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venerdì 7 dicembre 2012
Il 2012 è l'anno record. “Non si mandavano a casa tante amministrazioni dal 1993, quando l’'entusiasmo' dell’applicazione della legge sullo scioglimento aveva portato ad una grande attenzione al tema”, scrive il magistrato Raffaele Cantone sul Rapporto 2012. Risultato ottenuto grazie alla "presenza al Viminale di un ministro tecnico, di provenienza prefettizia"

Di Elena Ciccarello


Il 2012 è l’anno record dei comuni sciolti per mafia. Il governo Monti, con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, ne ha commissariati ben 25, molti di più rispetto ai predecessori. Nei due decenni passati non è mai stato superato il numero di 10-15 commissariamenti all’anno, neppure durante la tanto sbandierata azione antimafia dell’ex ministro Maroni. “Non si mandavano a casa tante amministrazioni dal 1993, quando l’“entusiasmo” dell’applicazione della legge sullo scioglimento (il cosiddetto decreto Taurianova che risale al 1991) aveva portato ad una grande attenzione al tema”, scrive il magistrato Raffaele Cantone sul Rapporto 2012 di Avviso Pubblico (rete di enti locali contro le mafie), che evidenzia le difficoltà degli amministratori costretti a convivere con minacce e intimidazioni sempre più frequenti. “Questo dato potrebbe in parte avere una spiegazione “politica” – commenta il magistrato – la presenza al Viminale di un ministro tecnico, di provenienza prefettizia, che ha raccolto gli input che venivano dalle prefetture, ma soprattutto che ha evitato estenuanti “mediazioni” politiche sugli scioglimenti, come purtroppo ci aveva abituato la prassi (deteriore) degli ultimi anni”. Il riferimento, esplicito, è al mancato scioglimento del comune di Fondi, nel basso Lazio, che il responsabile del Viminale Maroni avrebbe voluto sciogliere nel 2009 e che venne invece salvato dal Consiglio dei ministri dell’allora governo Berlusconi.

Dal primo gennaio 2012, si legge nel Rapporto, sono stati sciolti sei comuni in Campania (Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno, Gragnano, Pagani, San Cipriano d’Aversa), undici inCalabria (Bagaladi, Briatico, Bova Marina, Careri, Mileto, Mongiana, Nardodipace, Platì, Reggio Calabria, Samo, Sant’Ilario dello Jonio), cinque in Sicilia (Campobello di Mazara, Misilmeri, Racalmuto, Salemi, Isola delle Femmine), e a questi si sono aggiunti tre comuni del nord,Ventimiglia in Liguria, Leinì e Rivarolo Canavese in Piemonte, e il primo capoluogo, Reggio Calabria. Alcuni degli enti sono già al secondo scioglimento e Casal di Principe, ad esempio, è al terzo commissariamento. “A quelli sciolti nel 2012 vanno aggiunti i cinque del 2011 e ancora commissariati – scrive il giornalista Antonio Maria Mira, che ha curato questa parte del Rapporto – Tre in Calabria: Corigliano Calabro, Marina di Gioiosa Jonica, Roccaforte del Greco. Uno in Sicilia, Castrofilippo. E Bordighera in Liguria. Oltre all’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia”. I numeri riportati disegnano una capillare penetrazione mafiosa degli apparati amministrativi di piccoli e grandi comuni ma, secondo il magistrato Cantone, sarebbero potuti essere ancora più alti. “Forse, se fosse stata approvata la norma che avrebbe consentito di sciogliere anche i consigli regionali – spiega – avremmo assistito allo scioglimento di qualche ente regionale, non necessariamente meridionale”.
Del resto l’anno non è ancora concluso e c’è chi pensa che altri commissariamenti siano in arrivo. Sono infatti sotto la lente d’ingrandimento delle commissioni prefettizie tre comuni in Campania (Giugliano, Quarto e Torre del Greco), uno in Puglia (Manduria) e dieci in Calabria (Ardore, Cardeto, Casignana, Gerocarne, Montebello Jonico, San Calogero, San Luca, Siderno, Taurianova, Rende). “E vista la storia precedente di molti – scrive Mira nel Rapporto – già sciolti nel passato, il commissariamento appare più che probabile”. Chiudono il quadro i comuni tornati al voto dopo lunghi anni di commissariamento. Si tratta di Gricignano d’Aversa (Caserta), San Giuseppe Vesuviano (Napoli), Borgia (Catanzaro), Condofuri e San Procopio (Reggio Calabria) e Nicotera (Vibo Valentia). Si spera che per questi comuni il ritorno alla normalità democratica coincida anche con l’inizio di un nuovo percorso di trasparenza. 


Fonte: ilfattoquotidiano.it

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