo mondo. Aveva guadagnato 150mila sterline in pochi mesi. Arrestato su richiesta degli Stati Uniti per violazione copyright, rischiava di finire in una prigione americana

Di Daniele Guido Gessa
“Finalmente tiriamo un sospiro di sollievo”, dice ora la madre di Richard O’Dwyer, lo studente universitario britannico di 24 anni che rischiava l’estradizione negli Usa per aver infranto le leggi americane sul copyright. O’Dwyer, fra il 2008 e il 2010, aveva messo in piedi TVShack, un sito web “pirata” che ritrasmetteva gratuitamente le televisioni di mezzo mondo. E, secondo l’accusa, era arrivato a guadagnare in introiti pubblicitari circa 150mila sterline in pochi mesi. Arrestato su richiesta degli Stati Uniti, il giovane rischiava appunto di finire in una prigione americana. Ma, ora, grazie all’intervento dell’Alta Corte inglese, O’Dwyer ha potuto patteggiare: nessuna estradizione, in cambio del pagamento di un piccolo risarcimento e della promessa di non operare più in questo “business”.
Il caso aveva fatto clamore nel Regno Unito. Comitati e parenti, in sua difesa, avevano inscenato proteste e manifestazioni. E, online, era nato tutto un movimento contrario all’estradizione e al processo negli Stati Uniti. O’Dwyer l’ha avuta vinta e la madre ora dice: “Era un incubo dal quale pensavamo di non uscire. Finalmente è stata fatta giustizia”. Nel caso l’estradizione fosse stata accettata, il ragazzo sarebbe stato il primo britannico a essere spedito negli Usa per motivi di copyright. Ora O’Dwyer potrà liberamente viaggiare negli Stati Uniti per completare l’accordo. “Giusto in tempo per Natale – dice la madre, facendo un po’ di ironia – e quindi nel momento perfetto per visitare l’America”. L’invenzione del 24enne aveva rivoluzionato, per un po’ di tempo, la fruizione dei contenuti multimediali online. Su TVShack era possibile anche vedere film e serie televisive in modo completamente gratuito. Un “servizio” che aveva mandato su tutte le furie le major televisive e cinematografiche mondiali, ma soprattutto americane.
L’estradizione richiesta sarebbe stata possibile in base agli accordi fra Regno Unito e Stati Uniti. Ma serviva comunque anche l’intervento dell’Alta Corte inglese, che ora, appunto, si è espressa a favore del giovane. Secondo l’Huffington Post UK, quando O’Dwyer fu arrestato dalla polizia della City nel novembre del 2010 stava guadagnando 18mila euro al mese. Tutto grazie alle sponsorizzazioni pubblicitarie sul sito Internet, che faceva gola a molti inserzionisti e investitori. Nei prossimi 14 giorni, O’Dwyer dovrà andare a completare l’accordo. Secondo gli avvocati dello studente, è la prima volta che un tale patto viene stipulato in caso di una richiesta di estradizione. “Un bel risultato, speriamo che entro Natale sia tutto risolto”, dicono quei legali che si sono trovati di fronte a un grosso nodo da sciogliere. Le richieste di estradizione verso gli Stati Uniti dal Regno Unito fanno spesso notizia sui giornali britannici, in quanto si tratta quasi sempre di casi esemplari o emblematici. Quotidiani come il tabloid Daily Mail cavalcano l’opinione pubblica, facendo campagne contro gli Stati Uniti e per la “sovranità” della giustizia britannica. Ora, nel caso di O’Dwyer, tutti gioiscono per la vittoria. Soprattutto quelle decine di cittadini del Regno Unito che rischiano l’estradizione e che ora possono confidare su un precedente che ha fatto storia.


Fonte: ilfattoquotidiano.it

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