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mercoledì 25 luglio 2012
di Sirio Turati


Qualsiasi sistema finanziario che si basa sul debito è destinato a fallire. Oggi, stiamo vivendo nella bolla di debito più grande di sempre. Purtroppo la storia insegna che nessuna bolla basata sul debito dura in eterno e quando anche questa bolla scoppierà, la fiducia nel sistema finanziario svanirà, il credito si andrà a bloccare e ci saranno fallimenti bancari di massa.
In questo momento la Grecia è un segnale preoccupante per l’intero mondo economico. Nessuno stato o istituzione vuole prestare denaro agli ellenici causando effetti catastrofici. Il sistema bancario ellenico sta quindi collassando, il 25% delle aziende ha già chiuso, la disoccupazione è in rapida crescita e l’economia del paese si trova ad affrontare il 5° anno di recessione consecutivo.
Come se non bastasse, l’implosione economica in Grecia sta rapidamente accelerando e questo, a mio avviso, è un bel guaio che si doveva evitare.
Le condizioni imposte avrebbero dovuto essere migliori al fine di avere una Grecia un pò meno sofferente, invece si registra una depressione sempre crescente e si sta correndo il rischio che, molto presto, altri paesi imbocchino la stessa strada. Purtroppo, la maggior parte dei media stanno evidenziando il problema greco come caso isolato piuttosto che un segnale che il paese lancia al mondo intero. Solo alcuni (pochi a dire il vero) giornalisti stanno dando al caso l’importanza che merita.
Interpretando i molti segnali che ci arrivano dal paese ellenico, si capisce che la Grecia sta scivolando in una situazione senza precedenti nella storia moderna occidentale; ecco alcuni dati che vorrei proporvi e da me rilevati dalle principali agenzie giornalistiche.


Il 25% delle aziende greche ha abbassato le serrande dal 2009 a oggi circa la metà delle piccole imprese del paese non sono in grado di rispettare i dipendenti a libro paga. Il tasso di suicidio è aumentato del 40% nel primo semestre del 2011. Sta tornando in auge un sistema economico basato sul baratto, al fine di aggirare la moneta (Euro) figlia di un sistema economico in collasso.
Circa il 50% della popolazione sotto i 25 anni è disoccupata; lo scorso settembre gli organizzatori di un seminario sponsorizzato dal governo che dava l’opportunità di emigrare in Australia hanno raccolto 12.000 adesioni contro le 42 dell’anno scorso. Alcuni banchieri greci riferiscono che la popolazione ha prosciugato il 33% dei conti correnti; molte persone, stanno nascondendo i contanti “sotto il letto o interrati nei giardini”.
In poche parole, la Grecia è in mezzo ad un tunnel, ben lontana dal vederne la luce. La riduzione della leva finanziaria può essere un processo estremamente doloroso. La Grecia è stata costretta a cercare di ridurre le dimensioni del suo deficit di bilancio, ma ogni volta che si taglia la spesa pubblica che causa l’attività economica (e quindi le entrate pubbliche) essa rallenta sempre più.
Ora l’UE e il FMI chiedono misure di austerità ancora maggiori, anche se la Grecia sta gia soffrendo come ben sappiamo, infatti tali istituzioni chiedono il licenziamento immediato di 15.000 dipendenti pubblici e un a riduzione di altri 150.000 entro il 2015.
Ma non basta, al tutto si aggiunge una piccola richiesta di riduzione dello stipendio (20% circa) oltre ad un piccolo taglio della medesima portata al salario minimo. Al tutto va addizzionato un taglio sui benefit di disoccupazione, oltre che alle pensioni. Ovvio, quindi, che le condizioni greche siano destinate a peggiorare.
Le rivolte, cui stiamo assistendo in queste settimane, sembrano essere tutt’altro che placate, in quanto i cittadini sono sull’orlo di una crisi di nervi, ma i politici sembrano non darci troppo peso. Secondo la Confcommercio greca i recenti subbugli hanno provocato danni a 153 imprese nella sola capitale, 45 delle quali sono state completamente distrutte, e tutta questa rabbia sembra non possa evitare un reale pericolo di default che cresce di giorno in giorno.
C’è una buona possibilità che l’accordo di austerità che il nuovo Parlamento greco ha appena approvato non possa essere mai essere rispettato. Ma il parlamento tedesco dovrà approvare questo nuovo accordo con la Grecia, ed il voto sembra non si raggiunga prima del 27 Febbraio. Considerando, poi, lo stato d’animo in Germania in questo momento, l’approvazione non è garantita affatto.
Alcuni nel mondo finanziario sembrano quasi desiderosi di vedere un default della Grecia, come dichiara Jon Moulton, presidente di Better Capital: “Se fossi greco, io non avrei adottato queste misure ma avrei preferito la strada del default. Meglio 2 o 3 anni di sofferenze che 20 di assoluta agonia’’. Un default di questa portata sarebbe un danno per l’economia tutta. Un default ed un ritorno alla Dracma sarebbero un processo assai costoso e caotico. Nel lungo periodo l’Euro potrebbe anche rafforzarsi a patto che qualche debole membro si accomodasse all’uscita.
Ma la crisi finanziaria in Europa è destinata a continuare a diffondersi ben oltre la Grecia.Moody Investors Service ha da poco declassato il rating di sei nazioni europee. La Spagna declassata da A1 ad A3 con outlook negativo, il Portogallo da Ba3 a Ba2 con outlook negatico, l’Italia da A3 ad A2 con outlook negativo aggiungendo a tale lista Sovacchia, Slovenia e Malta, tutte con declassamento de rating.
Paesi come Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Ungheria stanno seguendo la stessa direzione della Grecia. E adesso chi ha più il coraggio di ridere ?





fonte: lindipendenza.com



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