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lunedì 27 agosto 2012
Di Antonio Bacherini per nocensura.com

Ecco perché l'accorpamento delle provincie rischia di essere un flop. Si è acceso il dibattito sull'accorpamento delle provincie: e gli amministratori locali anziché ragionare con lucidità e razionalità difendono a spada tratta i loro territori (e le loro poltrone) cercando consensi con il campanilismo più becero (e costoso). Di seguito vi raccontiamo cosa sta accadendo in Toscana: una situazione che sicuramente rispecchia quella delle altre regioni. 

I Consigli regionali italiani si stanno interrogando su come accorpare e riorganizzare le provincie in base ai criteri stabiliti dal governo: 350.000 abitanti e 3.000 kmq. Criteri che in Toscana oltre al Capoluogo Firenze riesce a soddisfare solo Arezzo, che si estende per 3250kmq e supera, seppur di poco, i 350mila abitanti. La provincia di Pisa pur avendo oltre 400mila abitanti (la seconda provincia della regione in ordine di abitanti) non ha un'estensione sufficiente.

Se la Toscana intende mantenere più provincie possibile, potranno sopravviverne cinque: Firenze e Arezzo rimarrebbero autonome, Pistoia potrebbe unirsi a Massa-Carrara e Lucca, Pisa potrebbe unirsi a Livorno e Siena con Grosseto. Prato potrebbe tornare in provincia di Firenze, oppure unirsi a Pistoia e Massa-Carrara, e in quel caso Lucca potrebbe unirsi a Pisa e Livorno.

In queste settimane il dibattito si è acceso, con tutti gli amministratori comunali e provinciali che cercano di tirare l'acqua al proprio molino: tra quelli di Pisa e Livorno, città storicamente rivali, abbiamo assistito ad un "battibecco" sulla stampa locale. Gli amministratori di entrambe le città toscane sono favorevoli all'unione delle due provincie, purché ad essere il capoluogo sia la loro. I cittadini livornesi non vogliono andare sotto Pisa e viceversa, ed i politici anziché parlare con razionalità e lucidità cercando di smorzare le rivalità, le alimentano per questioni di consenso elettorale.

La proposta migliore alla quale abbiamo assistito, fino ad oggi, è quella del Presidente della Regione Enrico Rossi, a cui diamo atto di aver avanzato una proposta razionale ed intelligente, che però, ahimè, non ha tenuto in considerazione i campanilismi, e per questo è stato letteralmente aggredito.


Il Presidente della Regione Toscana anziché creare 5 provincie - per dispensare il numero di poltrone più alto possibile - ha pensato che sarebbe ottimale costituirne solamente tre, individuando tre aree vaste unite da legami storici ed economici:  la "Toscana del Centro", quella "della Costa" e quella "del Sud". Ha poi aggiunto che le tre aree hanno riferimenti naturali e baricentrici nei tre capoluoghi di Firenze, Siena, Pisa e che i grandi servizi, locali e statali, devono essere redistribuiti tra le città più importanti, senza centralismi.

Apriti cielo. Il Presidente toscano Rossi si è visto accusare di tutto, e qualcuno dei suoi pare abbia addirittura minacciato di dimettersi se il proprio territorio sarà penalizzato. Vistosi sotto il "fuoco incrociato" dell'opposizione (che cercherà di acquisire consensi elettorali nei territori che non saranno scelti come capoluogo, alimentando la sensazione di quei cittadini di esser stati "penalizzati") e persino dai propri compagni della maggioranza di centrosinistra, il Presidente toscano ha fatto, in pratica, retromarcia, specificando di avere "solo espresso un'opinione personale" e invitando gli altri a fare proposte.

Quale sarà l'epilogo? Probabilmente il numero delle provincie sarà quello maggiore possibile, in barba al risparmio e alle razionalizzazioni, per evitare di scontentare i "campanilisti" che potranno dire ai loro cittadini di "aver salvaguardato gli interessi del proprio territorio" mentre invece hanno salvaguardato solo un po' di poltrone al proprio partito, assicurando una spesa maggiore a carico dei cittadini: soldi che anziché essere destinati ai servizi rivolti al cittadino, saranno impiegati per pagare l'affitto degli immensi palazzi della politica, dove quasi tutti hanno un ufficio, i lauti stipendi degli assessori provinciali, i "gettoni di presenza" dei Consiglieri (che in alcune provincie attualmente ci costano anche oltre 1.000€ al mese per ciascun consigliere) e tutto quello che ci gira intorno: impiegati e segretari vari, il personale che ha in appalto le pulizie, etc.

Se consideriamo che quanto sta accadendo in Toscana accade anche altrove, possiamo scommettere che alla fine saranno inutilmente "salvate" molte provincie che sarebbe stato possibile accorpare, con una conseguente spesa nell'ordine di svariate centinaia di milioni di euro. Attualmente ci sono 110 provincie e il loro mantenimento ci costa 14 miliardi di euro.

Non facciamoci ammaliare dall'inutile campanilismo alimentato da certi politici: non sarà certo fare provincia o meno - oppure essere capoluogo - a migliorare il "blasone" e sopratutto le condizioni di vita della nostra città. Approfittiamo di questa occasione per snellire l'apparato burocratico e risparmiare preziose risorse.

Antonio Bacherini


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