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venerdì 30 novembre 2012

images-copia-5.jpgLe dichiarazioni di Monti sulla sanità in Italia sono da paura. Si è tentato di farle " rientrare", ma la sostanza rimane. A forza di pagare interessi, considerando che il grado di spremitura dei cittadini ha un limite ( per mancanza di fondi, alla fine), mancheranno i soldi per i servizi sociali, sanità in primis.

Potremmo scrivere fiumi di parole su questa indecenza, che è una vera e propria vergogna, ma ci limitiamo ad una sola considerazione: uno Stato che non sa dare un lavoro, una casa, una famiglia, una tutela sociale, sempre con la sanità in primis, che Stato è? Se da Napolitano in giù, invece di blaterare sui " massimi sistemi" si cercasse di agire per alleviare le sofferenze del popolo, mettendo in atto situazioni concrete, forse potremmo dire di vivere in una nazione civile.

Ma li sentite in televisione? Si dovrebbe fare, andrebbe fatto, dovremmo attuare, ma se non lo fanno loro che sono al governo chi lo deve fare? Io ?
Buona troika a tutti. C.M.
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Di Livini Ettore

Helena Dimitriadis e ilsuo belpancione («disettemesi, due gemelli!») oggi ce l'hanno fatta. «I novecento euro da pagare per esami e parto non ce li ho», si scusa lei. Così stamattina si è alzata alle 6.30, ha preso il tram dal Pireo e adesso è in pole position («devo fare la flusso-metria dopplen») tra i fantasmi della sanità greca in coda sotto il tiepido sole ateniese davanti alla porta dell'ospedale di Doctors of the World, ad Atene. Il serpentone umano dietro di lei è colorato elungo. Duecento persone in paziente attesa di un a visita o di una vaccinazione gratuita nella clinica della Ong, l'avamposto di quegli 1,2 milioni di "dannati" che — per il solo peccato di essere disoccupati da piùdi un anno inGrecia (einEuropa) — hanno perso il più elementare dei diritti: quello alla salute. Un esercito invisibile senza mutua, cure e medicinali se non a pagamento. «Vede la gente là sotto? — dice amaro dal suo studio Nikitas Kasaris, responsabile di Doctorsofthe World—. E' una catastrofe umanitaria. Ogni giorno la coda è più lunga. Siamo sull'orlo delcracsociale». LaTroika ha acceso i fari sulla tragedia del bilancio ellenico. Ma lontano dai riflettori della crisi finanziaria «si sta consumando una tragedia silenziosa» dove i danni non si contano in euro ma in vite umane.
Soldi, nel paese, non ce ne sono più. «Ed essere poveri e malati nella Grecia di oggi è un'Odissea», assicura quello che qui tutti chiamano l'angelo di Atene. L'austerity ha costretto il governo a ridurre da 15 a 11,5 miliardi in tre anni i fondi perla sanità. Obiettivo ufficiale: ridurre gli sprechi in un sistema dove per farsi operare bisognava pagare una "falekaki" (alias mazzetta) tra 150 e 7.500 euro (dati Transparency International) e dove le forniture ospedaliere costavano quasi il doppio del resto dell'Europa. I risultati sono stati però differenti. «Abbiamo innescato una bomba ad orologeria pronta a scoppiare», dice Katerina Kanziki, 25enne infermiera volontaria alla clinica di Psiri. «Le nostre farmacie hanno finito le scorte di 100 medicinali di prima necessità tra cui insulina e ipertensivi» ha annunciato venerdì l'associazione panellenica di settore. «Abbiamo esaurito gli anti-retrovirali per i malati di Aids enon ci sono soldi per ordinarli», hanno scritto al ministero della salute i medici dello Tzaneio al Pireo. «Noi siamo senza siringhe, guanti chirurgici e coto ne per op erare la gente», snocciola Thomas Zelenitas, rappresentante dei dipendenti dell'ospedale Geniko Kratico. Appelli destinati a cadere nel vuoto: lo Stato versa in ritardo di mesi gli stipendiai medici e molte multinazionali (la Merck l'ha fatto persino con un anti-cancro) hanno sospeso o rallentato le forniture di farmaci perché la Grecia, in arretrato di 2 miliardi, non onora i suoi debiti sanitari. Il risultato è scontato: festeggiano virus e parassiti (nell'Est dell'Attica è ricomparsa dopo decenni una forma endemica di malaria) e pagano i più deboli. «Tre anni fa da noi venivano solo immigrati—calcola Kasiris. Oggi il 50% dei pazienti di Doctors of the World è greco». Christos Kasirs, appoggiato al suo bastone di ciliegio di fronte alla farmacia di piazza Dragatsaniou ad Atene, è una delle vittime collaterali di questo disastro. «Guardi qua — borbotta aggrottando le sopracciglia bianche— 75 euro per 12 pastiglie». Lui degli antiartritici non può fare a meno («senza, non riesco nemmeno ad alzarmi dalla poltrona...». Il problema è che la ricetta della mutua che ha in tasca ècarta straccia. Il governo non rimborsa le farmacie. E loro, per rappresaglia, fanno pagare il prezzo pieno ai clienti. «Non ho scelta! — dice Maria Hatzid i mitriou, farmacista con i capelli rossi e gli occhi color ghiaccio che ha fatto strapagare gli antiartritici aChristos—. Cosa crede? Spiace anche a me. E a chi ha bisogno davvero facciamo credito. Lo Stato mi deve 40mila euro. Se va avanti così, chiudo». Come è successo a cento suoi colleghi che negli ultimi mesi si sono visti sequestrare il negozio dalle banche. «E' vero, le cose vanno male. Ma stiamo provando a rimettere in piedi un sistema al collasso — dice dal suo ufficio vista Egeo Michael Theodorou, numero uno di Evangelismos, l'ospedale più grande del Paese—. Guardi i nostri conti: nel 2009 spendevamo 157 milioni l'anno, oggi siamo a 113 senza aver tagliato servizi e qualità». Un miracolo? No, basta andar giù di forbice dove gli sprechi sono più evidenti. «Fino a tre anni fa il corpo medico prescriveva i farmaci più costosi e incassava sottobanco le mance delle compagnie farmaceutiche», racconta in corridoio uno dei più noti fisioterapisti dell'istituto. Oggi si comprano i medicinali on line, privilegiando i generici, e i risultati si vedono: «Il costo dei farmaci è crollato in due anni da 39 a 26 milioni malgrado i pazienti siano cresciuti de120%», conferma Theodorou. Peccato non sia bastato a de *** bellare i "furbetti della corsia". «Che devo fare? Mi hanno ridot to lo stipendio da 1.300 a900 euro — ammette un pediatra dell'ospedale — e ho il mutuo da pagare. Non ho scelta, curo in nero molti più pazienti di prima!». Vecchia storia. Quando gli agenti del fisco di Atene hanno passato ai raggiXi 150 primari di Kolonald, il quartiere più elegante della capitale, hanno scoperto — senza sorprendersi più di tanto—che più della metà dichiarava meno di 30mila euro l'anno. Pagassero le tasse pure loro, forse i gemelli di Helena potrebbero dawero sperare di vivere in un Grecia migliore di questa.


Fonte: rassegnastampa.usl11.toscana.it

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